Il Rock mondiale in dialogo con L'Aquila: la mostra dal 3 al 9 agosto

“Rock'n'Roll and L'Aquila can never die” si terrà al Palazzetto dei Nobili: 11 opere di Gabriella Sperandio e Giannicola De Antoniis

- La Redazione

Il Rock mondiale in dialogo con L'Aquila: la mostra dal 3 al 9 agosto

L'AQUILA - Esiste un filo invisibile che unisce le grandi rivoluzioni della musica alla capacità di una città di rialzarsi dopo ogni ferita? Da questa suggestione nasce "ROCK'N'ROLL AND L'AQUILA CAN NEVER DIE”, progetto dell'Associazione culturale On nell'ambito di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. È una mostra che, per certi aspetti, non avrebbe dovuto esistere. E invece è qui.

Dal 3 al 9 agosto, dalle ore 17 alle ore 23, nei sotterranei del Palazzetto dei Nobili, in Piazza Santa Margherita all'Aquila, 11 opere di Gabriella Sperandio e Giannicola De Antoniis metteranno in dialogo il Rock mondiale con la città che il 6 aprile 2009 avrebbe potuto smettere di esistere e invece ha deciso di rinascere. L’ingresso è libero.

Le opere non pretendono di essere Arte con la A maiuscola: sono piuttosto un gioco intelligente, come fa un DJ con la musica di altri.

Gli autori hanno preso icone del rock mondiale (Rolling Stones, Pink Floyd, David Bowie, Nirvana, Beatles, Led Zeppelin, Eagles, Queen, Boomtown Rats e Police) trasformandole nel punto di partenza di una rilettura visiva che intreccia simboli, architetture, monumenti e memoria aquilana. Non si tratta di semplici omaggi ai grandi protagonisti della storia del rock, ma di opere che reinterpretano il loro immaginario per dar vita a un linguaggio capace di raccontare L'Aquila, una città che ha conosciuto il dolore, la rinascita e la continua ricerca della propria identità. Il risultato? È un percorso espositivo che il pubblico potrà scoprire visitando la mostra.

"Rock’n’Roll and L’Aquila Can Never Die" non significa che nulla cambia, ma che ciò che è autentico continua a vivere proprio perché si trasforma senza perdere la sua identità.

Gli autori della mostra tengono inoltre a sottolineare il legame profondo tra questo progetto e la storia recente della città: "Una precisazione, questa mostra esiste anche perché c'è stato un terremoto. La sofferenza apre porte. Lo sappiamo tutti. Lo facciamo tutti. Non è cinismo. È il minimo di rispetto che si deve a una città che ha già sopportato abbastanza retorica sulla propria pelle".