D'Alfonso: "La Regione chiede lo Stato di emergenza ma..."

"Per fare in modo che Silvi entri nello Stato di emergenza nazionale che bisogna fare?" aggiunge il deputato del PD

- Walter Cori

D'Alfonso: "La Regione chiede lo Stato di emergenza ma..."

PESCARA - Quando dico che per produrre le carte della pubblica amministrazione occorre avere dedizione, garantire lettura e cimentarsi in attività di memoria, parlo per esercizio di consapevolezza. Un’attività che purtroppo sfugge a chi oggi governa la Regione Abruzzo e che, nel produrre la richiesta-delibera, tardiva, di Stato di Emergenza nazionale, vittima dell’affaticamento documentale degli ultimi giorni, ha concepito un atto monco, parziale, con ogni probabilità viziato da un errore di fondo, involontario.

Le calamità naturali che stanno imperversando sul territorio abruzzese non sono un fenomeno recente, purtroppo non si limitano ai casi di Silvi, Castiglione Messer Marino, Fraine, Chieti o Pescara. I primi gravosi fenomeni si sono verificati il 3 agosto 2025, portando devastazione in tutta l’area di Fossacesia con danni considerevoli al patrimonio pubblico, a partire dalla viabilità, pubblica illuminazione, patrimonio arboreo, alle attività economiche e produttive, agricoltura, vigneti, oliveti, stabilimenti balneari, con il dissesto idrogeologico di ampie aree di Fossacesia e del chietino. Il 5 agosto 2025 i Comuni interessati hanno raccolto la documentazione necessaria trasmessa alla Regione per chiedere di avanzare l’iter per il riconoscimento dello stato di crisi per calamità naturale, strappando le rassicurazioni del Governatore marsigliese.

Personalmente il 9 settembre 2025 ho presentato alla Camera una interrogazione a risposta scritta per avere notizie fondate sul punto. Ieri, 8 aprile 2026, ho ricevuto la risposta del Ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci che, nel merito dei fatti di Fossacesia ha comunicato che ‘in relazione allo specifico caso oggetto di interrogazione, si segnala che non risulta pervenuta da parte della Regione Abruzzo alcuna richiesta di deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale e neppure si dispone in merito di elementi informativi di diretta conoscenza’. Quindi, la Regione Abruzzo e il suo Governatore non hanno mai chiesto lo stato di emergenza nazionale per i gravi fenomeni di dissesto di agosto scorso e non hanno mai trasmesso al Ministero le carte ricevute dai Comuni colpiti. Questo significa che quei territori non riceveranno mai aiuti e risarcimenti utili a ristorare le popolazioni e a ripristinare i luoghi del dissesto

Ma, la nota del Ministro Musumeci, ha lasciato aperto uno spiraglio affermando ‘Qualora dovesse pervenire la suddetta istanza da parte della Regione Abruzzo, il Dipartimento della Protezione civile provvederà ad avviare tempestivamente la prevista istruttoria tecnica per la verifica della sussistenza dei presupposti per un intervento con mezzi e poteri straordinari e quindi per l’eventuale deliberazione da parte del Consiglio dei ministri della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale’.

Contestualmente ho appreso la notizia che finalmente il Presidente romano aveva approvato la delibera di giunta regionale per chiedere lo stato di emergenza nazionale per l’Abruzzo per sei mesi e ho supposto, sbagliando, che fosse stato prodotto un documento omnicomprensivo, tardivo ma comunque valido. La supposizione si è spenta stamane alla lettura non dei comunicati stampa, ma della delibera:

1.         il Governo regionale ha deliberato di richiedere ‘ai competenti Organi statali la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale per gli eccezionali eventi metereologici e idrogeologici che hanno interessato il territorio della Regione Abruzzo nel periodo dal 31 marzo al 3 aprile 2026’. Questo significa che vengono considerati ‘fuori dallo stato di emergenza nazionale’ tutti gli eventi che si sono verificati prima di quel periodo ristretto: non rientra in tale condizione la devastazione di Fossacesia e comuni limitrofi, non rientra in tale attività la prima frana di Silvi avvenuta il 25 gennaio 2026, né lo sgombero delle prime due abitazioni con relativi danni a carico dei proprietari, né tantomeno l’implosione del terzo edificio, avvenuto dinanzi alle telecamere divenendo un video virale nel mondo in pochi minuti, così come lo sgombero di tutte le abitazioni di tutto il fronte superiore, compreso il dissesto dell’asse stradale, avvenuti sabato 28 marzo, che quindi secondo la logica marsigliese non saranno coperti dai fondi che eventualmente verranno assegnati all’Abruzzo per lo stato di emergenza nazionale;

2.         nella stessa delibera si legge ‘che soltanto a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, potrà procedersi all’avvio delle attività di soccorso e di assistenza alla popolazione, nonché all’esecuzione degli interventi più urgenti’. Questa frase è una evidente aberrazione, e voglio pensare a un errore nell’uso della lingua italiana, perché significherebbe che la Regione Abruzzo attiverà le attività finanziarie di supporto, assistenza e soccorso alle popolazioni colpite dal dissesto solo se e quando avrà la certezza certificata di essere rimborsata dallo Stato

Voglio fermamente credere che questa delibera, la numero 179, sia figlia della fretta, della mancata rilettura, dell’assenza di memoria di governo, di una grave svista. Credo che il documento vada sicuramente riscritto, reintegrando le parti mancanti, dunque comprendendo anche quei territori che ancora oggi portano le cicatrici del dissesto dello scorso 3 agosto, così come del 25 gennaio e del 28 marzo. Confido in una telefonata ai Dicasteri deputati per chiedere di fermare l’iter avviato in attesa dell’invio di una nuova e più esaustiva delibera che va approvata già oggi, cancellando la previsione di un aiuto condizionato ai territori colpiti, che la Regione Abruzzo ha il dovere puntuale di sostenere già oggi, con le proprie risorse destinate alle missioni vacanziere del Vinitaly e del Napoli Calcio

Perché se così non fosse, dico che sarebbe delittuoso nei confronti di quelle popolazioni e di quei sindaci di frontiera che da mesi sono alle prese con territori che franano, con case che crollano, con un’economia che affonda nel fango dei fiumi, con cittadini disperati. E ancor più delittuoso è il punto n.2 della delibera là dove sollecita ‘le amministrazioni locali interessate a intraprendere le più idonee azioni emergenziali anche attivando le procedure previste per circostanze di somma urgenza’, ovvero si scarica sulle spalle dei sindaci di comuni di 500 abitanti la responsabilità del garantire la sicurezza e la tutela dei propri cittadini, invitandoli ad attuare azioni costose e straordinarie. E poi quei sindaci chi li risarcisce? Chi coprirà le spese ingenti che tali azioni straordinarie determinano visto che non sono stati compresi nello stato di emergenza nazionale?

Per fare in modo che Silvi entri nello Stato di emergenza nazionale che bisogna fare? Poichè anche la girandola di comunicati stampa estetici deve occuparsi di una sola questione, ossia i comuni danneggiati seriamente e vistosamente devono avere gli strumenti dello stato di emergenza per recuperare normalità, Silvi c’è dentro o no?

Ora mi attendo un’ammissione e assunzione di responsabilità da parte di chi ha scritto, redatto, letto e approvato quella delibera sbagliata. E mi attendo il coraggio di rettificarla - Luciano D'Alfonso -