Casa del Popolo: fare piena luce sulla morte di Ibrahima Dramè

"La strage quotidiana di morti sul lavoro sa tanto di assuefazione" si legge nella nota

- Walter Cori

Casa del Popolo: fare piena luce sulla morte di Ibrahima Dramè

TERAMO - E'  il 12 aprile 2023 quando, nel cantiere della chiesa di Sant’Agostino, nel pieno centro storico di Teramo, un ponteggio crolla. Ibrahima Dramè, operaio senegalese di appena 24 anni, muore precipitando da un’altezza di circa dieci metri. Un altro suo collega rimane ferito.

Ieri, tre anni e mezzo dopo, il Tribunale di Teramo assolve in primo grado i quattro imputati rimasti a giudizio, tra cui il coordinatore per la sicurezza e il direttore dei lavori.

Eppure, già nell’autunno del 2023, una perizia disposta dal giudice nell’ambito di un incidente probatorio aveva individuato un ponteggio non previsto nella progettazione e un sistema di ancoraggio non sicuro. Nel 2024 era già intervenuta una condanna relativa all’impresa esecutrice dei lavori, mentre il procedimento nei confronti delle altre figure coinvolte è proseguito fino alle quattro assoluzioni di ieri.

Attendiamo con una certa impazienza di leggere le motivazioni della sentenza. Vorremmo capire attraverso quali valutazioni il Tribunale sia arrivato a escludere le responsabilità penali di chi aveva compiti di direzione dei lavori e coordinamento della sicurezza, a fronte delle gravi criticità del ponteggio emerse dagli accertamenti tecnici.

Ogni volta che un lavoratore muore ci ritroviamo di fronte alla stessa scena: una catena di responsabilità che si trasforma in un continuo scaricabarile. Si susseguono le dichiarazioni di cordoglio, le parole di circostanza, le promesse di fare piena luce. Poi, passato il clamore, le famiglie vengono lasciate sole a chiedere giustizia per i propri cari, usciti di casa una mattina per andare al lavoro e mai più tornati.

Quest’estate Youssef, operaio di 33 anni originario della Costa d’Avorio e residente a Teramo, ha perso la vita in un cantiere di Ascoli, colpito da una benna. Poco più di due settimane fa è morto un altro giovane operaio delle nostre parti: Andrea Moretti, 22 anni, originario di Tottea, precipitato mentre lavorava all’installazione del nuovo impianto di illuminazione del Colosseo, a Roma.

Secondo i dati INAIL, nei primi sette mesi del 2026 sono state presentate 595 denunce di infortunio con esito mortale, comprese quelle relative agli incidenti nel tragitto casa-lavoro, vale a dire quasi tre al giorno: numeri che raccontano una strage quotidiana, sempre più sommersa dall’indifferenza e dalla nostra stessa, terribile assuefazione.

Sono il segno di un problema strutturale che attraversa il mondo del lavoro e che continuiamo a trattare come un’emergenza soltanto quando arriva l’ennesima notizia di una tragedia. Il giorno dopo tutto torna come prima, fino al prossimo nome da aggiungere a un elenco che non smette di allungarsi.

Viviamo in un Paese in cui la sicurezza è diventata la parola d’ordine di ogni politica repressiva. Si moltiplicano decreti sicurezza, DASPO, fogli di via e misure punitive volte a restringere gli spazi del conflitto sociale, andando a colpire chi si oppone al peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. Quando invece si tratta della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, delle condizioni imposte alle imprese e delle responsabilità lungo la filiera degli appalti, improvvisamente tutti fanno orecchie da mercante.

La sicurezza che in questo Paese si proclama ogni giorno è dunque una sicurezza troppo spesso prostrata alle uniche esigenze del profitto. Una contraddizione che chiama direttamente in causa le scelte politiche ed economiche che regolano il mondo del lavoro.

Chiediamo che sia fatta piena luce sulla morte di Ibrahima Dramè. Pretendiamo che si intervenga sulle condizioni che continuano a produrre morti sul lavoro: appalti al ribasso, precarietà, ricattabilità, compressione dei diritti e subordinazione della sicurezza alle esigenze produttive.

La vita dei lavoratori vale più dei profitti di chi li sfrutta - Casa del Popolo -