Arci Teramo chiede le dimissioni del vice sindaco di Montorio
Oggi ci rivolgiamo esclusivamente ai cittadini di Montorio che hanno eletto questa amministrazione che li rappresenta.
– La Redazione
Rappresentanti di cosa? Torniamo nel dinamico Comune di Montorio al Vomano, pieno di opere pubbliche dove nel 2022 si tentò di prevedere il bonus per gli scuolabus solo nei casi in cui almeno uno dei due genitori fosse stato in possesso della cittadinanza italiana o di uno dei Paesi dell’Unione europea. Denunciammo come Arci, all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri la violazione dell’articolo 43 del Testo unico sull’immigrazione. Ma oggi ci rivolgiamo esclusivamente ai cittadini di Montorio che hanno eletto questa amministrazione che li rappresenta. Non possiamo continuare a chiederci perché esista la violenza senza chiederci chi ne trae beneficio. La violenza non nasce dal nulla: è coltivata, insegnata, giustificata. È il frutto di un mondo che educa al dominio e chiama forza ciò che è sopraffazione. Per secoli alle donne è stato chiesto di essere pazienti, silenziose, riconoscenti. È stato detto loro che la pace era un dovere, mentre il potere restava saldamente nelle mani di chi decideva la guerra, nelle case come negli Stati. Ma non esiste pace dove una donna vive nella paura. Non esiste ordine dove la libertà è concessa solo a metà del genere umano. Se vogliamo davvero sradicare la violenza, dobbiamo smettere di educare all’obbedienza e cominciare a educare alla responsabilità. Dobbiamo insegnare che il rispetto non è una concessione, ma un diritto. Le donne non chiedono protezione: chiedono giustizia. Non chiedono privilegi: chiedono di non essere colpite, umiliate, uccise in nome di un potere che si difende con la forza perché teme l’uguaglianza. Finché una sola donna sarà costretta al silenzio, la società intera avrà fallito. E finché la violenza verrà tollerata, giustificata o minimizzata, nessuno potrà dirsi davvero libero. Dimettersi, in questo caso, non è una scelta facoltativa: è un atto di responsabilità pubblica e civica. Il messaggio che oggi arriva alle cittadine e ai cittadini di Montorio al Vomano – e in particolare alle donne – è devastante: che si possa continuare a governare anche dopo una condanna per violenza sessuale; che il potere politico possa autoassolversi; che le istituzioni siano impermeabili al senso di giustizia che attraversa la società. Difendere le istituzioni significa pretendere standard etici più alti, non abbassarli. Significa tutelare la democrazia, non svuotarla dall’interno. Su questo non possono esserci ambiguità. Ci stupisca Vicesindaco si dimetta faccia un gesto inaspettatamente politico.
Arci Teramo