Insulti di Marsilio a Chieti: "Vergognoso il comportamento del Governatore"

Luciano D'Alfonso: "Non mi aspetto le sue scuse, non ne ha competenze né capacità"

- Walter Cori

Insulti di Marsilio a Chieti: "Vergognoso il comportamento del Governatore"

PESCARA - Sarebbe troppo facile giustificare il vergognoso comportamento del Governatore d’Abruzzo marsiliese, definendolo uno ‘scivolone’ nel suo insultare due galantuomini della politica come il sindaco uscente di Chieti Diego Ferrara e il candidato sindaco uomo delle Istituzioni Giovanni Legnini. Sarebbe troppo semplice fare la diagnosi: il marsiliese d’Abruzzo è in difficoltà, avrà annusato i sondaggi, avrà capito che da Chieti partirà la sua débacle, e ha cercato di polarizzare l’attenzione sulla sua persona anziché sulla carenza programmatica e progettuale del candidato di mezzo centrodestra, perché l’altra metà sostiene Colantonio

Sarebbe troppo facile trovare nella diagnosi, la rabbia per un’epopea ai titoli di coda, per definire l’accaduto come un incidente, sfortunato, ma pur sempre fortuito. Io non lo faccio, perché quel Governatore è lo stesso che nell’aula dell’Ipogeo, a L’Aquila, si permette di bollare come ‘sciacalli’ quei consiglieri di opposizione che, facendo il proprio dovere, pongono l’accento sui 103milioni di euro di debiti della sanità che l’Abruzzo si ritrova sul groppone grazie alla politica scellerata di Marsilio e della sua banda

E’ lo stesso soggetto politico che definisce la mia persona come ‘fanfarone’ o ‘millantatore’ ogni qual volta aggiungo un’asticella alle sue evidenti carenze normative, amministrative e cognitive, suscitando la mia fragorosa risata che gli farebbe meritare, ogni volta, un grazioso buffetto come quello delle nonne sulle guance dei nipotini pescati con le mani dentro il barattolo della Nutella

Ma seppur un habitué dell’offesa, questa volta il governatore marsiliese si è lasciato travolgere da un guazzabuglio lessicale che merita una sottolineatura, rinviando ai commenti del post-partita di lunedì un ulteriore approfondimento. Un Presidente di Regione che etichetta l'avversario come "pallone gonfiato" e definisce un sindaco, quale il dottore Ferrara, come uno "scemo" si qualifica da solo. Dunque non sarebbe neanche necessario esprimere la propria indignazione, visto che i cittadini scemi non sono e sanno distinguere la critica politica dalla sfrontatezza di chi usa un linguaggio villano, da osteria di bassa lega. Ma lui è il Presidente della Regione. Il massimo rappresentante del nostro Abruzzo. La sua arroganza deriva dal suo sentirsi "potente" e ancora di più dall'appartenenza ad una cultura politica che non sa esprimere una critica in modo civile e rispettoso.  

Dare dello ‘scemo’ a un galantuomo come il dottor Diego Ferrara, medico specializzato in Clinica medica, significa essere degli improvvisati della politica. Quando il piccolo Marsilio inseguiva i suoi Gabbiani, Diego si dedicava anima e corpo alle urgenze dei nostri Pronto soccorso. E l’abilità del medico l’abbiamo ritrovata quando, arrivato al capezzale di una Chieti moribonda dopo la cura della destra, le ha salvato la vita e i conti.

Dare del ‘pallone gonfiato’ a un uomo delle Istituzioni come Giovanni Legnini è una baggianata che solo l’inseguitore dei Gabbiani poteva commettere: vicepresidente del CSM, Commissario straordinario per la ricostruzione del post-terremoto del centro Italia e Ischia, avvocato cassazionista, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Economia. Spogliandomi di ogni pregiudizio ho indagato tutte le Intelligenze artificiali oggi disponibili chiedendo quale fosse, a oggi, la nota di merito e il distinguo del marsiliese nella storia della nostra Repubblica, e ho scoperto che è suo il merito di aver tesserato una giovanissima Giorgia Meloni nel 1992 all'interno del Fronte della Gioventù, poi il sipario

Le offese e gli insulti non hanno mai portato fortuna nelle campagne elettorali, a partire da quelle abruzzesi quando si bollavano gli avversari come ‘utili idioti’ per poi leccarsi amaramente le ferite. Aldilà della sua nota maleducazione, rifletto su un concetto: noi ci meritiamo un Presidente di Regione ché alza i toni e abbassa il livello della politica? Non mi aspetto le scuse del Governatore, non ne ha competenze né capacità. Mi sarei atteso una presa di posizione di eleganza e buonsenso da alcuni componenti di quella maggioranza perché il senso di appartenenza non può giustificare l’ignavia - Luciano D'Alfonso -