D'Alfonso su vicenda Arap: "Gestione finanziaria condominiale"

L'onorevole abruzzese del Pd Luciano D'Alfonso ricostruisce la viceda dell'Arap

- La Redazione

D'Alfonso su vicenda Arap: "Gestione finanziaria condominiale"

ROMA - Per ricostruire la genesi, le cause, e per prevedere il futuro della vicenda Arap non è ammessa alcuna approssimazione, né incertezza documentale, né tantomeno ricostruzioni allusive, se non fantasiose e suggestive. Occorre leggere quella mole di fascicoli, atti pubblici, leggi costitutive, che riportano date, firme, circostanze, nomi e cognomi di chi ha voluto, promosso e portato avanti un piano che evidentemente non ha sortito gli effetti auspicati, forse, da chi li ha ideati, ma che men che meno oggi può tentare di scrollarsene di dosso la paternità

Figlio del secolo scorso, sono avvezzo più alla conservazione cartacea che alla consultazione digitale dei fatti, che implica sicuramente un lavoro più arduo, certosino, ma sicuramente molto più attendibile di una rapida googlata sulla storia. E la ricostruzione, in questo caso, della verità è molto più semplice e agevole:

 

1.      Legge regionale 4/2009, governo Chiodi-centrodestra: è uno dei primi atti della giunta Chiodi, una legge che nasce, in teoria, con l’obiettivo di rilanciare il sistema produttivo regionale, razionalizzare le aree industriali e rafforzare il ruolo dei Consorzi industriali, creando il quadro normativo e funzionale che porterà alla nascita di Arap nel 2011. Ma la legge rivela subito le sue mancanze e carenze giuridiche: la norma attribuisce infatti ai consorzi competenze ampie, come la gestione delle infrastrutture, dei servizi (acqua, depurazione, energia) e le opere di urbanizzazione industriale, dunque i consorzi diventano enti gestori di servizi complessi e costosi, ma con scarsa copertura strutturale da trasferimenti regionali e una forte dipendenza dal sistema della riscossione dei crediti rispetto alle imprese a cui eroga i servizi, senza introdurre vincoli stringenti di equilibrio e piuttosto permettendo l’accumulo progressivo di passività per le aziende che non pagano o pagano male. Da qui la costituzione dello squilibrio di cassa e del debito strutturale

 

2.      Legge della Regione Abruzzo n.23 del 29 luglio 2011 – Governo Chiodi: è la legge istitutiva dell’Arap che ha disposto la fusione dei Consorzi industriali di Teramo, L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Sangro e Vastese, tutti in perdita, ad eccezione dell’UT 6 di Vasto-San Salvo, che aveva degli utili grazie alla gestione del depuratore. Questo è stato il primo trauma il cui prevedibile effetto finanziario è stato il trasferire sulla neonata Arap debiti, crediti e contenziosi, momento originario del debito strutturale.

 

3.      Organizzazione interna stile condominio: secondo quanto stabilito dallo Statuto, approvato nel 2012 con la nomina degli Organi e le prime delibere di trasferimento patrimoniale, l’ARAP ha assunto una gestione ‘condominiale’: qualunque spesa ARAP sostenesse doveva poi essere ripartita tra tutti i condomini, ovvero le aziende che beneficiavano dei servizi, manutenzioni, illuminazione, strade, comprese le opere straordinarie, con scarsa copertura da parte della Regione Abruzzo. Un asset sfortunato che è coinciso con la congiuntura della crisi delle aziende, a partire da quelle del settore automotive, molte non pagavano, altre contribuivano in forma minima aggravando le passività consolidate;

 

4.      Alla nascita ARAP ha ereditato un contenzioso debitorio pari a 10 milioni di euro con il Consorzio Acquedottistico marsicano, che si occupava di depurazione.

 

5.      Il Governo D’Alfonso – centrosinistra si insedia solo nel 2014, e subito ci rendiamo conto delle criticità dell’ARAP attraverso le attività di controllo regionale, sollevando i rilievi sui bilanci e sottolineando la necessità di riequilibrio avviando piani di rientro e verifiche sui crediti. Ma soprattutto attiviamo il Masterplan affidando ad ARAP il ruolo di stazione appaltante delle opere per una somma di 189milioni di euro, comprensivi del 7 per cento destinato a finanziare le attività tecniche di ARAP. Una boccata d’ossigeno pienamente legittima concepita proprio per dare quelle risorse necessarie a ripianare il debito affidando una funzione operativo-esecutiva allo stesso Ente;

 

6.      2020 – Emergenza Covid – Governo Marsilio: il governo di centrodestra, subentrato nel 2019, ha usato lo strapuntino di una direttiva del Ministero del Sud togliendo ad ARAP i fondi per usarli nel fronteggiare l’emergenza Covid. La procedura si è tradotta in un dissanguamento per ARAP che a progetti in corso di realizzazione o in fase di approvazione si è trovata, di nuovo, senza fondi. L’effetto è stato il blocco delle attività, grazie a un centrodestra che ha tolto senza reinserire fondi neanche a emergenza Covid finita. Nel frattempo ARAP aveva anche assunto, tramite concorso, nuovo personale per far fronte alle opere Masterplan, dipendenti che sono rimasti in servizio anche quando le risorse Masterplan sono state tolte, con un ulteriore aggravio dei costi. Nel frattempo la Regione ha continuato a promettere il riaffidamento di opere, senza mai dare concretezza alle aspettative prodotte. Quindi, a mettere di nuovo in crisi il sistema ARAP non è stato il Masterplan del centrosinistra, ma il gioco alla sottrazione messo in atto dal centrodestra;

 

7.      2023-2024: sono state attuate azioni straordinarie, come un’attività di recupero dei crediti per 35milioni di euro, la vendita di beni per 2,5milioni di euro, con la conseguente riduzione dei costi di gestione;

 

8.      2024: subentra il Commissariamento che mette in atto due iniziative errate, ovvero il taglio delle sedi territoriali, che in realtà hanno una bassa incidenza sui costi; e l’ingresso dell’ultimo Consorzio Industriale Chieti-Pescara che ha però più debiti di ARAP, 20milioni di euro, spaventando investitori e banche e soprattutto ripiombando ARAP nel tunnel debitorio a oggi senza uscita

 

Questa è l’esatta e vera fotografia storica di ARAP, al netto delle marsiliesi favole fantastiche, che continuano a narrare un futuro di progettualità, di intenzionalità e di probabilismi che non salveranno ARAP dai suoi debiti. Le domande alle quali il governo di centrodestra dovrebbe dare risposte sono altre:

·        Si è concluso il contenzioso con il Consorzio Acquedottistico marsicano? Parliamo di una causa di 16milioni di euro, che la Regione Abruzzo sta già incassando? Ha avviato gli atti esecutivi?

·        Per risanare ARAP occorre darle operatività e funzioni, a partire dal divenire stazione appaltante e gestore di finanziamenti per conto della Regione, a un costo sicuramente più basso del ricorso a professionisti esterni. Regione Abruzzo sta avviando tale percorso?

·        Qual è il Piano industriale predisposto per ARAP? Quali sono le progettualità a breve, medio e lungo termine?

·        A oggi il 48% di spesa per il personale per una persona giuridica che rientra nel consolidato del Bilancio della Regione è oltre la soglia critica, nei fatti in condizione di dissesto inevitabile. Con quali strumenti normativi intende la Regione Abruzzo fronteggiare il tema?

·        Fino a quando ARAP continuerà a sopravvivere su un sistema di gestione finanziaria condominiale non riuscirà a superare lo stato di crisi: Regione Abruzzo deve introdurre un fondo rotativo fisso per il capitolo manutenzioni al fine di non caricarle sulle imprese. Esiste una previsione di bilancio per tale attività ineludibile?

Il compito di chi governa è affrontare le criticità dopo averle studiate e ragionate, ha ragione il Governatore, quelle che non vediamo sono le soluzioni che non possono poggiare su approfondimenti futuristici ma hanno bisogno di solide basi e di capacità amministrative. (On. Luciano D'Alfonso)