VIDEO | Caporalato in un bar a S. Omero: l'attività proseguirà con i lavoratori sfruttati
Saranno Amministratori Giudiziari a sostituire i tre indagati: è stato applicato un nuovo protocollo
- La Redazione
TERAMO - Nella mattinata odierna, su delega della Procura della Repubblica di Teramo, i Carabinieri del Nucleo Operativo del Gruppo Tutela Lavoro di Roma, coadiuvati dai militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (N.I.L.) di Teramo, hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare di Controllo Giudiziario d'Azienda emesso dal G.I.P. del locale Tribunale nei confronti di un bar-caffetteria, ubicato a Sant'Omero (TE). L'operazione scaturisce da una complessa indagine coordinata dalla Procura di Teramo, che ha permesso di disvelare un perdurante e sistematico meccanismo di sfruttamento lavorativo che sarebbe stato messo a punto dai gestori del locale.
Tre persone (i due coniugi gestori di fatto e di diritto, unitamente alla collaboratrice di uno studio di consulenza del lavoro) sono attualmente indagate a vario titolo per sfruttamento del lavoro (c.d. "Caporalato"), truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica in atti e violazioni sistematiche alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Alla ditta è stata inoltre contestata la responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/01).
Le indagini, avviate nel maggio 2025 a seguito dei primi controlli di una task force ispettiva che avevano evidenziato diverse anomalie, si sono avvalse di mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento (O.C.P.) e delle testimonianze di oltre venti dipendenti. Gli elementi raccolti hanno consentito di far luce su un presunto grave quadro di sfruttamento e degrado delle condizioni lavorative. I lavoratori approfittando del loro marcato stato di bisogno economico e vulnerabilità sociale (tra cui una giovane ragazza madre e alcuni minorenni) sarebbero stati costretti a turni massacranti di 10-12 ore giornaliere, che spesso si sarebbero protratti oltre la mezzanotte, per sette giorni consecutivi, con la presunta negazione sistematica dei riposi settimanali e delle ferie. A fronte di contratti part-time fittizi, le retribuzioni effettive si sarebbero attestate su cifre irrisorie - tra i 3 e i 4 euro l'ora, corrisposti mediante paghe forfettarie di 30-50 euro al giorno, ampiamente inferiori ai minimi previsti dal Contratto Collettivo Nazionale.
L'indagine, inoltre, avrebbe smascherato un ingegnoso artificio documentale: per abbattere i costi contributivi, i gestori avrebbero imposto ai dipendenti, in un clima di forte soggezione psicologica e sotto minaccia di licenziamento, di firmare false dichiarazioni di "assenze non retribuite" per giornate in realtà interamente lavorate. Tale illecita condotta avrebbe generato una truffa ai danni dell'INPS, con un debito contributivo evaso quantificato in oltre 76.000 euro.
Le condizioni di lavoro sarebbero state ulteriormente esacerbate da un clima fortemente vessatorio, caratterizzato da mortificazioni pubbliche, imposizione di prestare servizio anche in stati di malattia acuta e da un rigido controllo esercitato dai gestori sia personalmente che a distanza mediante l'utilizzo delle telecamere di videosorveglianza installate all'interno dei locali. Ci sarebbe anche l'impiego stabile, in totale regime di "lavoro nero", di un fiduciario della proprietà, incaricato della chiusura notturna e del trasporto degli incassi.
A seguito degli accertamenti sono state irrogate sanzioni amministrative pecuniarie per un importo totale pari a euro 6.680,00.
A tutela diretta delle maestranze sono state altresì emesse diffide accertative per crediti patrimoniali per un importo complessivo di oltre euro 140.000,00. Tali atti sono stati adottati a seguito della riqualificazione delle fittizie "assenze non retribuite" in ore di lavoro ordinario ed effettivo mai retribuite, permettendo così di quantificare e recuperare le differenze salariali illecitamente sottratte ai lavoratori.
Condividendo in pieno il solido quadro indiziario raccolto dai Carabinieri e valutata l'urgenza di interrompere l'attività delittuosa, preservando al contempo il tessuto economico territoriale, il G.I.P. del Tribunale di Teramo ha applicato una misura di grande valenza sociale, prevista dalla Legge 199/2016.
Anziché procedere al sequestro e alla conseguente chiusura del locale che avrebbe ingiustamente penalizzato i dipendenti privandoli del reddito, il Giudice ha disposto l'immediato Controllo Giudiziario dell'azienda. Da oggi, i gestori indagati vengono estromessi dal controllo e l'amministrazione dell'esercizio commerciale è affidata ad Amministratori Giudiziari nominati dal Tribunale. Costoro avranno il compito di garantire la continuità aziendale, ripristinare la legalità, regolarizzare tutti i contratti in essere e restituire finalmente ai lavoratori un ambiente sano, dignitoso e conforme alle normative di legge.
L'operazione si inserisce in un più ampio quadro strategico che vede la Procura della Repubblica di Teramo fortemente impegnata nel contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo. In tale prospettiva, è in fase di perfezionamento un protocollo d'intesa interistituzionale finalizzato ad ottimizzare la capacità di intervento e la tempestività dei controlli a tutela del lavoro regolare. L'intesa mira da un lato a prevenire e abbattere il drammatico fenomeno degli incidenti sul lavoro, e dall'altro a stroncare le distorsioni normative ed economiche che alterano la corretta organizzazione aziendale e il reclutamento del personale. La priorità assoluta dell'azione giudiziaria ed istituzionale rimane la garanzia di condizioni di lavoro sicure, dignitose ed integralmente tutelate.
La vicenda è stata diffusamente riferita in conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica del Tribunale di Teramo Ettore Picardi e dal Sostituto Procuratore Stefano Giovagnoni, che si sono soffermati anche sulla diffusione del fenomeno in provincia di Teramo e sugli effetti del nuovo protocollo applicato e delle attività interforze.
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