L'aggressione, lo sfratto, il tentato suicidio e la voglia di ricominciare
E' la storia di un marocchino di 47 anni che è stato restituito alla vita da chi non si è voltato dall'altra parte
- Walter Cori
ALBA ADRIATICA - E' la storia di Badr Saif (Giovanni) 47 anni, originario del Marocco e che da molti anni risiede ad Alba Adriatica: negli ultimi due anni ha affrontato momenti davvero difficili.
Ha accusato problemi di salute dopo una aver subito una grave aggressione che gli ha provocato un'invalidità del 50% e da lì una depressione sempre maggiore e, come se non bastasse, lo sfratto.
Senza più un punto di riferimento è stato travolto dalle difficoltà ed ha tentato un gesto estremo, fortunatamente non portato a termine. E' seguito il ricovero nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Giulianova e lì, scrive; "Ho trovato cure ma soprattutto ascolto e umanità". Saif ringrazia quei giornalisti che gli hanno dato voce perché grazie al loro lavoro l’opinione pubblica non è restata immobile e non lo sono state neppure le istituzioni, che hanno mostrato attenzione verso la sua triste situazione. "Vogio esprimere la mia sincera riconoscenza all'avvocato Marina Di Carlo, che mi ha assistito e sostenuto con grande disponibilità e professionalità per tutta la difficile vicenda, dimostrando attenzione e vicinanza", dichiara.
Non dimentica, poi, il personale del reparto di psichiatria dell’ospedale di Giulianova ed in particolare la dottoressa Carola Ramelli, che lo segue da piu di due anni, dai tempi dell'aggressione: con lei ringrazia il primario, i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari.
"Ho trovato professionalità, rispetto e grande umanità in un momento in cui mi sentivo completamente solo: sono stati loro che mi hanno risollevato".
Le istituzioni locali, poi, si sono mosse per cercare una soluzione all'emergenza abitativa ed il sindaco, la consigliera Emanuela Bizzarri e l’assessore Simone Pulcini, supportati dai servizi sociali e da quelli dell’ospedale, una volta dimesso, hanno sistemato temporaneaneamente l'uomo in una struttura a Tortoreto, una soluzione che rappresenta un primo passo per uscire definitivamente dall’emergenza.
"Sapere che qualcuno si è interessato della mia situazione da' tanta speranza - aggiunge l'uomo -. Adesso auspico che le istituzioni possano continuare a seguire il mio caso e riescano ad individuare una soluzione abitativa stabile, che mi permetta di ricostruire definitivamente la vita, con dignità".
Questa rimane una vicenda raccontata, dietro alla quale molte altre muoiono nel dimenticatoio e nell'indifferenza: è giusto riportarla in cronaca e sapere che esista una vera rete di aiuti composta da medici, operatori sociali ed amministratori, gente che non si è voltata dall’altra parte.