"Correzione di far falle", a Castilenti la mostra dello scultore Pasquale Ricci

Dal 7 giugno al 10 luglio la rappresentazione di un processo di cambiamento nel dialogo tra materia e parola

- La Redazione

"Correzione di far falle", a Castilenti la mostra dello scultore Pasquale Ricci

CASTILENTI - Le fragilità umane, le ferite interiori, la possibilità di trasformazione: è attorno a questi elementi che prende forma "Correzione di far falle" un progetto espositivo nato dall’incontro tra la ricerca scultorea di Pasquale Ricci e la scrittura poetica di Manuel Di Mattia. Un dialogo tra materia e parola, tra ciò che si rompe e ciò che può rinascere. Il titolo stesso suggerisce un processo di cambiamento: correggere le proprie “falle”, le crepe dell’esistenza, trasformandole simbolicamente in “farfalle”, immagini di leggerezza, evoluzione e rinascita.

La mostra, curata da Valentina Muzii, sarà inaugurata il 7 giugno 2026 alle 17 nel Palazzo De Sterlich, nelle cantine San Lorenzo Vini (partner della mostra) in Via Cippo Romano a Castilenti (TE) e sarà visitabile fino al 10 luglio (dalle 17 alle 19 dal lunedì al sabato) a ingresso libero. Le opere di Ricci, originario di Castiglione Messer Raimondo, sono attraversate da fenditure, incisioni e segni profondi e raccontano l’essere umano nelle sue imperfezioni più autentiche; i testi di Di Mattia si inseriscono in questo percorso come pensieri sospesi, essenziali e intensi, capaci di amplificare il valore emotivo delle opere. L’intero progetto invita il visitatore a confrontarsi con la propria interiorità, trasformando la vulnerabilità in occasione di crescita e consapevolezza. Il finissage è previsto per il 10 luglio 2026 con una esposizione e una cena tra le vigne di San Lorenzo Vini. La mostra si avvale del patrocinio di CNA Abruzzo.

“Correzione di far falle” si configura come una “mostra nella mostra”: oltre 20 opere restituiscono un microcosmo emotivo in cui scultura e scrittura si incontrano e si fondono, dando vita a un percorso espositivo dal forte impatto poetico ed espressivo. Le opere di Pasquale Ricci, caratterizzate da linee essenziali, fenditure, iscrizioni e superfici segnate, dialogano con i testi di Manuel Di Mattia, brevi e penetranti, capaci di trasformare frammenti di quotidianità in riflessioni universali. Il progetto nasce da una comune sensibilità verso le fragilità umane. Le opere esposte comprendono sculture in bronzo realizzate con l’antica tecnica della fusione a cera persa, accanto a lavori in gesso ceramico e polimaterici arricchiti da carta, specchi graffiti e petali naturali stabilizzati. Una ricerca artistica che unisce tradizione e contemporaneità, materia e introspezione. La mostra rappresenta inoltre un’importante occasione di incontro tra linguaggi artistici differenti, ma complementari: da una parte la tridimensionalità silenziosa della scultura, dall’altra la parola essenziale e aperta all’interpretazione.

“‘Correzione di far falle’ – spiega la curatrice Valentina Muzii - nasce dall’incontro tra due sensibilità artistiche differenti, ma molto affini: quella scultorea di Pasquale Ricci e quella poetico-aforistica di Manuel Di Mattia. La mostra si sviluppa come un dialogo continuo tra materia e parola, tra corpo e pensiero, tra frattura e rinascita. Le opere di Ricci diventano luoghi emotivi capaci di accogliere e amplificare i testi di Di Mattia, i quali si insinuano nella materia come tracce intime dell’esperienza umana. L’intero progetto ruota attorno al concetto di trasformazione: correggere le proprie ‘falle’, le crepe esistenziali, significa riconoscere la fragilità come elemento necessario della crescita. Da questa riflessione nasce il gioco linguistico del titolo, che trasforma simbolicamente le ‘falle’ in ‘farfalle’, evocando metamorfosi, leggerezza e possibilità di rinascita. In mostra convivono bronzo, gesso ceramico, carta, superfici specchianti e materiali eterogenei, in un linguaggio contemporaneo che mantiene però un forte legame con la dimensione umana e identitaria dell’artista. Nulla è puramente decorativo: ogni segno inciso, ogni frattura, ogni abrasione diventa memoria, esperienza, testimonianza. Questa mostra invita il visitatore a rallentare, osservare e ascoltare. È un percorso intimo, fatto di silenzi e riflessioni, che pone al centro la vulnerabilità dell’essere umano e la possibilità di trasformarla in consapevolezza”.

“Le mie opere – aggiunge Ricci - nascono dall’osservazione delle persone, delle loro ferite invisibili, delle crepe che ciascuno porta dentro di sé. Mi interessa raccontare ciò che normalmente viene nascosto: la fragilità, l’errore, il peso delle esperienze, ma anche la capacità di trasformarsi e ricominciare. Le fenditure presenti nelle sculture non rappresentano soltanto rotture; sono passaggi, aperture, tracce di vita. Ogni segno inciso sulla superficie diventa memoria, identità, testimonianza del vissuto umano. L’incontro con Manuel Di Mattia, è stato naturale. È una persona di rara sensibilità e talento. Lo conosco da anni e collaborare con lui è stato per me un onore e una grande opportunità. Nei suoi testi ho ritrovato lo stesso mio modo di guardare la realtà: essenziale, diretto, profondo. Le sue parole non descrivono semplicemente le opere, ma ne diventano parte integrante, ampliandone il significato emotivo e spirituale. La mostra è un invito a riconoscere le proprie ‘falle’ senza paura, perché è proprio attraverso quelle fratture che può emergere qualcosa di autentico. Come nelle mie sculture, anche nella vita spesso è ciò che si rompe a lasciare entrare la luce. Attraverso materiali diversi (bronzo, gesso, carta, elementi naturali) cerco un linguaggio che sia contemporaneo, ma profondamente umano, capace di parlare di vulnerabilità, appartenenza e rinascita. La mostra a Castilenti nasce anche dal desiderio di mantenere una promessa fatta anni fa all’allora sindaco Alberto Giuliani, scomparso di recente. Le opere del mio precedente progetto ‘L’Abruzzo sulla pelle’ lo avevano colpito profondamente e mi chiese una mostra nel suo paese di mie opere e lo rassicurai dicendogli che lo avrei fatto sicuramente. Oggi quella promessa trova finalmente compimento. Ringrazio Manuel Di Mattia per la sua amicizia e preziosa collaborazione, la curatrice Valentina Muzii per aver lavorato in maniera impeccabile, grazie ai titolari di San Lorenzo Vini per il supporto e a quanti da sempre credono nella mia arte e mi incoraggiano ad andare avanti”.

Il ricavato dalla vendita dei cataloghi sarà devoluto all’associazione ClownDoc Pescara. Per informazioni: 333 78 17 450

Pasquale Ricci, classe 1981, vive e lavora a Castiglione Messer Raimondo, con la moglie e due figlie. Forgia la sua passione artistica nell’Istituto d’Arte “Mario De’ Fiori” di Penne (PE), addentrandosi nella materia, e approfondendo poi, tecniche e metodi innovativi e creativi. Le sue opere più importanti sono realizzate interamente in bronzo, con la tecnica della fusione a cera persa; per altre opere, seppur di dimensioni maggiori e imponenti, sperimenta lavorazioni con altri materiali, quali argilla, gesso, cemento e resina, giungendo spesso a polimaterici non usuali, o a tecniche esecutive non codificate a livello accademico, ma sperimentate autonomamente da autodidatta.

Manuel Di Mattia si presenta così: “Sono nato, per cominciare, il primo dicembre del settantacinque. Poi, un altro paio di volte che mi hanno fatto dimenticare tutto il vissuto, fino ad ogni punto di non ritorno. Ho ottenuto ovunque risultati nettamente inferiori alle mie capacità, ed è bellissimo: sei saggio e geniale soprattutto per chi non ti conosce. Ho talento da vendere, dicono, ma nessuno lo vuol comprare, forse perché c’è la crisi in omaggio. Non è una giustificazione: è solo la dimostrazione che l’insuccesso è una scelta, così come il suo contrario. Per fortuna. Sposato, spossato e spostato, due figli, a volte tre, considerando me. Lavoro come impiegato, tra numeri ed esseri umani: quando i primi non assomigliano è davvero bellissimo. Null’altro che il nulla, a forma di vita sporca, senza protezione alcuna, vissuta nei rapporti occasionali tra me, un fallito di successo, con i miei cinque sensi, secondo il sesto. Al netto di miopia e balbuzie, mi resta il gusto di ascoltare l’odore dei miei pensieri. Che, in fondo, mi toccano perché non saranno mai davvero miei, a voler essere superficiali. Faccio tutto con passione, per non farmi del tutto compassione. Amo tutto ciò che mi porta a scrivere. Cosa, non saprei... Ma se lo sapessi, non lo scriverei. Per nulla, al mondo. Se la vita ti ha provato, è perché forse sai di buono”.

Valentina Muzii, restauratrice di opere d’arte di Teramo, accreditata presso il Ministero della Cultura, diplomata nel 2003 presso l’Università Internazionale dell’Arte di Firenze, dal 2004 si occupa della conservazione e restauro di beni artistici nel territorio abruzzese e Regioni limitrofe, con committenze pubbliche e private e con lavori certificati dalle Soprintendenze competenti. Dal 2010 è impegnata nella divulgazione di tematiche sull’arte e sulla tutela del patrimonio culturale, attraverso la pubblicazione di libri, saggi e articoli, incontri culturali, seminari e convegni. Dal 2020 svolge corsi di formazione teorico-pratici per volontari di Protezione Civile, sul tema della salvaguardia dei Beni Culturali in emergenza da calamità naturali e disastri antropici. Dal 2010 al 2024 è volontaria FAI (Fondo Ambiente Italiano), nella Delegazione di Teramo, collaborando all’ideazione e organizzazione di eventi culturali a livello provinciale. Dal 2019 al 2024 è Delegata Cultura. Nel 2012 riceve il Premio Impresa Rosa d’Abruzzo (sez. Valorizzazione della ricerca scientifica), dedicato all’imprenditoria femminile. Nel 2022 collabora con la Casa Editrice Zanichelli, con redazione di contenuti scolastici per studenti e docenti, e webinar formativi, sui temi del restauro e discipline scientifiche applicate all’arte (progetto STEAM Education). Nel 2025 è stata selezionata per la campagna nazionale Artigianato, futuro del made in Italy 2025, con la quale è stato conferito un riconoscimento a 100 ditte artigiane dislocate su tutto il territorio italiano.