Consorzi di Bonifica, Confagricoltura: no alle fusioni e ai rinvii burocratici

Lobene, Colangelo e Fabrizi attaccano Coldiretti e Cia: tra un "tavolo" e uno slogan ci si è dimenticati che nei campi serve l'acqua?

- La Redazione

Consorzi di Bonifica, Confagricoltura: no alle fusioni e ai rinvii burocratici

AVEZZANO - In ogni crisi c'è chi recita la parte del paladino a favore di telecamera vendendo ovvietà, e chi si presenta alle istituzioni con le carte in regola per salvare il settore. L'audizione di oggi in Consiglio Regionale sui Consorzi di Bonifica e sull'emergenza idrica ha segnato una spaccatura insanabile. Da un lato Coldiretti e Cia, affannate a correre dagli organi d'informazione per chiedere l'ennesimo "tavolo permanente" e declamare uno slogan banale come "il risanamento non deve gravare sulle aziende"; dall'altra Confagricoltura Abruzzo, l'unica organizzazione ad aver presentato ai Capigruppo una ricetta tecnica precisa, legale e immediatamente applicabile.

Leggere le note della concorrenza dimostra tutta la loro debolezza argomentativa. Gridare al vento che gli agricoltori non devono pagare le inefficienze è un esercizio di retorica buono per i titoli di giornale, ma la domanda a cui Coldiretti e Cia non sanno rispondere è come evitare questo salasso. La loro risposta è il solito rifugio dei burocrati: un tavolo permanente di concertazione. Confagricoltura, invece, ha smantellato questa narrazione, portando in Consiglio Regionale la verità dei fatti e i numeri della legge.

"Evidentemente siamo fatti di una pasta diversa, e per fortuna - affonda con decisione il Presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene -. Mentre gli altri, non del tutto estranei ai disastri economici e finanziari di alcuni consorzi di bonifica avendoli amministrati con i loro eletti, si accontentano di recitare la parte dei salvatori senza straccio di visione, noi ai tavoli istituzionali portiamo i dossier. Se ci accusano di avere una forte prosopopea in audizione, ce ne facciamo vanto: è la sana presunzione di chi conosce le norme. Sentiamo parlare con superficialità di accorpamenti dei Consorzi, ignorando che i cinque enti abruzzesi ricadono sotto due Autorità di Distretto Idrografico ben distinte, l’Appennino Centrale e l’Appennino Meridionale. Fonderli a freddo vuol dire non capire la geografia e l'idrologia della nostra regione. Significa solo creare un megabaraccone burocratico distante dai campi, senza cancellare un solo euro di debito".

A far crollare la narrazione di Coldiretti e Cia è la stessa normativa vigente, che le altre sigle dimostrano di non conoscere o di aver colpevolmente dimenticato.

"La richiesta di un nuovo tavolo permanente è la certificazione di chi non ha idee - chiarisce il Direttore di Confagricoltura Abruzzo, Camillo Colangelo -. Le regole per tagliare gli sprechi e riorganizzare i servizi ci sono già: sono gli articoli 2 e 3 della Legge Regionale 45/2019. C'è scritto chiaramente che si possono gestire in forma associata la centrale unica di committenza, i contenziosi, il catasto consortile e la digitalizzazione, oltre ad affidare lavori direttamente agli agricoltori tramite le convenzioni del D.Lgs 228/2001 e degli enti locali col D.Lgs 267/2000. Perché Coldiretti e Cia non hanno preteso l'applicazione di queste norme quando i Commissari e i Cda le ignoravano? Dove erano i loro controlli quando la Regione abdicava alle funzioni di vigilanza previste dagli articoli 15 e 21 della stessa legge? Noi non chiediamo commissioni farsa; vogliamo un Consorzio di secondo grado per i servizi centralizzati e modifiche mirate alla governance e alle incandidabilità".

La distanza tra il pragmatismo di Confagricoltura e i proclami altrui diventa abissale quando si passa alle infrastrutture e alla gestione dei cambiamenti climatici, dove la Piana del Fucino rappresenta l'emblema dell'incapacità politica.

"Sulle calamità e sulla siccità il tempo delle chiacchiere è scaduto - incalza il Direttore di Confagricoltura L'Aquila, Stefano Fabrizi -. Nel Fucino sono serviti 15 anni per uno stralcio di progetto. L'invaso di Amplero è stato citato ben cinque volte dall'Autorità di Distretto Meridionale come precondizione vincolante per la rete irrigua a pressione e ha già ottenuto il placet del PAUR. Eppure, tutto tace. A fine aprile l'ARAP ci garantiva un progetto esecutivo entro giugno e le gare in autunno, ma oggi perfino il Consorzio Ovest, soggetto attuatore, viene tenuto all'oscuro. Di fronte a questo blocco, festeggiare per l'apertura di un tavolo permanente è surreale. Pretendiamo un incontro immediato con il Presidente Marsilio, non ci bastano le targhe dell'Autorità di Distretto appese su uffici mai aperti".

Confagricoltura traccia così la vera rotta per la tutela del comparto. Invece di esultare per il milione e duecentomila euro sui costi energetici e i 700 mila euro spettanti al Consorzio Ovest, risorse che sono semplici partite di bilancio dovute alle imprese, l'organizzazione guarda al futuro strutturale della PAC 2028-2034. La proposta concreta è rendere permanente il "Modello Abruzzo", sperimentato con successo tramite la FIRA nel 2023 per l'emergenza peronospora, garantendo prestiti a tasso zero e senza garanzie per dare liquidità immediata alle aziende piegate dai disastri atmosferici.

"Mentre c'è chi si accontenta di fare presenza alle audizioni per collezionare titoli sui giornali, Confagricoltura rivendica il proprio ruolo di guida e scudo protettivo dei produttori agricoli abruzzesi", concludono i rappresentanti di Confagricoltura.