Basket, Castorina focalizza la situazione: "Progetti veri"

Rientrato a Teramo dopo tanti anni il coach biancorosso lancia una sfida per la rinascita: “Basta illusioni per una sola stagione”

- La Redazione

Basket, Castorina focalizza la situazione: "Progetti veri"

di Stefano Vecellio

TERAMO - Un ritorno nel segno dei giovani, della formazione e di una visione a lungo termine. Dopo quasi 10 anni, Renato Castorina riabbraccia Teramo e la Teramo a Spicchi portando con sé un bagaglio tecnico importante, arricchito dall'esperienza di Formatore Nazionale della FIP e da una filosofia chiara: costruire il futuro della pallacanestro teramana partendo dalle fondamenta. Il nuovo coach dei teramani, infatti, ricoprirà la doppia veste di capoallenatore in Divisione Regionale 1 e formatore degli allenatori della Tasp Young, coordinando la crescita del vivaio biancorosso. Un progetto pluriennale basato sui giovani, cardine essenziale per rilanciare tutto il movimento abruzzese.

  • Coach, cosa l'ha spinta a sposare nuovamente il progetto della Teramo a Spicchi?

“Mi ha stimolato l'idea di lavorare in un settore giovanile di grandi numeri e con una visione precisa: offrire ai ragazzi un'opportunità concreta per affacciarsi al basket senior e testare il proprio potenziale. Torno in una società che conoscevo già e che negli anni ha ampliato sia la quantità sia la qualità del proprio movimento, grazie al lavoro dell'intero club e di Nazareno Taraschi. A questo si aggiunge la mia attività di Formatore Nazionale FIP: l'idea di lavorare sul campo per la crescita dei giovani allenatori è stata un incentivo determinante per accettare”.

  • Quali sono i pilastri metodologici su cui basa la formazione di atleti e tecnici?

“Il principio cardine è prendersi cura della persona, che sia un giocatore o un allenatore. Per i ragazzi, l'obiettivo è forgiare atleti autonomi, capaci di prendere decisioni in campo, ma sempre dentro una cornice di condivisione degli obiettivi di squadra. Il tutto in funzione di un basket moderno, che si gioca ormai sui 28 metri e non più solo a metà campo. Per i giovani allenatori, significa affinare la capacità di osservazione per individuare le criticità del singolo, dando spazio all'errore dei ragazzi senza la fretta maniacale di correggerlo subito”.

  • Quali saranno i traguardi agonistici della Tasp in questa stagione?

“Vogliamo valutare e preparare questi ragazzi all'impatto con i campionati senior, non soltanto per la DR1, ma nell'ottica di proiettarli entro un paio d'anni verso categorie più importanti. Daremo enorme spazio ai gruppi Under 17 e Under 19, che saranno consolidati dalla presenza e dall'esperienza di due punti di riferimento già confermati come Wu e Bucci.

  • Ha accennato all'evoluzione della pallacanestro. Il movimento abruzzese è al passo coi tempi o c'è ancora da lavorare?

“Servono due valutazioni distinte. A livello senior viviamo un momento di forte difficoltà, legato ai costi vertiginosi delle categorie "minor" a fronte di ritorni modesti, come dimostrano i recenti riassetti di piazze come Roseto, Amatori Pescara e Vasto. Nel settore giovanile, invece, ci sono realtà d'eccellenza e tante società lavorano bene. Ciò che mi piace meno è la caccia al ragazzino dei club vicini, sfruttando le dinamiche dello svincolo, spesso attirando i giovani con sirene che hanno poco di concreto. In regione si sta facendo un buon lavoro, anche se paghiamo ancora dazio nel confronto fuori dai nostri confini”.

  • Cosa manca a Teramo per ritrovare i fasti di un tempo?

“Serve un supporto reale da parte del tessuto economico, con aziende e sponsor disposti a condividere il percorso della Tasp. Un campionato di Serie C o D ha meno appeal per un pubblico abituato ad altre categorie, ma bisogna essere realistici e sostenere una società che sta facendo enormi sacrifici. Fare ulteriori salti nel vuoto oggi sarebbe pericolosissimo. Bisogna consolidare la struttura e risalire passo dopo passo”.

  • Lei è ormai un abruzzese d'adozione. Qual è il suo legame con questa terra e la chiave per il suo riscatto cestistico?

“È una regione che mi ha adottato ormai quasi quarant'anni fa e a cui sono profondamente legato, avendo vissuto il campo sia da giocatore sia da allenatore. Per far tornare il basket ai livelli del passato non bastano i desideri: servono programmazione e credibilità. Troppo spesso si vedono progetti che durano un solo anno e poi svaniscono. Gli imprenditori si avvicinano se trovano realtà strutturate e credibili. Sono questi gli elementi fondamentali per costruire il futuro”.