Incendi: risposte per quel cielo grigio aquilano

Sinistra Italiana: è arrivato l'esercito ma guai a rifugiarsi in un assolutorio "meglio tardi che mai"

- Walter Cori

Incendi: risposte per quel cielo grigio aquilano

L'AQUILA - L’incendio divampato già dal 21 luglio a Prato Lonaro, nel territorio di Lucoli, non può essere raccontato come un evento improvviso e imprevedibile: iniziato due settimane fa, le fiamme sono state lasciate libere di avanzare, riaccendersi e superare due crinali, fino a raggiungere il territorio comunale dell’Aquila e ad avvicinarsi pericolosamente ai boschi di Roio.

Parliamo di un patrimonio naturale vissuto e frequentato, popolato da vegetazione e fauna selvatica, che deve essere assolutamente protetto e salvaguardato. Inoltre ci sono i pascoli e gli allevamenti ed il danno prodotto non può essere non attenzionato. Ogni ettaro divorato dalle fiamme rappresenta una ferita al territorio, alla biodiversità e alla sicurezza delle comunità che abitano quelle montagne.

Ringraziando chiunque e a qualunque titolo sta dando una mano, non possiamo tacere sull’inadeguatezza della prevenzione antincendio e del coordinamento della fase energenziale. 

A fronte di un incendio che continuava ad avanzare, abbiamo assistito all’impiego di un numero insufficiente di volontari e di mezzi terrestri. Molti volontari, pur essendo pronti a intervenire, sarebbero rimasti in attesa delle necessarie disposizioni. La gestione dell’emergenza è sembrata sostanzialmente affidata ai mezzi aerei, senza un intervento a terra proporzionato alla vastità e alla durata dell’incendio.

I Canadair sono indispensabili nelle aree impervie, ma non possono sostituire un’efficace azione terrestre, la bonifica dei focolai e il presidio continuativo del territorio. Ogni ora di volo di un Canadair può costare tra i 12.000 e i 15.000 euro: cifre che non passano inosservate.

I responsabili della Protezione civile regionale avrebbero dovuto comprendere immediatamente la gravità della situazione e attivare ogni procedura utile. Già da venerdì 31 luglio si sarebbe dovuto valutare e richiedere l’impiego dell’Esercito in supporto alle operazioni, senza tergiversare e senza aspettare che le fiamme superassero le montagne e arrivassero alle porte dell’Aquila.

Dov’era il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, Maurizio Scelli, mentre l’incendio continuava ad avanzare? 

Sappiamo certamente dove sarebbe dovuto essere il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi: sul territorio, accanto alla popolazione e agli operatori, a pretendere uomini, mezzi e interventi straordinari. In una situazione tanto grave non serviva un sindaco assente, ancora meno serviva l' inopportuno post su Facebook, nel quale si sosteneva (ingenuamente?) che la situazione stava migliorando. Avevamo bisogno di un primo cittadino capace di sbattere i pugni sul tavolo e di difendere concretamente la propria comunità e il proprio territorio: è anche così che si esercita il ruolo di sindaco dell’Aquila, anche se magari si sta già pensando ad altro.

Ora, finalmente, è arrivato l'esercito ma guai a rifugiarsi in un assolutorio "meglio tardi che mai" perché i ritardi nella presa d'atto di un fallimento hanno cagionato danni gravissimi. Avevamo chiesto da giorni, infatti, l'intervento dell'esercito, vista l'evidente inadeguatezza nell'affrontare la situazione da parte della Protezione Civile, sia nei mezzi che nella capacità strategica, ma si è ritardato pur di provare, a nostro avviso, a mascherare tali incapacità. C'è un cielo grigio che sovrasta L'Aquila: è il cielo della mediocrità e dell'arroganza; il cielo del disinteresse e della sciatteria; il cielo di una classe politica e dirigente inadeguata e più presa dal proprio destino personale che da quello della collettività.

  • Fabrizio Giustizieri - Segretario provinciale Sinistra italiana-AVS L'Aquila 
  • Pierluigi Iannarelli - Segretario provinciale Sinistra italiana-AVS L'Aquila 
  • Lorenzo Rotellini - capogruppo AVS Comune dell' Aquila - Sinistra Italiana L'Aquila -