Comitato per il NO al referendum: c'è anche l'Udu Teramo
Il nostro NO non è un NO conservatore. È un NO politico, consapevole, che rifiuta una riforma sbagliata e apre a una battaglia più ampia per una giustizia pubblica, democratica e accessibile.
– La Redazione
TERAMO - In vista del referendum sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo, le associazioni studentesche universitarie UDU Teramo, 360 Gradi Chieti-Pescara e PAS-Partecipazione Attiva Studentesca prendono una posizione chiara.
Questa riforma ci viene raccontata come un passaggio – citiamo – “tecnico, neutro e necessario”. Ma non c’è nulla di neutro quando si decide come funziona la giustizia e da che parte sta in questo Paese.
La nostra posizione si inserisce in un percorso di mobilitazione più ampio: ieri, infatti, abbiamo partecipato a Pescara al lancio della campagna del Comitato per il NO al referendum, condividendo con altre realtà la necessità di contrastare una riforma che aumenta le disuguaglianze e riduce le tutele.
NO a un provvedimento che non è sbagliato perché imperfetto, ma perché fa una scelta precisa: intervenire sugli equilibri di potere della giustizia, non sui diritti delle persone.
Ci viene detto che questa riforma serve a rendere il sistema più efficiente. Ma la verità è che non tocca i problemi reali di chi la giustizia la vive sulla propria pelle: non investe nella giustizia pubblica, non migliora l’accesso alle tutele per chi non ha adeguate risorse economiche, non rafforza la protezione per chi subisce sfruttamento, precarietà, discriminazioni e violenze.
Questa riforma non rende la giustizia più forte, ma più fragile, perché ne indebolisce l’autonomia e i meccanismi di controllo. E in un Paese già profondamente diseguale, questo ha un effetto chiarissimo: chi ha potere, risorse e relazioni avrà meno vincoli, mentre per chi sta in basso diminuiscono le tutele.
La nostra generazione non può essere distante da questa storia. Perché qui non si parla di un tecnicismo giuridico, ma del nostro presente e del nostro futuro, della possibilità concreta di difendere i nostri diritti.
C’è poi un problema democratico che, come studentesse e come studenti, non possiamo ignorare. Anche questo referendum si svolge senza una reale garanzia del voto fuorisede; migliaia di studenti, lavoratrici e lavoratori fuorisede saranno quindi esclusi dall’esercizio di un diritto fondamentale. La democrazia non è solo chiamare al voto, ma garantire che tutte e tutti possano votare.
Il voto è stato fissato per il 22 e il 23 marzo prossimi, con tempi strettissimi e senza garantire un vero spazio di informazione, confronto pubblico e dibattito consapevole. Non c’è il tempo per costruire una discussione nei territori, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro. Così il referendum perde il suo significato più profondo, ossia quello di essere uno strumento di reale partecipazione democratica e di rendere possibile una scelta informata.
Indebolire la giustizia significa rendere più difficile difendersi per chi subisce abusi e più semplice evitare conseguenze per chi li commette. Significa togliere strumenti alla tutela collettiva e normalizzare l’idea che i diritti siano concessioni, non conquiste.
Per questo il nostro NO non è un NO conservatore. È un NO politico, consapevole, che rifiuta una riforma sbagliata e apre a una battaglia più ampia per una giustizia pubblica, democratica e accessibile. Una giustizia che non protegga i privilegi, ma che stia dalla parte di chi subisce quei privilegi. Una giustizia che sia strumento di uguaglianza, non di selezione sociale.
E allora, contro una giustizia che aumenta le disuguaglianze, contro un modello di Paese che restringe i diritti e riduce la partecipazione democratica, noi siamo qui, ancora una volta, a dire convintamente NO.
Unione degli Universitari di Teramo
360 Gradi Chieti-Pescara
PAS - Partecipazione Attiva Studentesca