Arap e Consorzio industriale, il fallimento del modello Magnacca certificato dalla Regione

Paolucci: corto circuito politico e amministrativo evitabile, ora rischio liquidazione e danni per imprese e lavoratori

- La Redazione

Arap e Consorzio industriale, il fallimento del modello Magnacca certificato dalla Regione

PESCARA - “Lo avevamo detto, scritto e denunciato in ogni sede istituzionale: la rivoluzione Magnacca per il Consorzio industriale Chieti-Pescara era pura propaganda, tecnicamente insostenibile. Oggi non è più solo una posizione dell’opposizione, ma la stessa Regione Abruzzo ne certifica il fallimento, smentendo clamorosamente l’esecutivo. Siamo di fronte a un corto circuito politico e amministrativo evitabile, che ora rischia di produrre effetti gravissimi su imprese, lavoratori e creditori”, commenta il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, alla luce delle ultime notizie sulla possibile liquidazione coatta del Consorzio industriale Chieti-Pescara.

“Non c’è nulla di sorprendente in ciò che sta accadendo tanto che mesi fa avevamo anticipato ogni criticità – illustra Paolucci -. Oggi, però, la situazione è ancora più grave e paradossale. Dopo sette anni di governo regionale e due anni di gestione commissariale di Arap, il centrodestra continua a parlare di 'eredità' e 'difficoltà impreviste', tentando di scrollarsi di dosso inerzia e soluzioni inefficaci, quando la realtà è sotto gli occhi di tutti: si chiama incapacità gestionale e assenza totale di visione. I numeri, infatti, sono impietosi: oltre 20 milioni di debiti per il Consorzio Chieti-Pescara e una situazione finanziaria dell’Arap già fortemente compromessa, con quasi 50 milioni di debiti e decine di milioni di crediti non riscossi. Una condizione che rende impossibile qualsiasi ipotesi di fusione, come certificato anche da analisi tecniche indipendenti. Altro che riforma: siamo davanti a un fallimento conclamato. La prospettiva della liquidazione coatta del Consorzio, però, rappresenta una sconfitta per l’intero sistema produttivo regionale. Le conseguenze saranno immediate: da un lato il passaggio delle competenze all’Arap, ente già in difficoltà; dall’altro il rischio concreto che i creditori debbano rinunciare a gran parte delle somme dovute. Ancora una volta, il prezzo dell’incapacità politica verrà pagato da imprese e lavoratori. E desta forte preoccupazione anche la situazione del personale, su cui si prospettano interventi di contenimento dei costi senza una strategia complessiva, con il rischio di aprire un conflitto sociale evitabile. È ancora più grave se si pensa che il centrosinistra aveva lasciato una traiettoria positiva, grazie al Masterplan, con risultati concreti in termini di investimenti, occupazione e sviluppo delle aree industriali. Quel percorso è stato interrotto, sostituito da commissariamenti, scelte improvvisate e tentativi di riorganizzazione rivelatisi fallimentari".

"Oggi il quadro è chiaro: infrastrutture ferme o rallentate; aree industriali isolate e senza servizi adeguati; totale confusione normativa e gestionale; un ente regionale, Arap, sempre più fragile e senza prospettive solide. La ricreazione è finita. Non è più tollerabile assistere a cambi di linea ogni settimana, smentendo le proprie scelte mentre il sistema produttivo attende risposte concrete. Chiediamo che si apra immediatamente un confronto serio con tutte le parti coinvolte, imprese, sindacati e territori, per evitare che questa crisi si trasformi in un danno irreversibile. Serve uscire dalla propaganda, abbandonare logiche di gestione politica e tornare a investire su infrastrutture, logistica e servizi. Le risorse ci sono, ma sono state lasciate ferme per anni. Il fallimento del modello Magnacca è ormai evidente: ora si lavori per evitare che a pagare siano, ancora una volta, i lavoratori e il tessuto produttivo dell’Abruzzo”, conclude Paolucci.