Call Center ASL, il centrodestra scarica sui lavoratori i propri errori

Abruzzo Insieme denuncia che con lo spostamento alcuni operatori devono percorrere fino a 250 km al giorno con costi insostenibili

2026-01-07T12:43:00+01:00 - La Redazione

Call Center ASL, il centrodestra scarica sui lavoratori i propri errori

L'AQUILA - Il Gruppo Abruzzo Insieme, per voce del Capogruppo Giovanni Cavallari, denuncia con forza la gestione approssimativa e irresponsabile della vertenza che coinvolge le lavoratrici e i lavoratori del call center ASL, prima operativi nella provincia di Chieti e oggi assegnati alla ASL di Teramo, a seguito del nuovo appalto regionale per i servizi CUP e Call Center.

La nota dei dipendenti parla chiaro e descrive una situazione ormai intollerabile: lo spostamento della sede operativa da Treglio (CH) a Teramo costringe alcuni lavoratori a percorrere quotidianamente fino a 250 chilometri tra andata e ritorno, con costi economici insostenibili e tempi di vita incompatibili con stipendi già bassi, spesso part-time. Non è un caso che i lavoratori coinvolti siano già passati da 13 a 11: chi può, scappa. Chi resta, resiste a fatica.

La ASL di Teramo rivendica legittimamente il rispetto del bando di gara, precisando che l’apertura della sede teramana era prevista nel capitolato. Ed è vero. La ASL di Teramo non ha fatto altro che applicare regole decise altrove.

Ed è proprio questo il punto politico centrale che il centrodestra regionale tenta goffamente di nascondere. Quel bando è stato scritto da Areacom, su indirizzo della Regione Abruzzo, che ha stravolto l’organizzazione precedente senza alcuna valutazione preventiva delle ricadute sociali, occupazionali ed economiche. Una scelta miope e tecnocratica, fatta sulla carta e sulla pelle dei lavoratori.

Siamo di fronte all’ennesimo fallimento politico della Giunta regionale: prima cambiano le regole, poi scoprono che non funzionano, infine si lavano le mani della situazione rifugiandosi dietro cavilli di competenza e rimpalli burocratici. Un copione già visto, che oggi colpisce lavoratori precari e sottopagati.

Gli assessori Magnacca e Verì si sono limitati a convocazioni e dichiarazioni di facciata, senza che a queste siano seguite soluzioni concrete. Intanto nessuno risponde a una domanda semplice e doverosa: perché non sono stati convocati i Direttori Generali delle ASL di Chieti e Pescara per valutare l’assorbimento immediato di questi lavoratori nei rispettivi call center o in servizi analoghi?

Abruzzo Insieme non accetta che la ASL di Teramo venga utilizzata come comodo alibi politico per coprire errori regionali. Difendere il rispetto del bando è corretto, ma usare il bando per giustificare l’abbandono dei lavoratori è inaccettabile.

La Regione Abruzzo, guidata dal centrodestra, deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte sbagliate e intervenire immediatamente con atti concreti, non con promesse. Ogni giorno di ritardo significa ulteriori dimissioni, perdita di professionalità e impoverimento del servizio pubblico.

I diritti dei lavoratori non sono una variabile dipendente dei bandi di gara. Non permetteremo che vengano sacrificati sull’altare della burocrazia e dell’incapacità politica. - Gruppo Consiliare "Abruzzo Insieme" -