Decreto flussi, Uil Abruzzo: “Imprese senza manodopera e stranieri trasformati in fantasmi”

Il sindacato rilancia il ruolo dei Consigli territoriali e chiede Commissione regionale permanente

- La Redazione

Decreto flussi, Uil Abruzzo: “Imprese senza manodopera e stranieri trasformati in fantasmi”

PESCARA - “L’attuale gestione dell’immigrazione economica in Italia, e di riflesso nella nostra regione, ha perso la sua funzione originaria: non risponde più ai bisogni reali del sistema produttivo e fallisce nel garantire percorsi di legalità e integrazione. Il sistema dei click day è fallito. Serve una riforma strutturale che metta al centro i territori e la legalità", il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo e il responsabile del Coordinamento immigrazione regionale del sindacato Massimo Longaretti intervengono sui dati del biennio 2024-2025 elaborati dal Coordinamento nazionale immigrazione della Uil, relativi alle quote numeriche di lavoratori ammessi all'ingresso regolare in Italia per motivi di lavoro.

I dati del 2025 evidenziano, secondo il sindacato, una distanza enorme tra la teoria e la realtà: a fronte di 181.450 quote programmate a livello nazionale sono stati appena 35.287 i visti effettivamente rilasciati e solo 14.349 (il 7,9% del totale) i contratti di soggiorno sottoscritti. Nel 2024 la percentuale di successo si era fermata al 16,9%. Significa che nel solo 2025, oltre 21.000 lavoratori sono entrati regolarmente in Italia con un visto ma sono rimasti intrappolati nella burocrazia, senza un contratto di soggiorno finale.

"Ci troviamo di fronte a due interrogativi pesantissimi - dichiarano Lombardo e Longaretti - dove reperiscono le nostre imprese la manodopera che resta solo sulla carta? E che fine fanno i lavoratori arrivati regolarmente ma impossibilitati a regolarizzarsi per colpa di un sistema farraginoso? Il rischio evidente è che questo meccanismo, anziché contrastarli, alimenti l'irregolarità, il lavoro nero e il caporalato".

Secondo la Uil, il sistema attuale soffre di un micidiale "collo di bottiglia". Da un lato, le sedi consolari italiane all’estero sono al collasso, prive di personale sufficiente per gestire la mole di richieste, rallentando drammaticamente il rilascio dei visti. Dall'altro, persiste il fallimentare meccanismo del click day, una vera e propria lotteria informatica che premia la velocità di un click anziché la qualità del progetto d'assunzione o l’effettivo fabbisogno della singola azienda agraria, edile o turistica abruzzese. ​Un meccanismo cieco, dice il sindacato, che, come dimostrano le recenti inchieste della magistratura, ha persino alimentato un mercato illecito di quote in cui intermediari senza scrupoli speculano sulle spalle dei lavoratori.

“Come Uil Abruzzo e Coordinamento - aggiungono - condividiamo le storiche proposte della nostra confederazione nazionale: stop definitivo ai click day, introduzione di canali d'ingresso continuativi, visti per ricerca di lavoro tramite "sponsor" qualificati e il ripristino del permesso per attesa occupazione. Chi entra regolarmente non deve diventare irregolare se il datore di lavoro originario rinuncia all'assunzione. Tuttavia, c'è un livello locale su cui dobbiamo e possiamo agire subito. Dove il Decreto Flussi si ferma ed evidenzia i suoi limiti, possono e devono intervenire i Consigli Territoriali per l’Immigrazione (CTI) presieduti dalle Prefetture. ​I CTI non devono essere meri organi formali o burocratici, ma devono trasformarsi in veri e propri Osservatori permanenti sul mercato del lavoro territoriale. Come Uil Abruzzo chiediamo che i CTI delle nostre province diventino la cabina di regia per: monitorare quanti dei nulla osta rilasciati sul territorio abruzzese si convertono realmente in contratti di lavoro, mappare i fabbisogni reali dei settori trainanti della nostra regione (agricoltura nel Fucino, turismo sulla costa, edilizia e manifattura), favorire il reimpiego dei lavoratori rimasti senza datore di lavoro a causa delle lungaggini dell'iter, incrociando i dati con i Centri per l'Impiego regionali per evitare che risorse preziose finiscano nell’economia sommersa. Inoltre, per avere una visione d'insieme, ed avere una fotografia aggiornata, occorre che la Regione costituisca da subito un tavolo di monitoraggio sull' Immigrazione”.

“Occorre cambiare la narrazione, come abbiamo voluto fare con l'istituzione del premio IO SONO che riconosce la buona integrazione, lo dobbiamo fare per il futuro dell'Abruzzo – concludono Michele Lombardo e Massimo Longaretti -. Ribadiamo che la nostra regione, al pari del resto del Paese, affronta una crisi demografica drammatica fatta di culle vuote, invecchiamento della popolazione e fuga dei nostri giovani all'estero. L'immigrazione economica non è una minaccia alla sicurezza, ma una componente strutturale e indispensabile per la tenuta del nostro sistema produttivo e del nostro welfare. ​È tempo di abbandonare i toni emergenziali e la contrapposizione ideologica. Governare i flussi con regole chiare, procedure digitali rapide e percorsi di reale integrazione è un interesse primario dell'intera comunità abruzzese, delle sue imprese e dei suoi lavoratori”. - Ufficio Stampa -