Il sussulto rumoroso di Stefania Pezzopane

Dietro la provocazione di Futuro Nazionale c’è un’idea precisa dei rapporti tra uomini e donne

- Walter Cori

Il sussulto rumoroso di Stefania Pezzopane

L'AQUILA - Futuro nazionale sul «patriarcato mediterraneo» e sul femminicidio. Non perché siano semplicemente provocatorie, ma perché dietro la provocazione c’è un’idea precisa dei rapporti tra uomini e donne e di società: l’idea che l’uomo debba essere forte, dominante, autoritario e che la donna debba trovare protezione dentro questa gerarchia.
E allora diciamolo senza girarci intorno: è un evidente approccio da talebano quello di chi  pretende di restituire alla donna un posto subordinato e al maschio il ruolo di padrone dell’ordine sociale.

Il paradosso è quasi grottesco. Si parla di «difendere le donne» e contemporaneamente si celebra e promuove il patriarcato. Si dice di voler proteggere la famiglia e si ripropone un modello nel quale la libertà femminile appare come una minaccia alla virilità.

Il femminismo non ha mai sostenuto che la vita di una donna valga più di quella di un uomo, ma nemmeno di  meno.  Il femminismo sostiene qualcosa di molto più scomodo: che per capire e combattere la violenza bisogna capire anche il rapporto di potere dentro il quale quella violenza nasce.

Il patriarcato non è soltanto l’immagine dell’uomo che comanda in casa. È una cultura nella quale la forza viene associata alla mascolinità, la docilità e subalternità  alla femminilità, il controllo all’amore, la gelosia al possesso, l’autorità maschile alla normalità. È proprio contro questa cultura che il femminismo continua a combattere.

Per questo il riferimento al «patriarcato mediterraneo» dovrebbe provocare non rassegnazione, ma un sussulto.

Un sussulto rumoroso.

Perché non possiamo accettare che nel 2026 qualcuno ci venda come tutela delle donne ciò che è, nella sostanza, la loro subordinazione. Non possiamo accettare che la libertà femminile venga trattata come un eccesso, che l’autonomia venga scambiata per decadenza, che la virilità venga definita attraverso il comando e la donna attraverso l’obbedienza.

E sì, il paragone con i patriarchi  e talebani delle peggiori misoginie mondiali, può apparire come una provocazione politica, ma non lo è,  il punto è la logica: quella per cui qualcuno pretende di stabilire dall’alto quale debba essere il posto della donna nella società e quali limiti debba avere la sua libertà.

Il patriarcato non diventa più accettabile perché viene chiamato «mediterraneo». Come la dieta. Un patriarcato con il sole, i tarallucci ed il vino, gli spaghetti, la famiglia chiusa, la tradizione e il machismo rimane sempre un odioso patriarcato.

E allora ricordiamolo: le donne non hanno bisogno di maschi forti che decidano per loro.

Hanno bisogno di essere libere.

Libere di vivere, di lavorare, di amare, di lasciare un uomo senza essere ammazzate, di sposarsi e di non sposarsi, di non avere figli, di avere figli, di essere forti, fragili, autorevoli, ambiziose, indipendenti. Libere, soprattutto, di non dover chiedere il permesso a nessuno per essere ciò che vogliono.

Questa è la vera alternativa al patriarcato: non un altro modello di dominio, ma la libertà, i diritti, le pari opportunità di fatto.

E davanti a chi vuole farci tornare indietro, serve davvero un sussulto - Rumoroso. Femminista. Collettivo - On Stefania Pezzopane, Direzione nazionale Pd, attivista diritti delle donne -