Carovita raddoppiato per le aree interne
I Giovani Democratici: "La Legge 32/2021 ha fallito: servono servizi e detassazione"
- Walter Cori
PESCATRA - “Mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia Verrecchia continua a rivendicare una legge che non ha invertito lo spopolamento, i numeri raccontano un’altra realtà. Vivere nell’entroterra significa pagare di più per spostarsi, curarsi, studiare e lavorare. Anche per questo oggi scioperiamo contro il carovita”. La crisi delle aree interne in Abruzzo è ormai una vera e propria emergenza. Lo dimostra ancora una volta il report “Economia, attrattività e direttrici di sviluppo delle aree interne dell’Abruzzo. Opportunità di rilancio per l’Appennino Centrale”, a cura di Eures e Uil: tra il 2015 e il 2026 le aree interne della nostra regione hanno perso il 20,5% della popolazione, un dato che diventa ancora più drammatico nella fascia under 15, dove il calo raggiunge il 33%. È la fotografia di un progressivo svuotamento dell’entroterra abruzzese e rappresenta anche la smentita più evidente della narrazione che il centrodestra regionale continua a costruire sulle proprie politiche per le aree interne.
La legge regionale 32 del 2021, che lo stesso capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Verrecchia continua a indicare tra le risposte messe in campo dalla Regione contro lo spopolamento, non ha prodotto quel cambiamento strutturale di cui l’Abruzzo aveva bisogno. Non è una valutazione che nasce oggi: proprio l’attività di monitoraggio avviata dal Comitato per la Legislazione del Consiglio regionale ha imposto una riflessione sull’effettiva capacità della norma di incidere sulle dinamiche demografiche. Gli incentivi individuali possono essere uno strumento, ma non possono sostituire una politica complessiva per rendere possibile vivere, lavorare e costruire una famiglia nell’entroterra. Non si combatte lo spopolamento con qualche contributo se, contemporaneamente, si riducono i servizi e aumentano i costi che le persone devono sostenere ogni giorno. Il problema è esattamente questo: nelle aree interne il carovita si paga due volte. Si paga alla pompa di benzina perché spesso non esiste un’alternativa all’automobile; si paga nel costo degli spostamenti per raggiungere una scuola, un ospedale o il posto di lavoro; si paga nella progressiva riduzione dei servizi pubblici e delle opportunità. Dimensionamento scolastico, difficoltà della sanità territoriale, trasporto pubblico insufficiente e sempre più costoso, minori opportunità lavorative e imprenditoriali rendono l’entroterra sempre meno accessibile soprattutto alle nuove generazioni.
È anche per questo che oggi siamo nelle mobilitazioni e nello sciopero contro il carovita: perché l’aumento dei prezzi non colpisce tutti allo stesso modo e chi vive lontano dai grandi centri urbani parte già da una condizione di maggiore svantaggio. In queste condizioni restare rischia di diventare un atto di eroismo. Ma noi non vogliamo chiedere ai giovani abruzzesi di essere eroi: vogliamo garantire loro il diritto di restare, di tornare e di costruire la propria vita nei luoghi in cui sono nati. Per questo, come Giovani Democratici, lanceremo una mobilitazione nei comuni dell’entroterra per ascoltare direttamente amministratori, giovani, famiglie, lavoratori e imprese e costruire una vertenza regionale sulle aree interne. La priorità deve essere chiara: prima di tutto servizi e fiscalità di vantaggio. Servono scuole, presidi sanitari, trasporto pubblico accessibile e capillare, collegamenti digitali, servizi amministrativi e opportunità di formazione.
E accanto ai servizi serve una vera politica economica per rendere conveniente vivere e produrre nelle aree interne: detassazione e decontribuzione per giovani, lavoratori e imprese che scelgono di restare o insediarsi nei comuni dell’entroterra, incentivi all’imprenditorialità, sostegno all’accesso alla casa e investimenti nell’agricoltura e nelle attività produttive. Proponiamo inoltre un fondo nazionale da 6 miliardi per le aree interne, destinato al rafforzamento della viabilità e del trasporto pubblico locale, a un intervento straordinario di decontribuzione e detassazione per le imprese, alla creazione di spazi di coworking, alla salvaguardia dei presidi sanitari nelle zone svantaggiate, al rinnovamento della pubblica amministrazione e agli investimenti nell’agricoltura. Lo spopolamento non si combatte finanziando l’abbandono, ma rendendo conveniente e possibile restare. Dopo cinque anni di legge regionale 32/2021, i dati ci dicono che non basta incentivare qualche nuovo residente: bisogna garantire alle comunità dell’entroterra le stesse opportunità, gli stessi diritti e la stessa qualità dei servizi di chi vive nelle città. È su questa sfida che chiediamo alla Regione Abruzzo di misurarsi, abbandonando la propaganda sui risultati raggiunti e aprendo finalmente una stagione di politiche strutturali per il futuro delle aree interne - PD Abruzzo -