D.L. sulla Montagna: la logica della scure e del righello per 27 Comuni abruzzesi

Luciano D'Alfonso: "Chiuderanno le piccole scuole, si perderanno posti di lavoro in agricoltura e saranno ridotti i servizi sanitari nelle aree interne"

- Walter Cori

D.L. sulla Montagna: la logica della scure e del righello per 27 Comuni abruzzesi

PESCARA - Le grandi maree non iniziano con un'onda gigantesca, ma con un lento movimento dell'acqua che cresce dal basso. Oggi quel movimento è spinto dalla forza disperata di 1.200 Comuni italiani, 27 Comuni abruzzesi, che sono stati arbitrariamente esclusi dal Decreto dei Comuni Montani, perdendo non semplicemente un nome, ma il diritto ad accedere a fondi vitali per la loro sopravvivenza. La logica della scure e del righello, che ha prevalso a Roma, determinerà nel concreto la chiusura delle piccole scuole delle aree interne, la perdita di posti di lavoro in agricoltura, una ulteriore riduzione dei servizi sanitari sul territorio. Ovvero, si produrrà lo spopolamento dei centri più piccoli e la perdita di economia

La firma del Decreto della Legge Calderoli rappresenta innanzitutto uno schiaffo istituzionale nei confronti dei piccoli sindaci di frontiera, quell’esercito silenzioso e operoso che ogni giorno si confronta con i problemi autentici: la signora Maria che deve andare a fare il prelievo del sangue e deve aspettare l’autobus per spostarsi in un altro Distretto, la signora Francesca che cerca di iscrivere il bambino a un asilo nido per andare a lavorare, il signor Giovanni che ha bisogno di un aiuto per continuare a coltivare il grano e mantenere altre tre famiglie. Ma è stato uno schiaffo anche nei confronti dell’ANCI e di tutte le altre Istituzioni e Associazioni che da mesi pensavano di stare portando avanti una trattativa con il Ministero per una revisione della Legge

L’ultimo incontro si era svolto appena qualche giorno fa, c’erano anche alcuni sindaci abruzzesi, e tutti siamo stati rassicurati dagli onorevoli colleghi della maggioranza di Governo sulla capacità di far ripensare una legge che è sbagliata. Oggi sappiamo che addirittura il Decreto era stato già firmato il giorno prima di quell’ultima riunione che dunque si è trasformata in una clamorosa e fragorosa presa in giro che sta innescando quel soffio di brezza che promette di trasformarsi nella tempesta che abbatte le foreste.

Andiamo agli effetti pratici che saranno prodotti dal Decreto sulla montagna firmato Calderoli: i territori esclusi dalla classificazione di ‘Comuni di Montagna’ non avranno più la possibilità di beneficiare di un regime speciale che rende più facile mantenere aperti i plessi scolastici, evitare accorpamenti e soppressioni di classi, attrarre e trattenere docenti grazie agli incentivi, garantire maggiore continuità didattica. Faccio un esempio: il Comune di Turrivalignani con il bravo sindaco Gianni Placido per attrarre bambini nella propria scuola si è inventato l’esonero dal pagamento dello scuolabus per tutti gli alunni provenienti da fuori territorio, compensando la spesa sostenuta dal Comune con i fondi della montagna. Cancellata tale possibilità, si cancella l’agevolazione, ed è molto probabile che, revocate le iscrizioni, la scuola di Turri chiuderà, che significa perdita di bambini, di famiglie, di futuro

Uscendo fuori dalla classificazione, nei Comuni esclusi si dovrà pagare l’Imu anche sui terreni agricoli che, non solo per i piccoli coltivatori, ma soprattutto per le Aziende si tradurrà in un salasso che tanti non potranno sostenere. Tra qualche mese ci ritroveremo a contare i danni: chiusura delle imprese agricole, perdita di posti di lavoro, e incremento del rischio idrogeologico per ettari ed ettari di terreno che resteranno senza cura, senza manutenzione, in una parola ‘abbandonati’

E poi la sanità: oggi i medici di base non vogliono andare a prestare servizio nei comuni dell’entroterra, troppo alti i costi per gli spostamenti, troppo elevato il rischio per la scarsa manutenzione della viabilità interna. Quei sanitari che scelgono però di lavorare in un Comune montano hanno potuto beneficiare di un credito d'imposta fino a 2.500 euro annui per la locazione dell'abitazione, un’agevolazione concreta che si è tradotta in un incentivo per l’erogazione di un servizio sanitario sul territorio. Oggi quell’agevolazione, seppur minima, è stata annullata in 27 Comuni abruzzesi e in 1.200 Comuni italiani

Senza dimenticare che in quegli stessi territori sono venuti meno gli incentivi alla natalità per le giovani coppie che sceglievano un piccolo centro montano per il proprio progetto di vita familiare, così come i bonus per l’acquisto della prima casa o per la ristrutturazione. Cancellati i fondi di sostegno, restano i problemi, che saranno la molla per reagire per i nostri 27 sindaci, pronti a innescare dalle loro piccole aule consiliari delle grandi micce di contestazione e reazione a una legge che non doveva e non poteva, come invece ha fatto, tenere conto esclusivamente del numero dei tornanti necessari per raggiungere la piazza del paese e di cartografie altimetriche che non raccontano le esigenze di un territorio, per decidere se un territorio fosse o meno montano

Ora c’è da fare quadrato per proteggere storie di resilienza, per tutelare il coraggio di chi ha scelto di mantenere vivi i nostri piccoli Comuni dell’entroterra. Ora riapriremo il dibattito perché il Decreto Calderoli sulla montagna è semplicemente inaccettabile e su questo punto convocherò in appello tutti gli onorevoli colleghi di centrodestra abruzzesi che chiamerò uno ad uno a pronunciarsi su quel Decreto in maniera formale e sostanziale - On. Luciano D’Alfonso -