ASL, l'Atto Aziendale certifica il fallimento della programmazione di Marsilio e della sua Giunta
Abruzzo Insieme: "Sulla UOC di Sant'Omero non esistono vittorie del centro destra se non è mai stata a rischio"
- Walter Cori
TERAMO - L'adozione del nuovo Atto Aziendale della ASL di Teramo rappresenta l'ennesima dimostrazione dell'improvvisazione con cui la Giunta Marsilio e l'assessore Nicoletta Verì hanno governato la sanità abruzzese.
Dietro il linguaggio tecnico della riorganizzazione si nasconde una verità politica evidente: il centrodestra continua a rincorrere le emergenze anziché programmare il futuro della sanità pubblica. Un sistema che modifica continuamente il proprio assetto organizzativo, sposta strutture e competenze senza affrontare il nodo della carenza di personale, delle liste d'attesa e della fuga dei professionisti è un sistema che certifica il fallimento delle proprie politiche.
L'Atto Aziendale richiama principi condivisibili come la tutela dei Livelli Essenziali di Assistenza, l'equità di accesso e la continuità delle cure. Ma questi obiettivi non possono restare dichiarazioni di principio se poi ospedali e servizi territoriali continuano a fare i conti con organici insufficienti e risorse inadeguate.
Abruzzo Insieme accoglie con favore il reinserimento della UOC di Chirurgia Generale di Sant'Omero, perché rappresenta un risultato importante per la Val Vibrata e per l'intera provincia di Teramo. È il riconoscimento delle ragioni di un territorio che in questi mesi, insieme agli amministratori locali, agli operatori sanitari e ai cittadini, ha chiesto con forza di non indebolire un presidio strategico.
Sorprende, però, leggere oggi le dichiarazioni trionfalistiche della maggioranza regionale che accusa l'opposizione di avere alimentato allarmismi. Se davvero la UOC non è mai stata in discussione, allora perché si è reso necessario un lungo confronto istituzionale e perché gli atti ufficiali documentano una fase istruttoria nella quale la configurazione della struttura era stata oggetto di precise prescrizioni, successivamente superate con un ulteriore intervento regionale?
La verità è semplice: non esistono vittorie su ciò che non è mai stato a rischio. Se oggi il centrodestra rivendica il mantenimento della Chirurgia di Sant'Omero come un proprio successo, ammette implicitamente che quella partita è stata realmente aperta e che la mobilitazione del territorio ha avuto un peso. Vigilare e denunciare possibili scelte penalizzanti non significa fare allarmismo: significa esercitare fino in fondo il ruolo dell'opposizione e difendere il diritto dei cittadini ad essere informati.
Questo, però, non cancella il problema di fondo. Una riorganizzazione amministrativa non migliora automaticamente la qualità dell'assistenza. Senza un piano straordinario di assunzioni, senza investimenti tecnologici e senza una strategia capace di rendere attrattiva la sanità pubblica, gli atti aziendali rischiano di restare esercizi organizzativi privi di effetti concreti.
Preoccupano inoltre le possibili conseguenze della redistribuzione delle strutture organizzative, che rischia di accentrare funzioni e responsabilità, indebolendo progressivamente i presidi periferici e aumentando le disuguaglianze tra i territori.
Dopo anni di governo Marsilio, gli abruzzesi continuano a fare i conti con liste d'attesa interminabili, pronto soccorso sotto pressione, cronica carenza di personale e una crescente fuga verso la sanità privata. Questa è la realtà che nessun comunicato autocelebrativo potrà cancellare.
Abruzzo Insieme non è interessato alla gara delle medaglie né alle polemiche di parte. Ci interessa che l'ospedale di Sant'Omero mantenga oggi e domani la propria Chirurgia, con personale, autonomia organizzativa e investimenti adeguati. Perché una UOC non si difende con gli annunci, ma garantendole medici, risorse e la possibilità di funzionare pienamente.
Continueremo a vigilare con serietà e responsabilità sull'attuazione dell'Atto Aziendale, perché la sanità pubblica ha bisogno di programmazione, trasparenza e visione, non di propaganda. I cittadini chiedono ospedali che funzionino, servizi efficienti e risposte concrete: è su questo che si misura la buona politica.