Giovani e lavoro, a 30 anni ancora a casa. Il dossier di SI e UGS

Il lavoro c’è ma non è lavoro vero e lo stipendio non basta: a Teramo si va dai 400 euro di affitto ai 1.100 in centro. Al via la campagna "Quanto costa diventare adulti?"

- La Redazione

Giovani e lavoro, a 30 anni ancora a casa. Il dossier di SI e UGS

PESCARA - In Danimarca o in Finlandia un giovane esce di casa a 22 anni, in Italia a 30 quando va bene. Lo certifica Eurostat nel rapporto “Quando i giovani lasciano la casa dei genitori?”, pubblicato in questi giorni. Nel 2025 un giovane europeo lascia la casa dei genitori in media a 26,3 anni, mentre in Italia si arriva a 30,2 anni, tra i valori più alti d’Europa insieme a Croazia (31,5), Grecia e Slovacchia (30,9). Il motivo, spiega la stessa Eurostat, è il lavoro: che c’è, oppure che non c’è. Eurostat collega infatti il raggiungimento dell’autonomia abitativa alle prospettive occupazionali: nei Paesi dove i giovani escono prima di casa, Olanda, Danimarca, Germania, Svezia, il tasso di occupazione giovanile è infatti sopra la media europea del 65,5%. Dove si esce più tardi, come in Italia, il tasso resta sotto media, addirittura al 47,6%, il più basso di tutta l’Unione Europea.

Rimanere a vivere con i genitori anche a 30 anni, dunque, non è un’anomalia culturale italiana, ma una conseguenza diretta del mercato del lavoro. E in Abruzzo, quando si scende nel dettaglio, quella conseguenza si aggrava su tre livelli: occupazione, salario, casa, come emerge dal dossier che Sinistra Italiana e Unione dei Giovani Sinistra (UGS) Abruzzo presentano, elaborando dati Eurostat, Istat, Unioncamere, CGIA di Mestre.

Il lavoro c’è, ma non è lavoro vero. Il primo numero è quello più citato dalla Regione: 535mila occupati, disoccupazione al 5,2%, “dati storici” secondo l’assessore Magnacca. Ma il dato assoluto non dice cosa significhi essere occupati oggi in Abruzzo, e soprattutto chi lo sia davvero. Il 14% dei giovani abruzzesi tra i 15 e i 29 anni è Neet, cioè non studia e non lavora, contro il 13,3% della media nazionale, con un divario di genere marcato: 15% tra le donne, 13,2% tra gli uomini. In Trentino-Alto Adige lo stesso tasso è al 6,1%, meno della metà.

E per chi un lavoro lo trova, spesso è precario. Elaborando le previsioni Excelsior-Unioncamere del trimestre marzo-maggio 2026, emerge che il 26% delle entrate riguarda giovani under 30, ma solo il 20% equivarrebbe a un contratto stabile, tra tempo indeterminato e apprendistato: l’80% avrebbe invece durata predefinita. Come dire: 4 assunzioni giovanili su 5, quando arrivano, sono a termine.

Lo stipendio non basta a uscire di casa. Secondo l’ultima classifica della CGIA di Mestre, lo stipendio medio lordo in Abruzzo è di circa 20.000 euro l’anno, 4.000 euro in meno della media italiana. Con un lordo di 20.000 euro l’anno, il netto mensile si aggira intorno ai 1.300-1.400 euro: la base sulla quale un giovane dovrebbe costruire l’uscita dalla famiglia di origine. Per cui, anche con un lavoro, anche con uno stipendio, riuscire ad affittare casa è praticamente un miraggio.

Con uno stipendio netto da neoassunto, il solo affitto di un appartamento medio a Pescara assorbirebbe oltre il 60% del reddito. Scorrendo gli annunci immobiliari di una stessa agenzia monitorata a settembre 2026, a Pescara, su 212 annunci, un monolocale in centro costa 800 euro al mese, un bilocale o un trilocale tra 650 e 900 euro. A L’Aquila, su 169 annunci, un monolocale va da 550 a 650 euro, un bilocale da 600 a 980 euro, un appartamento in centro storico arriva a 1.100 euro. A Chieti, su 70 annunci monitorati, si va da un bilocale a 450 euro a un trilocale a 750 euro. A Teramo, su 24 annunci, un bilocale parte da 400 euro, ma appartamenti e attici in centro arrivano a 1.100 euro. Ancora più esplicito il dato sulle stanze singole per studenti universitari, rilevato da una stessa agenzia immobiliare: a Pescara il canone medio ha raggiunto i 388 euro al mese, con un aumento del 28,6% in un anno. A Chieti il canone resta a 240 euro, ma comunque in crescita del 5,2% sull’anno precedente: anche chi sceglie l’opzione più economica, in altre parole, paga di più ogni anno che passa.

Incrociando i dati, dunque, non stupisce che l’Italia sia tra i Paesi europei dove si esce più tardi di casa. "Non è un tratto culturale, come qualcuno racconta, ma l’esito misurabile di tre ingranaggi che in Abruzzo girano peggio che nel resto del Paese: un mercato del lavoro giovanile che offre soprattutto contratti a termine, stipendi tra i più bassi d’Italia, un mercato degli affitti che cresce più della domanda che dovrebbe soddisfare e un’edilizia pubblica insufficiente a fare da argine – dice Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana -. Restare a casa dei genitori a 27 o a 30 anni non è una scelta: è quello che accade quando lavoro, salario e casa smettono di essere accessibili nello stesso momento della vita. Su questo si fonda la nostra proposta di legge SbloccaStipendi, per adeguare le retribuzioni all’inflazione reale, e la richiesta alla Regione Abruzzo di un piano straordinario su lavoro giovanile e casa. Senza intervenire insieme su stabilizzazione dei contratti, salari e canoni calmierati, i dati continueranno a peggiorare”.

“Dietro i 535mila occupati sbandierati dalla Giunta regionale come dato storico ci sono un giovane su sette che non studia e non lavora, quattro assunzioni su cinque a termine e canoni d’affitto che nelle città universitarie crescono più velocemente degli stipendi – aggiunge Alex Giaccio, coordinatore regionale di UGS Abruzzo –. Come Unione dei Giovani Sinistra lanceremo una campagna, '30 anni, ancora a casa: quanto costa diventare adulti?', per raccogliere storie e testimonianze di chi, a 30 anni, non riesce ancora a uscire di casa: non per scelta, ma perché lavoro, stipendio e casa non tornano mai insieme. È tempo che la Regione smetta di leggere i dati sull’occupazione come un trofeo e inizi a leggerli come un allarme”.