Eccellenza, Mario Lubrano racconta la sua Santegidiese

Il ds: “Vincerà chi sbaglia di meno” e sul mercato... "qualcosa arriverà"

– Walter Cori

Eccellenza, Mario Lubrano racconta la sua Santegidiese

di Stefano Vecellio

TERAMO - Giovane, ambizioso, campano, vincitore di un’Eccellenza, autore di colpi importanti. Ecco l’identikit di Mario Lubrano, direttore sportivo della Santegidiese, che a soli 34 anni è già un nastro nascente in un ruolo sempre più importante nel calcio moderno, collante tra squadra e società, e demiurgo dei fati delle stagioni. 

  • Direttore, partiamo dalla scorsa frenata contro la Torrese, che vi ha rubato la vetta dopo 2 mesi. Cosa è mancato per vincere?

Il cinismo, non abbiamo avuto la capacità di chiudere la partita sprecando troppe occasioni. Sul 3-1 per noi la partita sarebbe stata diversa ma, ancora una volta e a mio giudizio, abbiamo subito un arbitraggio non all’altezza. Non mi piace toccare questo argomento, ma per decisioni dirette o indirette, si sta ripetendo lo stesso copione da inizio anno. Nonostante il pareggio finale, secondo me abbiamo fatto la miglior prestazione della stagione, per qualità e per intensità avremmo meritato qualcosa di più.

  • Domenica avrete l’occasione di riscattarvi in casa contro il Montorio, un avversario in cerca di punti salvezza. Che tipo di gara si aspetta?

Sarà una partita insidiosa, loro sono una squadra viva e lo hanno dimostrato anche nel k.o. contro il Lanciano, anche se all’inizio non hanno avuto un approccio adeguato. Sul mercato si sono rinforzati parecchio, ma noi scenderemo in campo per vincere e riprendere il discorso per la vetta da dove si è interrotto

  • Sfogliando ancora il calendario, tra febbraio e marzo ci saranno due scontri diretti importanti contro Angolana ed il Lanciano. Sono queste le partite che decideranno le sorti della stagione?

Sicuramente saranno match importantissimi, ma non decisivi per il nostro cammino. Siamo racchiuse in così poco spazio che il margine di errore deve essere minimo. Perciò, al di là degli scontri diretti al vertice, bisogna avere continuità di vittorie contro le medio-piccole, squadre insidiose che hanno fame di punti. Ci attendono sfide difficili, ma noi stiamo dimostrando di essere all’altezza delle nostre ambizioni: nelle ultime 17 ne abbiamo vinte 13, segno del percorso importante che stiamo facendo. Ovviamente anche Lanciano e Angolana hanno costruito strisce positive importanti, per questo dico che non ci saranno partite da ago della bilancia ma sarà una lotta punto a punto, che si giocherà a ritmi stratosferici. Sarà fondamentale avere continuità contro tutte: vincerà chi sbaglierà meno. 

  • Soffermandoci invece sui numeri. La Santegidiese ha accusato qualche problema in fase difensiva e le chiedo se è questo il vostro tallone d’Achille

È un dato su cui ci interroghiamo e stiamo lavorando per limitarlo. Qualcosa di positivo si è già visto in questo inizio 2026, quando abbiamo concesso relativamente poco, ma mi concentrerei su un altro aspetto. Più che parlare di interpreti difensivi, infatti, analizzerei la nostra attitudine a produrre un calcio offensivo. La nostra identità è quella di imporre gioco e schiacciare l’avversario quanto più possibile nella loro metà campo. Questo comporta qualche rischio difensivo, ma penso che il dato dei gol subiti sia falsato da alcune singole partite, come quelle contro Penne e Fucense, dove ci siamo rilassati troppo subendo tante reti. Se guardiamo invece l’andamento generale, credo che siamo in linea con la media dei gol subiti del Lanciano capolista. Ma come dicevo prima, la squadra sta crescendo anche da questo punto di vista

  • Il mercato può essere una risposta per rinforzare il reparto?

Vogliamo dare merito a un gruppo che ha portato la Santegidiese ad ottenere questi ottimi risultati fino ad oggi. Siamo contenti del percorso della squadra, al di là di qualche punto sacrificato nel rodaggio di inizio stagione, veniamo da un ciclo importante. Nella finestra di dicembre siamo state una delle poche società a non intervenire, ma in questi ultimi giorni qualcosa arriverà. Per adesso non aggiungo altro

  • Lei ha dato tanto valore al gruppo. È questo il segreto del successo di questa Santegidiese?

Assolutamente. Abbiamo un bel mix di calciatori esperti ed ambiziosi, con un curriculum importante. Ci sono ragazzi che sono scesi di categoria per la Sant, altri che hanno già vinto questo campionato e vogliono ripetersi in questa piazza, altri ancora che ormai sono attaccatissimi alla maglia e simbolo della comunità. Stiamo facendo bene e non era assolutamente scontato. Non dimentichiamoci gli ultimi anni della Santegidiese, fatti di difficoltà e di retrocessione in Promozione. Noi da neopromossi siamo stati due mesi al primo posto, cosa che qui non accadeva da vent’anni, e stiamo lottando per la Serie D insieme a squadre blasonate come Lanciano e Angolana strutturate per vincere e a realtà consolidate di categoria come il Mosciano. I meriti vanno sicuramente ai ragazzi ma anche all’allenatore e al suo staff, che stanno facendo un lavoro eccezionale

  • Ecco, a proposito di quest’ultimo punto, il suo speciale rapporto con Buonocore è stato un elemento decisivo per lasciare la sua Ischia ed accettare l’offerta della Sant quest’estate?

Lavoro insieme al mister ormai da 4 anni, è un connubio che funziona bene. Ad Ischia penso che abbiamo lasciato un bel ricordo, siamo tornati in Serie D, ma poi si sono presentate alcune problematiche societarie che ci hanno portati alla decisione di separarci. Sicuramente la presenza di Buonocore qui è stata importante per il mio arrivo, ma anche il progetto a lungo termine della società, che è in linea con le mie ambizioni. Ho conosciuto persone serie, appassionate, e ho accettato di scendere di categoria convinto della mia scelta, perché penso che il calcio abruzzese sia più evoluto, sia dal punto di vista della meritocrazia sia da quello della mediaticità. Ritengo che venire qui sia stato un passo in avanti per la mia carriera

  • Una carriera precoce, che in pochi anni l’ha portata già a traguardi importanti. Com’è nato il desiderio di intraprendere questo percorso così giovane?

Un po’ per caso, un po’ per amore. Ho iniziato prendendomi una laurea in Giurisprudenza e lavorando come giornalista sportivo per il network di Gianluca Di Marzio. Quando avevo 27 anni, la squadra della mia isola, Procida, alla quale sono molto legato, stava fallendo e per salvarla ho deciso di mettermi a capo di un progetto con l’allora presidente del club per rilanciarla in Promozione. Con pochissime risorse e tanti giovani, allestii una squadra che arrivò a giocarsi l’Eccellenza, persa poi in finale playoff ai supplementari. L’anno successivo facemmo ancora bene e dopo arrivò la chiamata dell’Ischia in Eccellenza, una piazza importante che ha giocato anche in Serie C. La mia carriera è iniziata così, crescendo piano piano, fino a quando con la promozione in Serie D di quella stagione capii che questa mia passione poteva diventare un lavoro serio. Da lì ho intrapreso dei corsi a Coverciano per diventare direttore sportivo professionista. Non ho mai giocato a calcio e non vengo da una famiglia di calciofili, quindi tutto quello che ho ottenuto lo devo ai miei studi e all’aggiornamento continuo, ma soprattutto allo stile. Avere stile per me significa avere un comportamento corretto e rispettoso verso il prossimo e i tuoi interlocutori, dalla squadra ai media, per finire alla società che rappresenti. Questo è uno dei capisaldi di come interpreto il mio mestiere

  • Che consigli si sente di dare a chi si affaccia o vuole iniziare una carriera come direttore sportivo?

Mettersi in gioco e non aver mai paura di sbagliare. Bisogna sempre misurarsi sul campo, anche partendo da piccole categorie e con poche risorse. Il calcio non è un mondo sano, ci sono tanti lati oscuri, ma alla fine credo che la meritocrazia venga sempre premiata. Non lo so, forse sono un sognatore, ma voglio pensare positivo

  • In questi anni di lavoro, c’è un colpo a cui si sente più legato?

Ce ne sono due e sono entrambi qui con me a Sant’Egidio. Il primo è Pastore, ormai un fedelissimo. Mi ricordo quando lo portai ad Ischia, eravamo in emergenza difensiva ma il mercato invernale non era ancora iniziato. Costrinsi mister Buonocore a giocare con un terzino come centrale quasi fino alla fine di gennaio per aspettare Pastore. Lo presi l’ultimo giorno di mercato, ma quando arrivò ci svoltò la stagione e vincemmo il campionato. Quest’anno ha deciso di scendere di categoria e ci ha seguito a chilometri di distanza da casa sua per il bel rapporto che si è creato. Un altro a cui sono affezionato è Quirino, un classe 2004, di Procida come me. Lui giocava in Promozione per diletto, era destinato ad un altro lavoro, ma io lo portai subito in Serie D ad Ischia ed è stato bravo a mettersi in mostra. Quest’anno per noi è un fattore determinante: una mezz’ala che ha già 11 gol a gennaio non si trova facilmente

  • Con il “fenomeno rescissioni” nel mercato dilettanti di adesso, Pastore lo avrebbe preso subito, senza aspettare.

Personalmente sono contrario a questo escamotage, metterei un freno a questo trend delle risoluzioni dei contratti, magari facendo aspettare 1 mese e un giorno come accade nei professionisti che si trasferiscono nei dilettanti. Si sta creando un sistema grazie al quale le squadre possono cambiare volto ogni mese, ma così facendo si toglie merito alle scelte che vengono fatte in estate. Se tu sbagli a costruire una squadra, ma poi hai modo di rivoluzionarla già ad ottobre, si scredita il nostro ruolo. Anche noi a settembre e a ottobre abbiamo fatto dei ritocchi con D’Egidio e Diambo, ma solo per risolvere alcuni problemi imprevisti, come il problema occorso a Donatangelo. Ci sono squadre invece, anche in vetta alla classifica, che sono state cambiate completamente: questo falsa i campionati e crea un sistema che destabilizza anche le società stesse, sempre con l’ansia che dall’oggi al domani i giocatori vadano a reclamare una rescissione per aver ricevuto un’offerta più alta

  • Quali sono invece i ricordi più belli che si porta dietro da direttore sportivo?

La vittoria del campionato ad Ischia, non solo per la parte sportiva ma anche per quella umana. Quell’anno sull’isola ci fu la frana di Casamicciola, dove persero la vita 12 persone. Quella tragedia unì ancora di più la squadra alla comunità, dando a quella vittoria un riscatto dell’isola anche sotto il profilo sociale. Mi ricordo due episodi in particolare: l’arrivo in traghetto al porto dopo aver vinto in trasferta la partita decisiva per il campionato, con tantissimi tifosi ad aspettarci al molo, e la passerella finale in campo, con una coreografia nel ricordo delle vittime che mi commosse. Con la Santegidiese, invece, per adesso dico la vittoria contro il Lanciano, con una cornice di pubblico da categoria superiore, ma sono sicuro che i più belli sono ancora da vivere

  • Quindi rimarrà ancora a lungo a Sant’Egidio?

Qui mi trovo bene, la società si deve ancora strutturare, ma la passione e la serietà delle persone che guidano questo club sono tanta roba ed io sono onorato di rappresentarli. Per il futuro è ancora presto, in questo momento sono concentrato solo su questa stagione, per il resto poi non dipende solo da me, le dinamiche nel calcio si evolvono in maniera repentina. L’unica cosa che posso dire è che mi piacerebbe rimanere in Abruzzo, perché sono convinto di poter crescere ancora tanto in questa regione.