Il Museo Etnografico di Atri diventa un presidio culturale e sociale attivo

Il progetto “Riabita” ne fa un modello integrato che unisce lavoro, giovani, tradizioni artigianali ed ecosostenibilità

- La Redazione

Il Museo Etnografico di Atri diventa un presidio culturale e sociale attivo

ATRI - Il Museo Etnografico di Atri si è aggiudicato un contributo di 350mila euro vincendo il Bando Ecosistemi Culturali al Sud Italia promosso da Fondazione Cassa Depositi e Prestiti (CDP) in collaborazione con la Direzione Impact di Intesa Sanpaolo con il progetto “RIABITA – Rigenerare Insieme Atri: Beni Immateriali per un Territorio più Attrattivo”, a cura della cooperativa sociale Formatalenti nel ruolo di capofila, insieme all'associazione ITACA, all'associazione Cul.Tur.A' e al Comune di Atri. Obiettivo del bando il favorire la tutela del patrimonio artistico e immateriale, promuovere nuove forme di attivazione culturale e contrastare lo spopolamento attraverso l'inclusione sociale e lo sviluppo locale. L'iniziativa è nata per sostenere reti territoriali nei contesti più fragili del Mezzogiorno. Un traguardo decisivo per Atri raggiunto grazie alla progettazione curata per l'Amministrazione comunale dalla società Civica, capace di orchestrare un'alleanza sistemica tra pubblico e privato sociale.

La vera novità di RIABITA risiede nella capacità di trasformare la struttura espositiva in uno spazio vivo e multifunzionale, superando la logica del museo statico. Tra le sue mura troveranno spazio uno Sportello di Orientamento rivolto ai giovani per guidarli nello studio, nel mondo del lavoro e nell'autoimprenditorialità, affiancato da un'area di coworking attrezzata per studenti, professionisti e smart worker. Al tempo stesso, il museo diventerà un cantiere di inclusione sociale attraverso l'avvio di percorsi formativi e contratti di lavoro destinati a persone in condizione di fragilità, che saranno coinvolte direttamente nelle attività di accoglienza, nella gestione degli spazi di lavoro e nel supporto ai laboratori. Il dialogo intergenerazionale e la digitalizzazione rappresentano un altro pilastro centrale dell'operazione. Attraverso laboratori pratici, i portatori di saperi del territorio affiancheranno le giovani generazioni in percorsi di artigianato e manualità, i cui contenuti specifici saranno individuati insieme alla comunità nei primi mesi del progetto attraverso una mappatura partecipata. Questa ricchezza immateriale verrà catalogata e resa accessibile al pubblico globale mediante la creazione dell'Archivio Digitale del Patrimonio Immateriale, arricchito da video, podcast e QR code distribuiti sul territorio. L'offerta culturale sarà ulteriormente potenziata da borse di residenza per artisti e ricercatori internazionali, percorsi didattici per le scuole della provincia e pacchetti turistici esperienziali capaci di connettere il museo con le eccellenze enogastronomiche locali e con le bellezze naturalistiche della Riserva dei Calanchi.

A completare la trasformazione sarà un profondo intervento di riqualificazione infrastrutturale curato dal Comune di Atri. L'intero percorso si svilupperà con il coinvolgimento attivo della cittadinanza tramite i "Laboratori di Futuro", tavoli di co-progettazione finalizzati a stipulare un Patto territoriale per la gestione condivisa a lungo termine, mentre azioni di mobilità e scambi giovanili con una rete di partner europei proietteranno Atri all'interno di una dimensione di respiro internazionale.

L'iniziativa segna una svolta profonda nella visione culturale della città. Come sottolineano il Sindaco Piergiorgio Ferretti e Domenico Felicione, Assessore alla Cultura del Comune di Atri: “L'aggiudicazione di questo bando promosso da Fondazione Cassa Depositi e Prestiti rappresenta un traguardo di straordinaria rilevanza e un motivo di grande orgoglio per la nostra comunità. Il Museo Etnografico non sarà più soltanto un luogo di custodia della memoria, ma si trasformerà in un presidio culturale e sociale attivo, dinamico e accogliente per i giovani, le scuole, le famiglie e i visitatori. Un sentito ringraziamento va alla società Civica per l'eccellente e qualificata attività di progettazione svolta per conto del Comune e a tutti i partner di progetto con cui costruiremo un modello gestionale integrato e partecipato. Restituiamo alla città un bene fondamentale per dare nuova energia al nostro territorio”.

Alle parole dell'amministrazione fanno eco quelle di Vincenzo Di Marco, Presidente della cooperativa capofila Formatalenti, che evidenzia il valore sociale e l'impatto occupazionale dell'intervento: “Con il progetto RIABITA intendiamo dimostrare nei fatti come la cultura e il patrimonio immateriale possano farsi volano concreto di inclusione e di sviluppo umano. Il nostro lavoro sarà focalizzato sull'animazione dell'hub creativo, sullo sportello di orientamento giovanile e, soprattutto, sull'inserimento lavorativo di persone in condizione di fragilità e con disabilità. Immaginiamo il museo come una casa comune dove la maestria degli anziani artigiani dialoga con la creatività delle nuove generazioni e con l'imprenditorialità sociale”.