Biondi: "L’Aquila esempio per l’Europa: ricostruzione, cultura e nuove opportunità"

A Bratislava il sindaco de L'Aquila è intervenuto durante il Comitato europeo delle Regioni

- Walter Cori

Biondi: "L’Aquila esempio per l’Europa: ricostruzione, cultura e nuove opportunità"

L'AQUILA - “L’Aquila è la dimostrazione che anche una città colpita da una tragedia può diventare un modello europeo di rinascita, capace non solo di ricostruire, ma di invertire le tendenze demografiche e generare nuove opportunità attraverso cultura, innovazione e qualità della vita”.
Così il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, intervenendo, nei giorni scorsi, al summit dei leader locali e regionali del gruppo dei Conservatori e riformisti al Comitato europeo delle Regioni, che si è svolto nella capitale slovacca, ospitato dal presidente della Regione di Bratislava, Juraj Droba.
Nel corso dell’incontro, dedicato al ruolo dei poteri locali nel futuro Quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea e alla riforma della politica di coesione, il sindaco ha preso parte al panel dal titolo “Offrire servizi pubblici migliori per combattere la crisi demografica”, portando l’esperienza dell’Aquila, passata da città simbolo del sisma del 2009 a Capitale italiana della Cultura 2026.
Il summit ha riunito amministratori locali e regionali, rappresentanti istituzionali europei ed esperti del mondo accademico e della ricerca, tra cui il direttore scientifico del Central European Labour Studies Institute (Celsi), un centro di ricerca focalizzato sul mercato del lavoro, Martin Kahanec, il vice presidente del Consiglio distrettuale di Pest (Ungheria), Adam Karácsony, la direttrice delle Strategie di sviluppo territoriale della Regione di Bratislava, Barbora Lukáčová, e all’europarlamentare Carlo Fidanza.
Nel suo intervento, Biondi ha ricostruito il percorso dell’Aquila a partire dal sisma del 2009, che coinvolse 57 comuni e provocò oltre 150.000 sfollati, con interi centri storici evacuati. Ad oggi, i governi italiani hanno stanziato circa 23 miliardi di euro per la gestione dell’emergenza e la ricostruzione dell’Aquila e del cratere.
La vera sfida non era solo ricostruire gli edifici, ma decidere quale futuro dare alla città e al territorio. Abbiamo scelto di affiancare alla ricostruzione fisica un progetto di sviluppo fondato su innovazione, formazione e valorizzazione della cultura come elemento identitario e leva di crescita”.
Il sindaco ha evidenziato come L’Aquila presenti una delle più alte concentrazioni di istituzioni culturali in rapporto alla popolazione e come la tradizione culturale della città – definita dal pianista Arthur Rubinstein “la Salisburgo d’Italia” – sia stata trasformata in un asset strategico.
Un percorso che ha portato al riconoscimento dell’Aquila come Capitale italiana della Cultura 2026, con un progetto condiviso insieme alla città di Rieti e ai comuni del cratere sismico, pensato come modello di sviluppo per le aree interne, capace di coniugare identità, memoria e innovazione.
I dati dimostrano che siamo sulla strada giusta: L’Aquila è oggi l’unico capoluogo di provincia abruzzese che non registra un calo demografico. Un segnale concreto di come politiche mirate possano contrastare il declino e rafforzare l’attrattività dei territori”.
Rispondendo al tema della crisi demografica, Biondi ha sottolineato come anche a livello europeo stia emergendo una nuova consapevolezza.  “L’Unione Europea – ha affermato il sindaco dell’Aquila - sta finalmente riconoscendo la necessità di riequilibrare queste dinamiche, anche attraverso l’Agenda per le città promossa dal vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto, che pone maggiore attenzione alle città medie, alle aree interne e a quelle rurali.
Nei territori come L’Aquila e nelle aree interne si registra spesso una qualità della vita più elevata, ma persistono limiti legati all’accesso ai servizi, alle infrastrutture e alle opportunità. È su questo squilibrio che bisogna intervenire, per rendere effettivo il ‘diritto di restare’. Il nuovo bilancio europeo 2028-2034, in tal senso, rappresenta un’occasione decisiva, ma è necessario accompagnarlo con una forte semplificazione amministrativa, perché troppo spesso le risorse arrivano tardi rispetto ai bisogni reali delle comunità”.