Ceuta al collasso, parlano due docenti spagnole che sono vissute a Teramo
"Bambini soli, città paralizzata e tanta paura"
- La Redazione
CEUTA – L'enclave spagnola di Ceuta, sulla costa nordafricana, sta vivendo la più grave crisi migratoria degli ultimi anni. Tra il 30 e il 31 luglio, circa 50.000 persone provenienti dal Marocco sono entrate irregolarmente nella città, mettendo a dura prova un territorio di appena 85.000 abitanti. Oltre al dramma umanitario, che ha causato numerose vittime, l'emergenza ha aperto un duro confronto sul piano politico e diplomatico, spingendo anche l'Italia a ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne per i cittadini non appartenenti all'Unione Europea provenienti dalla Spagna.
Per comprendere come questa emergenza stia incidendo sulla vita quotidiana della popolazione, abbiamo raccolto le testimonianze di due professoresse di Ceuta, Bego Garrito Bernet e Macarena Leiva Garcia, che in passato sono vissute a Teramo grazie ai progetti Erasmus realizzati con il supporto di Denis Mignini, già collaboratore dell'Ufficio Relazioni Internazionali dell'Università degli Studi di Teramo, e di alcuni docenti del Polo Tecnologico Economico "Alessandrini-Marino-Pascal-Comi-Forti".
«Quello che abbiamo vissuto a Ceuta è stato pazzesco» racconta la professoressa Garrito Bernet, responsabile del Dipartimento di Commercio e Marketing del CIFP n. 1 di Ceuta. «Sono entrate in città quasi 50.000 persone, a fronte di una popolazione residente di circa 85.000 abitanti. È stato straziante vedere così tanti bambini vagare da soli e scalzi per le strade, insieme a molte donne – una presenza insolita – e a migliaia di uomini. C'è poi la tragedia di almeno 90 persone che hanno perso la vita inseguendo la speranza di un futuro migliore. Ad oggi si stima che quasi 48.000 migranti abbiano lasciato volontariamente Ceuta, rendendosi conto che la città era ormai al collasso e incapace di garantire cibo e riparo. Sebbene la stragrande maggioranza fosse pacifica, si sono verificati anche alcuni episodi di saccheggio nei negozi di alimentari. Ero a Ceuta quando è avvenuto l'attraversamento del confine; il giorno successivo ho preso il traghetto e ora mi trovo a Malaga. Era impossibile fare qualsiasi cosa: spiagge e strade erano gremite di persone e gran parte dei negozi aveva abbassato le serrande. Oggi i partiti politici si scontrano per conquistare consenso in vista delle prossime elezioni, invece di concentrarsi sulla gestione dell'emergenza umanitaria».
La collega Leiva Garcia, docente di Marketing e Pubblicità del Centro Integrato di Formazione Professionale di Ceuta, conferma il clima di forte tensione: «Stiamo vivendo un momento molto difficile. La crisi migratoria ha riportato in primo piano tutta la fragilità della frontiera meridionale dell'Europa. Le immagini di decine di migliaia di migranti arrivati a nuoto attraverso il molo del Tarajal hanno sconvolto la quotidianità dei residenti, alimentando paura e incertezza tra le famiglie. Accanto alle preoccupazioni per la sicurezza, resta profondo il dolore per le vittime della traversata e per le conseguenze umanitarie di questa crisi. Nonostante tutto, la città continua a reagire con dignità: commercianti, lavoratori e cittadini cercano di preservare la normalità, sostenuti da un forte senso di appartenenza alla comunità».
La dirigente scolastica del Polo Tecnologico Economico di Teramo, prof.ssa Maria Letizia Fatigati, ha dichiarato: «Le mobilità internazionali degli studenti e del personale scolastico rappresentano sempre di più strumenti fondamentali nella creazione di reti solide e solidali tra paesi e popoli. Le docenti di Ceuta, che da anni ospitiamo nei nostri percorsi dell’Istituto Tecnico Economico “Pascal-Comi”, ne sono l'esempio. A nome della comunità scolastica teramana che rappresento, esprimo loro vicinanza e solidarietà».
Mentre oggi i ministri dell'Interno dei 27 Paesi dell'Unione Europea si sono riuniti in videoconferenza straordinaria sulla crisi migratoria, convocata su iniziativa di Italia e Danimarca e sostenuta da altri 20 Stati membri, a Ceuta si tenta un lento ritorno alla normalità, tra rimpatri volontari verso il Marocco e il timore che la crisi possa riaccendersi. Al centro del vertice, una risposta europea coordinata all'emergenza e il rafforzamento della cooperazione con Rabat nella gestione dei flussi migratori.
Angelo Di Carlo