Caso di Silvi, Brandiferri: una questione che riguarda tutti noi

La Consigliera di Parità apre una riflessione sul significato della violenza sulle donne quando arriva nei luoghi delle istituzioni

- La Redazione

Caso di Silvi, Brandiferri: una questione che riguarda tutti noi

TERAMO - È ancora in fase di accertamento la vicenda avvenuta nei giorni scorsi durante una riunione di maggioranza a Silvi, dove, secondo quanto riportato dalla stampa, la vicesindaca Luciana Di Marco sarebbe stata aggredita fisicamente al termine di un acceso confronto politico. Il sindaco Andrea Scordella ha definito l'accaduto “un episodio vergognoso”, esprimendo solidarietà alla vicesindaca e ribadendo che nessun comportamento lesivo della dignità della persona può essere giustificato.

Sul caso interviene con fermezza la Consigliera di Parità della Provincia di Teramo, Monica Brandiferri, ponendo una domanda volutamente provocatoria: “Le donne, nelle istituzioni, vanno prese per i capelli?” e aggiunge: “a cosa servono tutte le campagne di sensibilizzazione, tutte le iniziative e le parole che ogni giorno spendiamo per parlare di rispetto e di contrasto alla violenza sulle donne, se poi la violenza arriva fin dentro le istituzioni? Ci diciamo continuamente che le donne devono esserci, devono partecipare, devono entrare nei luoghi dove si prendono le decisioni. E quando finalmente ci sono, dobbiamo anche preoccuparci di ciò che può accadere loro proprio in quei luoghi?".

"Non mi interessa entrare nel merito di ciò che ha preceduto l'episodio. Saranno gli accertamenti a chiarire i fatti. Ma una cosa credo debba essere detta con assoluta chiarezza: il confronto politico può essere duro, le posizioni opposte, i toni accesi. Ma le mani devono restare ferme - continua la consigliera di parità -. La presenza delle donne nei luoghi in cui si decide non può essere ridotta a una questione di numeri: è la possibilità stessa di esserci, di parlare, di dissentire e di esercitare pienamente il proprio ruolo senza dover pagare un prezzo per il semplice fatto di essere donna".

“Una donna può essere contestata, può essere contraddetta, può essere messa in minoranza: fa parte della democrazia. Quello che non può accadere è che il suo corpo diventi il luogo sul quale si scarica un conflitto. Abbiamo bisogno di donne nei luoghi in cui si decide, ma abbiamo anche bisogno che quei luoghi siano spazi nei quali una donna possa esercitare il proprio ruolo senza dover mettere in conto la violenza. Il rispetto non può esistere soltanto quando il confronto è facile. E se la violenza arriva dentro le istituzioni, allora non riguarda più soltanto chi era in quella stanza. Riguarda tutti noi”, conclude Monica Brandiferri.