Castiglione della Valle, un borgo abbandonato ma vivo

E' una frazione del comune di Marsciano (PG), un luogo immune dalla cementificazione

2026-01-03T15:47:00+01:00 - Walter Cori

Castiglione della Valle, un borgo abbandonato ma vivo

MOSCIANO SANT'ANGELO - L’anno 2026 si apre all’insegna del sole, della voglia di vivere e della voglia di riportare in vita qualcosa o qualcuno che da anni, ormai, dorme. Castiglione della Valle si è addormentato da troppo tempo ed ora si trova in uno stato di quiescenza e, come la Bella Addormentata nel bosco, pare che anch’esso stia aspettando il principe per spalancare di nuovo i suoi splendidi occhi nel cielo azzurro.

Per il momento, intanto, gli occhi, ovvero le sue finestre, restano socchiuse e attaccate per metà ai cardini danzano al vento, schermate da brandelli di tenda, che indefesse dallo scorso secolo, resistono agli agenti atmosferici implacabili.

In questa mattina di gennaio, limpida e fredda, come il calendario vuole, sei piedi avanzano su quello che doveva essere l’ingresso al borgo, chiuso e circoscritto, come un castello. Specchietti d’acqua ghiacciata sul versante nord si rompono sotto le nostre suole in un cric musicale. A farci strada un gatto bianco con una piccola macchia nera sul collo. Un perfetto giovane maschio educato alla voce umana che ci ha introdotto nella piazza circolare, attorniata da vecchi palazzi signorili, disposti come conviviali intorno al tavolo rotondo in dolce discussione. Mi piace pensare, che nel corso della loro lunga vita, si saranno scambiati pareri e profumi culinari, saranno stati testimoni di feste, nascite e, ahimè, tragedie familiari e storiche.

Tre volti, i nostri, ognuno perso dietro i nostri pensieri, i loro pensieri. In silenzio siamo andati verso il sole, verso sud, verso la luce e verso quel suono dolce di acqua che dalla fontana ancora scorre; nasone senza chiusura, ultimo testimone vivo, che ancora eroga acqua a profusione. Dolce fontana, portatrice di acqua vitale, ferma ancora lì, come la Biancaneve montanara, nell’atto di riempire una conca che non si riempirà mai.

Castiglione della Valle, borgo fantasma d’Abruzzo, vivi ancora tra la natura selvaggia della stupenda Riserva Naturale di Fiume Fiumetto, con le anime dei tuoi residenti di ogni epoca che aleggiano sulla tua piazza, tra le tue viuzze, sul greto e intorno ai due portali adornati di bassorilievi della tua imponente chiesa, sulle scalinate del tuo abitato incastonato nel grande vallone dove scorrono le limpide acque del fiume Chiarino.

La storia ti racconta in documenti risalenti al X secolo, una storia che ti lega a famiglie nobili; successivamente il tuo nome si lega, in un moto di orgoglio provinciale, a Lucrezia Borgia e al suo soggiorno in questo fiorente borgo, dove vi trova rifugio nel 1449 insieme ad Alfonso D’Aragona per sfuggire al Duca Valentino. Una breve parentesi che trova posto in qualche pagina di storia, mentre tutto il resto è vera Storia, storia dell’Abruzzo teramano, che tra monti, fiumi, pascoli e boschi nei millenni si snoda. 

Ora, le tue case – raccolte attorno al campanile a vela coronate da quattro campane della chiesa di San Michele Arcangelo, esempio di architettura romanica, risalente intorno all’anno mille e costruito con pietre locali di fiume – respirano il paesaggio abbandonato, ma continuano a vivere dei panorami mozzafiato delle catene montuose poste a corona che, con il Dente del Lupo, il Monte Camicia e il Paretone del Corno Grande, fanno da coreografia ai sentieri di Salici, Pioppi e Roverella che, dolci, si aprono alle pendici dello sperone su cui Castiglione, altera, ora dorme.

Tutti i cittadini di Castiglione della Valle, dall’altura del loro paese sono saliti nel cielo un po’ più in alto, di Lucrezia rimangono le sue gesta tra le pagine ripiegate, mentre le parole, quelle vere, sono nel vento; chi il borgo attraversa le può sentire, può sentire il respiro del suo passato carico di Storia, Museo all’aperto della memoria, che urge non essere dimenticato.

A noi tre, turisti per necessità di conoscenza, restano i paesaggi, le prospettive, le vette, il cielo terso merlettato di nuvole bianche, i fossi, un borgo abbandonato ancora abitato dalla fontana che le antiche storie canta e la voce del vento che tutto sa e tutto racconta, che dal fiume risale e dietro il Gran Sasso scompare - Maria Matani -