Calcio Promozione, il Real Castelnuovo si ritira

Il vicepresidente Cesare Spinelli: “Abbandonati da tutti: fare calcio qui è impossibile”

- Walter Cori

Calcio Promozione, il Real Castelnuovo si ritira

di Stefano Vecellio

TERAMO - Le ansie e i timori delle ultime settimane si sono tramutati nella più amara delle realtà.

Il Real Castelnuovo, storica compagine del calcio teramano militante nel girone A di Promozione, ha ammainato la propria bandiera. Con soli 5 punti collezionati nelle prime 8 giornate e poi la decisione di non scendere in campo nella sfida di domenica contro il San Benedetto Venere.

La società neroverde ha avviato la procedura per il ritiro definitivo dal campionato, concedendo lo svincolo d'ufficio a tutti i componenti della rosa. Una parabola triste per una piazza capace in passato di calcare i palcoscenici della Serie D e che soltanto due stagioni fa festeggiava la vittoria dei playoff nazionali con mister Del Zotti in panchina. Una promozione allora cancellata dalla non iscrizione. Da lì rinacque la rinascita grazie all'acquisizione del titolo del Real Guardiavomano. Un'epopea di pura resilienza che, questa volta, si è scontrata con un muro insormontabile fatto di disinteresse istituzionale, deserto assoluto attorno alla squadra ed una gravissima crisi finanziaria. A raccontare la genesi di questa dolorosa resa è il vicepresidente Cesare Spinelli, figura storica del calcio locale con trascorsi prestigiosi a Teramo e a Giulianova, tornato a Castelnuovo spinto dalla passione e che ora è costretto a prender atto della fine dei giochi. 

  • Vicepresidente Spinelli, il ritiro dal campionato è una decisione drastica. Quali sono stati i nodi cruciali che vi hanno spinto a questa resa? 

“La nostra architettura gestionale si reggeva fondamentalmente sull'apporto finanziario di tre sponsor principali, affiancati da una quarta figura incaricata di reperire ulteriori risorse sul territorio. Quando quest'ultima si è tirata indietro per motivi personali, l'intero ingranaggio è andato in frantumi. Come dirigenza non avevamo le forze per colmare da soli i vuoti del budget necessario ad affrontare il torneo. Ci siamo riuniti e, con enorme rammarico, abbiamo dovuto prendere l'unica decisione possibile: fermarci”. 

  • Oltre al venir meno delle risorse economiche, si è avvertito un certo distacco anche da parte dell'ambiente? 

“Sono toscano d'origine, ma vivo in questo territorio da cinquant'anni. Ho avuto l'onore di fare calcio in piazze importanti come Teramo, nella sua fase di ripartenza, e Giulianova, prima di scegliere di rientrare a Castelnuovo per mero affetto. La verità va detta con estrema franchezza: a Castelnuovo fare attività sportiva è diventato impossibile a causa della totale assenza di interesse da parte della cittadinanza. Manca proprio l'attaccamento alla squadra”. 

  • Un disinteresse isolato o esteso anche al tessuto imprenditoriale e alle istituzioni? 

“Parlano i fatti. Questo è un territorio costellato di grandi aziende che tuttavia non manifestano alcuna intenzione di investire nello sport, a meno che non vi sia un ritorno economico o un incentivo preventivo. Quanto al pubblico, sugli spalti si vedevano quasi ed esclusivamente i familiari dei calciatori. La nota più dolente, però, riguarda l'amministrazione comunale: siamo stati lasciati in uno stato di completo abbandono. I ragazzi si allenavano in condizioni improponibili, a due metri d'oscurità l'uno dall'altro perché l'impianto d'illuminazione non è mai stato sistemato. Impossibile andare avanti così”. 

  • Come ha reagito lo spogliatoio di fronte all'epilogo e alla decisione di concedere lo svincolo a tutti? 

“I ragazzi sono stati straordinari, comprensivi e aperti a ogni confronto, disposti persino ad attendere pur di proseguire. Ma siamo realistici: senza rimborsi non si scende in campo con la giusta serenità, ed è doveroso che chi si impegna riceva quanto pattuito, per quanto modeste fossero le nostre cifre. Se a questo aggiungi le condizioni precarie del campo di allenamento, svincolarli è stato un atto di rispetto e di lealtà nei loro confronti. Parliamo di ottimi elementi e sono certo che abbiano già trovato una sistemazione. Certo, l'amarezza resta tanta ed è del tutto comprensibile”. 

  • Lei ha vissuto da protagonista anche le pagine più esaltanti della storia recente del club, inclusa la promozione in D di due stagioni fa. Quanto è doloroso veder tramontare questo progetto? 

“Brucia enormemente. Due anni fa avevamo una squadra fortissima, la risposta del pubblico era entusiasta e avevamo scritto una bellissima pagina di sport, vanificata poi da una presidenza purtroppo non all'altezza della situazione, sebbene allora Comune e sponsor avessero fatto la loro parte. Ai nastri di partenza di questa stagione, invece, ci siamo ritrovati soli: senza sponsor, senza la piazza e senza l’amministrazione comunale. Ci tengo comunque a ringraziare di cuore i partner che ci hanno sostenuto fino ad oggi. Tuttavia, non si può pretendere che poche persone si facciano carico di cifre spropositate: ognuno deve fare il passo lungo quanto la propria gamba. La cosa paradossale è che realtà molto più piccole e prive di un tessuto industriale forte riescono a fare grande calcio, mentre noi, immersi in un territorio economicamente ricco, siamo falliti”. 

  • Vede margini per una futura rinascita del calcio a Castelnuovo? 

“A essere sincero, no. Questa crisi non è nata dall'oggi al domani, ma è il prosieguo di un logoramento che durava da tempo. Qualcuno tra i soci aveva ipotizzato di ripartire dalla Terza Categoria con volti nuovi, ma a mio avviso neanche questo scenario si realizzerà. Il calcio oggi è profondamente cambiato, specialmente in queste categorie dove il sistema appare malato. Ci si trova a combattere con dinamiche assurde e con giocatori che si comportano da veri e propri mercenari: vedere ingaggi da 2.000 euro al mese in Promozione è qualcosa di sproporzionato che finisce solo per allontanare la gente pulita da questo sport”. 

  • Per quanto riguarda il suo futuro personale nel mondo dello sport? 

“Scherzando ma non troppo, devo quasi ringraziare chi ha decretato la fine di questa esperienza, perché mi ha impedito di continuare a sperperare risorse. Ora intendo dedicarmi pienamente a un'altra mia grande passione: la mia scuderia di cavalli da corsa”.