Eccellenza play-off, Sant di “corto muso” a Ferrara: è festa giallorossa
Coulibaly fa impazzire i vibratiani. Domenica il ritorno in Abruzzo, da decidere dove
- La Redazione
di Stefano Vecellio
TERAMO - 13 aprile 2019, SPAL-Juventus 2-1. L’allora tecnico bianconero Massimiliano Allegri nella sala conferenze dello stadio Paolo Mazza di Ferrara coniò il termine “corto muso” paragonando il calcio all’ippica: una vera e propria filosofia che afferma che per vincere e arrivare primi, basta superare il traguardo con un distretto minimo ("il musetto del cavallo"), diventando addirittura un neologismo di costume nella Treccani del 2021. Era dunque scritto nell’aruspicina calcistica che un “corto muso” avrebbe deciso la sfida di ieri tra la nuova Ars et Labor Ferrara e la Santegidiese, stavolta però invertendo i ruoli e premiando la squadra allenata da Roberto Cappellacci.
È bastato infatti un gol di Coulibaly a mandare in estasi gli oltre 500 tifosi arrivati dalla Vibrata, che hanno tinto di giallorosso le autostrade e la città estense in un caldo pomeriggio di maggio. Una sciarpa, una coccarda, una mamma con due bambini, vecchi amici che cantano nelle hostarie adiacenti il Castello Estense: ieri è stato più bello essere tifosi della Sant. Le polemiche per qualche episodio dubbio (e due gol annullati agli spallini) e una direzione di gara alquanto incerta non hanno macchiato lo spirito dei vibratiani, che hanno collezionato un’altra impresa in questa prima tappa dei playoff nazionali. Lo spettacolo sugli spalti è stato degno dei gloriosi fasti di altri palcoscenici. Fa specie pensare che l’erba calcata da giocatori del calibro di Cristiano Ronaldo, Lautaro Martinez o Zlatan Ibrahimovic ora sia pascolo per l’Eccellenza, ma per i supporters estensi la SPAL è religione, al di là di categorie e di interpreti. Se sei di Ferrara non puoi non tifare la squadra della tua città: è una regola non scritta. Juve, Inter, Milan o chicchessia possono essere uno svago, un otium catulliano e niente più.
Nonostante il dolore del fallimento (neanche troppo celato dagli adesivi di Joe Tacopina all’ingresso dello stadio), al Mazza si respira la stessa aria della Serie A: ogni rituale è rimasto intatto, “panino, lambrusco e poi SPAL” dice un signore in tribuna, “sempre lo stesso posto, come a casa”. Un incessante e festoso muro biancoceleste di oltre 5 mila persone ha accompagnato la squadra per 90 minuti, raccogliendo ogni goccia di sudore dal campo e ogni singola emozione, fino al triplice fischio. Dopo averli resi il simbolo della città, cucinati, gustati, scritti su ogni carta e ogni lavagna del menù, ieri per la prima volta a Ferrara i “cappellacci” sono rimasti indigesti.
Facile ironia da sala stampa, dove indigesto come sempre è stato il rapporto del tecnico tortoretano con le conferenze post partita: “i nostri amici dell’Abruzzo lo sanno” ha sdrammatizzato il vice Andrea Censori davanti ai perplessi spallini. Dopo il primo round, il secondo si giocherà domenica prossima, con il Rubens Fadini di Giulianova indiziato numero 1 per ospitare il grande evento: un ritorno a “casa” per il ds estense Sandro Federico e per le tante vecchie conoscenze dell’Abruzzo che militano nelle file emiliane. La Sant ora ha di fronte la porta del destino: basta solo attraversarla per trasformare il sogno in realtà.