Le ragioni del declino della Casa di Riposo De Benedictis
"L’ASP n. 1 è diventata negli anni il simbolo delle criticità della riforma delle IPAB", lo afferma Manola Di Pasquale
- La Redazione
TERAMO - La riforma delle IPAB abruzzesi, culminata nella legge regionale n. 17 del 2011, venne presentata, dall’allora governo di centro destra, come una grande operazione di modernizzazione del sistema assistenziale regionale.
L’obiettivo dichiarato era quello di superare la frammentazione delle storiche opere pie, trasformandole in Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) più efficienti, economicamente sostenibili e capaci di offrire servizi integrati agli anziani e alle fasce fragili della popolazione.
Tra i principali promotori politici della riforma vi fu l’allora assessore regionale Paolo Gatti, che sostenne con forza il modello degli accorpamenti provinciali delle IPAB. Formalmente la motivazione era quella della razionalizzazione amministrativa e della riduzione dei costi. Tuttavia, sin dall’epoca dell’approvazione della legge, non mancarono osservazioni critiche e forti perplessità politiche.
In molti evidenziarono come quella riforma rappresentasse anche una radicale operazione di azzeramento delle governance storiche delle IPAB, spesso espressione di equilibri territoriali e politici differenti rispetto alla maggioranza regionale dell’epoca.
Gli accorpamenti finirono infatti per cancellare organismi autonomi, consigli di amministrazione e identità storiche profondamente radicate nei territori, concentrando il potere gestionale in poche strutture provinciali.
Nel territorio teramano le critiche furono particolarmente forti.
Si contestava il rischio di creare un ente enorme, distante dalle comunità locali, incapace di mantenere il legame con le finalità originarie delle singole opere pie e soprattutto destinato a diventare ingestibile sotto il profilo economico ed organizzativo.
Quelle osservazioni, che all’epoca vennero spesso liquidate come resistenze conservatrici, appaiono oggi drammaticamente attuali.
L’ASP n. 1 di Teramo, nata dalla fusione di numerose IPAB provinciali, è infatti diventata negli anni il simbolo delle criticità della riforma:
esposizione debitoria milionaria;
decreti ingiuntivi e contenziosi continui;
difficoltà nel pagamento dei fornitori;
instabilità amministrativa;
gestione commissariale protratta nel tempo;
forte incertezza per lavoratori e utenti.
Quella che doveva essere una struttura moderna ed efficiente si è trasformata progressivamente in un ente segnato da emergenze finanziarie e precarietà gestionale.
Il commissariamento dell’ASP di Teramo, avviato ormai da anni e divenuto di fatto permanente, rappresenta plasticamente il fallimento di un modello che avrebbe dovuto garantire stabilità e qualità dei servizi sociali.
Al posto della razionalizzazione promessa, si è prodotta una struttura appesantita, distante dai territori e schiacciata dai debiti.
Il punto politico centrale è proprio questo: le problematiche che oggi emergono erano state ampiamente evidenziate già durante il dibattito sulla riforma.
Il rischio di concentrare patrimoni, servizi e governance in un unico soggetto provinciale senza adeguate garanzie di sostenibilità gestionale era stato denunciato da amministratori locali, operatori e rappresentanti territoriali.
Si scelse invece una strada fortemente centralizzatrice, guidata più da una logica politica di controllo e sostituzione delle precedenti governance che da una reale programmazione del welfare territoriale.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
-servizi essenziali messi in difficoltà;
– lavoratori costretti a vivere anni di incertezza;
– strutture assistenziali fondamentali indebolite;
– territori privati di presìdi storici di solidarietà.
E tutto questo in un settore delicatissimo, che riguarda anziani, persone fragili e famiglie, cioè uno dei pilastri più importanti della funzione pubblica e sociale delle istituzioni. Prendiamo in mano la situazione e troviamo soluzioni condivise che diano governance efficienti ed efficaci, la comunità non può permettersi di perdere un servizio di tale importanza.
Avv. Manola Di Pasquale