Carceri abruzzesi, Gd: servono interventi concreti e dignità

I Giovani dem: i dati sul sovraffollamento descrivono una realtà che mette a rischio la sicurezza e mina la credibilità dello Stato

2026-02-23T12:29:00+01:00 - La Redazione

Carceri abruzzesi, Gd: servono interventi concreti e dignità

PESCARA - “I numeri che emergono sulla situazione delle carceri abruzzesi dalla relazione del Presidente Vicario della Corte di Appello, Fabrizio Riga, letta all’inaugurazione dell’anno giudiziario e delle segnalazioni delle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, descrivono una realtà che non può più essere ignorata: istituti sovraffollati, aumento costante dei detenuti, organici insufficienti e condizioni di lavoro sempre più critiche per la polizia penitenziaria. In Abruzzo i detenuti hanno raggiunto quota 1.981, in aumento rispetto ai 1.908 dello scorso anno, con un tasso di sovraffollamento che in diversi istituti supera la capienza regolamentare. Una miscela che mette a rischio la sicurezza e mina alla base la credibilità dello Stato”. Così Saverio Gileno, Segretario Regionale Giovani Democratici Abruzzo; Emanuele Castigliego, Segretario Giovani Democratici Nuova Pescara e Responsabile Organizzazione Giovani Democratici Abruzzo; Federico Proterra, Presidente Provinciale Giovani Democratici Pescara.

“Non siamo davanti a un’emergenza improvvisa, ma al risultato di anni di scelte sbagliate e di una gestione che ha privilegiato l’annuncio alla programmazione – dicono gli esponenti GD -. Oggi paghiamo il prezzo di un sistema che regge su equilibri fragilissimi, dove mancano agenti, educatori, personale sanitario e strumenti adeguati per affrontare situazioni sempre più complesse, comprese quelle legate al disagio psichico. Il carcere, così com’è, rischia di trasformarsi in un contenitore di marginalità. In luoghi che dovrebbero rappresentare la presenza dello Stato, si concentrano invece solitudine, tensione e assenza di prospettive. Sono diventati 'non luoghi' della vita – o peggio, della 'non vita' – spazi che comprimono la dignità umana senza costruire reali percorsi di responsabilizzazione e reinserimento. Il tema non riguarda soltanto i detenuti. Riguarda gli agenti che lavorano in condizioni difficilissime, spesso sotto organico e senza adeguato supporto. Riguarda le famiglie. Riguarda la sicurezza collettiva. Perché un sistema penitenziario che non funziona non produce sicurezza, ma ulteriore fragilità sociale".

"La situazione abruzzese si inserisce inoltre in un quadro nazionale allarmante: come denunciato dall’associazione Antigone nel suo ultimo report - proseguono o giovani - nel 2025 in Italia i detenuti sono aumentati di circa 2.000 unità senza alcun incremento dei posti disponibili, con strutture dove in molti casi non sono garantiti neppure tre metri quadri a persona, ai limiti dello Stato di diritto. La riforma della giustizia di cui il Paese ha bisogno passa da investimenti seri sull’edilizia carceraria, sulla messa in sicurezza delle strutture esistenti e sulla realizzazione di nuovi istituti, ma anche dal potenziamento delle REMS in sinergia con le Regioni, delle misure alternative alla detenzione e dall’assunzione di polizia penitenziaria ed educatori: la vera giustizia non è nella separazione delle carriere, ma nell’offrire al condannato un’autentica possibilità di rieducazione".

Serve un intervento strutturale: assunzioni stabili e immediate per colmare la carenza di personale, investimenti sull’edilizia penitenziaria, rafforzamento del supporto sanitario e psichiatrico, potenziamento delle misure alternative per chi può accedervi. Non è buonismo, è pragmatismo istituzionale. In Abruzzo, e in particolare negli istituti più in difficoltà, è necessario aprire un confronto serio tra Governo, Regione ed enti locali per ridefinire priorità e soluzioni concrete. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze o limitarci alla retorica securitaria: la sicurezza vera si costruisce anche garantendo condizioni dignitose e percorsi credibili di reinserimento. Lo Stato deve tornare a essere forte perché giusto, non perché punitivo. Le carceri non possono essere zone d’ombra della Repubblica. Restituire dignità a questi luoghi significa rafforzare la legalità e la coesione sociale, non indebolirle”, concludono Gileno, Castigliego e Proterra.