Emergenza povertà: un cittadino abruzzese su cinque a rischio

L'allarme della Uil sui dati emersi dal rapporto Caritas: 3.807 famiglie assistite su un totale di 569.260 nuclei

- La Redazione

Emergenza povertà: un cittadino abruzzese su cinque a rischio

PESCARA – “I dati emersi dall’ultimo ‘Rapporto Caritas 2026_indicazioni per le politiche di contrasto alla povertà’ fotografano una realtà nazionale che, come sindacato delle persone, non possiamo più tollerare. La povertà in Italia, e di riflesso nel nostro territorio regionale, non è più un’emergenza passeggera, ma un fenomeno drammaticamente strutturale. I processi di impoverimento si stanno facendo sempre più persistenti, multidimensionali e radicati, intrecciandosi a doppio filo con la precarietà del lavoro, l'emergenza abitativa e le crescenti difficoltà di accesso alla salute e ai servizi essenziali”. Massimo Longaretti della segreteria Uil Abruzzo e responsabile regionale del settore Immigrazione del sindacato commenta il "Rapporto Caritas 2026_indicazioni per le politiche di contrasto alla povertà", che sottolinea le crescenti disuguaglianze e le difficoltà economiche che colpiscono anche il territorio regionale.

"In Abruzzo il 20,0% dei residenti è a rischio di povertà. Si tratta di una percentuale preoccupante — un cittadino su cinque — che colloca la regione in una fascia di forte vulnerabilità rispetto alla media delle regioni del Centro-Nord - spiega il sindacalista - e ne sottolinea la vicinanza strutturale alle problematiche storiche del Mezzogiorno. La rete dei centri di ascolto, si evidenzia nel rapporto, rappresenta l’osservatorio privilegiato di questa deriva. Tanto è vero che per la Caritas Abruzzo-Molise, il numero di strutture di supporto è salito da 65 nel 2024 a 75 nel 2025, intercettando ben 6.656 persone assistite (in aumento rispetto alle 6.453 dell’anno precedente)".

Prendendo in esame esclusivamente i nuclei familiari residenti regolarmente seguiti dalla Caritas, in Abruzzo si contano  3.807 famiglie assistite su un totale di 569.260 nuclei censiti dall'Istat, pari a un’incidenza del 6,69 per mille.

“Un dato, questo – commenta Longaretti - che esclude tutta la componente delle povertà invisibili, transitorie o legate a marginalità estreme che sfuggono alle anagrafi ma pesano drammaticamente sui servizi di assistenza sociale del territorio. La povertà oggi ha molti volti e non si limita alla sola mancanza di reddito. Chi bussa alle porte dei centri di ascolto, sindacati e associazioni, vive una sovrapposizione di fragilità che si alimentano a vicenda. A livello generale, le difficoltà economiche colpiscono il 78,1% delle persone assistite e i problemi occupazionali interessano il 44,2% dei casi, segno di un lavoro che troppo spesso è povero e non garantisce dignità. La vulnerabilità abitativa tocca il 34,9% degli utenti”.

Un capitolo di straordinaria gravità per la Uil Abruzzo è quello legato al nesso indissolubile tra indigenza e salute. Il Report evidenzia come nell'area Abruzzo-Molise il 17,1% degli assistiti manifesta una fragilità sanitaria (patologie croniche, disabilità, problemi di salute mentale aggravati dall'esclusione sociale). “Questo dato supera la già preoccupante media nazionale del 16,1% - spiega Longaretti -. Chi è povero in Abruzzo si ammala di più e ha meno strumenti per curarsi.  La rinuncia alle cure mediche, causata dalle liste d'attesa interminabili della sanità regionale e dall'impossibilità economica di ricorrere alle prestazioni private, sta trasformando il diritto costituzionale alla salute in un lusso per pochi. Come sindacato delle persone, riteniamo inaccettabile che le condizioni economiche continuino a rappresentare il principale determinante delle opportunità di salute dei cittadini abruzzesi”.

“Il rapporto, inoltre, evidenzia una forte polarizzazione generazionale che tocca da vicino anche la regione. Da un lato ci sono i minori: il 52% delle famiglie aiutate a livello nazionale è composto da nuclei con figli piccoli. In un Paese e in una regione a bassa mobilità sociale, questo significa - denuncia la Uil Abruzzo -  condannare i bambini alla trasmissione intergenerazionale dello svantaggio, limitando il loro diritto all'istruzione e al futuro. Dall'altro lato assistiamo a un preoccupante invecchiamento della povertà. Gli over 65 rappresentano ormai il 15,4% degli assistiti (una quota raddoppiata rispetto al 2015), e la percentuale sale al 26,3% se consideriamo i soli cittadini italiani. Le pensioni minime non bastano più a coprire il costo della vita, l'aumento dei bisogni di cura e il dramma dell'isolamento sociale. Il dato complessivo del Rapporto Caritas deve scuotere profondamente le coscienze dei nostri amministratori regionali e locali: soltanto l'8% delle persone accompagnate dalla Caritas risulta preso in carico dai servizi pubblici territoriali. La straordinaria rete di solidarietà del terzo settore, delle associazioni ed anche delle parrocchie è una risorsa vitale, ma non può e non deve diventare un alibi per lo Stato. Spetta al sistema pubblico garantire l'esigibilità dei diritti e la responsabilità istituzionale della cura dei cittadini. Le carenze strutturali dei nostri Ambiti Territoriali Sociali (ATS), la carenza di personale e la frammentazione dei servizi socio-sanitari creano profonde diseguaglianze nell'accesso alle cure e ai sostegni sul territorio”.

Di fronte a questi dati, la UIL Abruzzo lancia un appello alla Giunta Regionale e a tutte le istituzioni locali: “Non siamo di fronte a una crisi passeggera, ma a un impoverimento strutturale che morde anche chi un lavoro ce l'ha: il fenomeno del lavoro povero e precario è ormai una realtà consolidata anche nelle nostre province. Come Uil, richiamiamo con forza i princìpi dell'Articolo 3 della nostra Costituzione: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l'uguaglianza. Per fare questo in Abruzzo, rivendichiamo con urgenza: politiche attive del lavoro e stop al precariato, rafforzamento della Sanità Pubblica Regionale, un Piano sociale regionale straordinario e piena attuazione dei LEPS. Dobbiamo sostenere le oltre 3.800 famiglie abruzzesi in condizioni di povertà estrema e prevenire lo scivolamento nell'indigenza del ceto medio. I servizi per l'impiego devono dialogare costantemente con i servizi sociali e sanitari, costruendo progetti personalizzati che restituiscano autonomia reale alle persone, superando le logiche dell'assistenzialismo a compartimenti stagni”.

“Il "Rapporto Caritas 2026_indicazioni per le politiche di contrasto alla povertà – conclude Massimo Longaretti - non è un semplice insieme di tabelle o percentuali: è il grido d'aiuto di migliaia di famiglie abruzzesi. Non c'è vero sviluppo economico senza coesione sociale. La Uil Abruzzo continuerà a mobilitarsi e a battersi in ogni sede affinché l'inclusione sociale, la dignità del lavoro e il diritto alla salute tornino concretamente al centro dell'agenda politica regionale”.