Centro di Salute Mentale di Sant’Egidio alla Vibrata: le criticità
Sono denunciate in una nota dal Comitato civico per la tutela dell’ospedale vibratiano
- Walter Cori
SANT'EGIDIO ALLA VIBRATA - L’assistenza psichiatrica territoriale rappresenta il pilastro di un sistema di salute mentale moderno e dignitoso: permette la continuità della vita quotidiana, sostiene la riabilitazione verso una reale autonomia, previene le riacutizzazioni della malattia e garantisce supporto alle famiglie, senza sradicare i pazienti dal proprio contesto.
È con questa consapevolezza che il Comitato richiama l’attenzione sulle criticità che, negli ultimi anni, interessano il Centro di Sant’Egidio alla Vibrata, composto da un Centro di Salute Mentale (CSM) e da un Centro diurno.
Un dato preoccupante: metà del personale ha lasciato il centro - Nell’arco degli ultimi tre-quattro anni, circa 15 operatori su 30 — nella quasi totalità personale strutturato ASL afferente al CSM — hanno chiesto e ottenuto il trasferimento ad altre strutture. Il Comitato si chiede se il Dipartimento competente abbia esaminato le cause di questo fenomeno e valutato eventuali interventi, in coordinamento con la dirigenza ASL. Un dato così rilevante non può essere ignorato: rappresenta un segnale inequivocabile di disagio organizzativo.
Conflittualità interna e sovrapposizione di ruoli - Il Comitato è venuto a conoscenza di una condizione problematica derivante da elementi di conflittualità tra il personale e le figure apicali, con il rischio concreto di interferire con il normale funzionamento dell’attività assistenziale. Sembra delinearsi una confusione e una sovrapposizione di ruoli tra la dirigenza del CSM e quella del Centro diurno — quest’ultimo gestito da una cooperativa sociale — che genera tensioni interne e situazioni riferite di vessazione, al limite del mobbing.
La rottura con il modello riabilitativo del passato - Si registra inoltre una progressiva discontinuità rispetto alla gestione precedente: una tendenza all’eccessiva medicalizzazione della malattia mentale e la cancellazione di attività storiche e qualificanti, come la montagna terapia, che aveva rappresentato un modello di terapia riabilitativa moderno ed efficace, punto di riferimento per tutti i centri diurni dell’Abruzzo.
Il nodo delle certificazioni - Un’ulteriore criticità riguarda la certificazione psichiatrica. Rispetto al passato, sembra che si sia ridotta quella istituzionale a favore di quella in libera professione — anche nella forma dell’intramoenia. Questo comporta un doppio problema: un aggravio economico per le famiglie e possibili complicazioni burocratiche. Le commissioni INPS richiedono spesso documentazione su carta intestata del SSN, che attesti la reale presa in carico pubblica del paziente. Occorre inoltre considerare il rischio di conflitto d’interesse: un medico non dovrebbe utilizzare l’attività istituzionale per finalizzare pratiche avviate in regime privato, laddove queste richiedano un atto formale del servizio pubblico, per evitare che la prestazione privata diventi una scelta obbligata o una corsia preferenziale. In sintesi, le certificazioni per fini INPS o medico-legali (interdizione, inabilitazione) devono essere rilasciate nell’ambito dell’attività istituzionale del CSM; l’intramoenia è valida per pareri clinici o aggiornamenti terapeutici, ma ha un peso diverso in sede amministrativa.
La richiesta del Comitato - Il Comitato chiede che tutte le figure competenti — la dirigenza ASL, il Dipartimento di Salute Mentale e le istituzioni di riferimento — intervengano per analizzare la situazione e adottare le misure necessarie a ripristinare condizioni di lavoro serene e un servizio adeguato ai cittadini. Un centro di salute mentale che perde metà del suo personale in pochi anni non è un problema amministrativo: è un problema di salute pubblica - Comitato Civico per la Tutela dell’Ospedale Val Vibrata e della Sanità Pubblica -