L'Aquila, Romano: "Città in difficoltà sul piano ambientale"

E' al 78° posto su 106 capoluoghi nella classifica Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente e Sole 24 Ore

- La Redazione

L'Aquila, Romano: "Città in difficoltà sul piano ambientale"

L'AQUILA - La città è al 78° posto su 106 capoluoghi italiani nella classifica Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente e Sole 24 Ore.
Una classifica che non riguarda la bellezza di una città immersa nel verde, ma che offre l’indice statistico nel confronto tra le prestazioni reali dei territori rispetto a un modello di "città ideale".

L’Aquila, che ha potuto beneficiare negli anni di cospicui finanziamenti pubblici, si attesta nella stessa posizione dello scorso anno, con un punteggio di 48,21, ben al di sotto della media nazionale di 55,72. Un risultato che non racconta soltanto una città in difficoltà sul piano ambientale, ma soprattutto l’incapacità dell’amministrazione Biondi di trasformare le risorse, le opportunità e gli investimenti di questi anni in un miglioramento concreto della qualità della vita degli aquilani.

La lettura dei singoli indicatori, infatti, restituisce un quadro persino più preoccupante della classifica generale: L’Aquila è 105ª per tasso di motorizzazione, 97ª per alberi, 88ª per piste ciclabili, 85ª per raccolta differenziata, 82ª per dispersione della rete idrica, 80ª per isole pedonali e 73ª per passeggeri del trasporto pubblico.

Numeri che rappresentano la fotografia di una città che continua a dipendere dall’automobile, che non riesce a organizzare efficacemente i propri servizi e che, dopo nove anni di governo del centrodestra, non ha ancora trovato una direzione chiara nella pianificazione urbana.

L’ennesima dimostrazione di quanto l’automobile sia diventata una necessità per muoversi tra centro, quartieri e frazioni è una condizione certamente aggravata dalla dispersione urbanistica successiva al terremoto, ma che avrebbe richiesto una risposta strutturale attraverso il potenziamento del trasporto pubblico e una pianificazione capace di avvicinare i servizi alle persone, soprattutto se consideriamo l’invecchiamento della popolazione e la sicurezza stradale che comporta.

Il 73° posto per passeggeri del trasporto pubblico conferma un sistema che fatica ad attrarre utenti. L’offerta chilometrica, anche quando significativa, non basta a dimostrare l’efficienza del servizio. È proprio per questo che servirebbe un piano organico del trasporto pubblico locale come indicato dal Pums del 2022 e un adeguamento non più rinviabile del contratto di servizio di AMA. Non possiamo continuare a considerare normale che intere parti della città dipendano quasi esclusivamente dall’automobile privata.

Lo stesso vale per la mobilità sostenibile: l’88° posto per piste ciclabili e l’80° per isole pedonali evidenziano una città ancora poco attrezzata per gli spostamenti alternativi. La ricostruzione avrebbe potuto rappresentare un’occasione straordinaria per ripensare la rete urbana, l’accessibilità e la sicurezza degli spazi pubblici. In quest’ottica, il Piano generale del traffico urbano dovrà essere giudicato in Consiglio comunale non sulle intenzioni, ma sugli interventi realizzati nei dieci anni di amministrazione Biondi, su quelli realizzabili e su risultati misurabili nel concreto.

Sui rifiuti emerge un altro fallimento politico. L’Aquila è 85ª per raccolta differenziata e perde quattro posizioni rispetto all’edizione precedente. Un risultato che si aggiunge alle criticità gestionali di ASM e alle valutazioni contenute nel Piano economico finanziario 2026-2029 di AGIR, presieduta dallo stesso sindaco Biondi, che ha evidenziato un servizio non soddisfacente, una raccolta differenziata insufficiente e costi elevati che ricadono sui cittadini: si paga per un servizio essenziale che non raggiunge risultati all’altezza dei costi. E mentre si continua a discutere del futuro della società, manca ancora una risposta convincente sul piano industriale, sull’organizzazione del personale, sugli investimenti e sul miglioramento della raccolta. Dopo nove anni non è più possibile attribuire tutto alle difficoltà ereditate o alle condizioni esterne. Le scelte politiche e gli indirizzi dati alle società partecipate hanno responsabilità precise.

Anche sulla gestione dell’acqua il quadro rimane problematico. L’Aquila è 82ª per dispersione della rete idrica. Il miglioramento di quattordici posizioni rispetto alla precedente edizione è un elemento positivo dovuto alla ripresa - dopo otto anni di stallo - della realizzazione dei sottoservizi, ma non cancella la necessità di investire nella manutenzione e nell’efficienza delle infrastrutture anche nelle frazioni.

La contraddizione più evidente riguarda però il verde urbano. L’Aquila è 14ª in Italia per verde totale, ma precipita al 97° posto per alberi. Una distanza enorme che racconta la differenza tra possedere un patrimonio naturale straordinario e saper costruire una città ambientalmente sostenibile. Siamo circondati da montagne, parchi e aree naturali, ma questo patrimonio non si traduce automaticamente in strade alberate, spazi pubblici ombreggiati, percorsi pedonali vivibili e quartieri capaci di garantire benessere ai residenti. Il verde non può essere soltanto quello che circonda la città: deve entrare di più e meglio nei quartieri, nelle frazioni, vicino alle scuole e ai luoghi della quotidianità, un imperativo oramai imposto dal cambiamento climatico.

Ancora più significativo è il confronto con gli ultimi tre rapporti. L’Aquila era 75ª nel 2024, è scesa al 78° posto nel 2025 ed è rimasta 78ª nel 2026. Pur tenendo conto delle differenze metodologiche tra le edizioni, non emerge alcuna inversione strutturale della tendenza.

Il problema è innanzitutto politico. Si è preferito investire risorse straordinarie, strumenti di programmazione e opportunità che pochi altri Comuni italiani hanno avuto, sulla rappresentazione di una città che cresce sugli eventi, sulle inaugurazioni, sui riconoscimenti e sulla visibilità nazionale del solo sindaco. Ma una città non si misura soltanto dalla capacità di organizzare manifestazioni o attrarre finanziamenti. Si misura soprattutto da come vivono le persone, da quanto tempo impiegano per raggiungere il lavoro, da come funzionano i trasporti, dalla qualità degli spazi pubblici, dall’efficienza della raccolta dei rifiuti e dalla possibilità di vivere nei quartieri e nelle frazioni senza sentirsi cittadini di serie B.

Biondi avrebbe dovuto affrontare questi problemi per ora e per tempo con la stessa fatica che gli è costata correre per tutti i 72 gradini della scalinata di Rocky Balboa a Filadelfia. Apprezzo sia l’autoironia che il voler mantenere intatta la spensieratezza, ma rendere L’Aquila una città vivibile lo avrebbe certamente fatto ricordare molto più a lungo dai suoi concittadini. - Paolo Romano, L’Aquila Nuova -