Aral, scelta sbagliata nei tempi e nei modi

Il Pd Abruzzo sostiene la protesta dei lavoratori dei Centri per l’Impiego: "servono politiche vere, non colpi di mano e scatole vuote"

2026-01-09T13:04:00+01:00 - La Redazione

Aral, scelta sbagliata nei tempi e nei modi

PESCARA - “L’istituzione dell’Agenzia Regionale Abruzzo Lavoro (ARAL) si conferma una scelta sbagliata nei tempi e nei modi, come emerge con chiarezza dalla mobilitazione e dallo stato di agitazione proclamato nell’assemblea di ieri dalle lavoratrici e dai lavoratori dei Centri per l’Impiego, insieme alle organizzazioni sindacali. Una protesta seria, fondata e responsabile, che il Partito Democratico sostiene dal primo momento con forza e senza ambiguità: abbiamo dichiarato subito la nostra avversità e di certo agli abruzzesi l’ARAL non porterà nulla di buono se questo è il trattamento riservato ai lavoratori”, dichiarano il segretario regionale PD Daniele Marinelli con Monia Pecorale, responsabile Lavoro della Segreteria del PD Abruzzo e i consiglieri Silvio Paolucci e Antonio Blasioli che in Consiglio regionale hanno trattato la questione.

“Le lavoratrici e i lavoratori dei CPI hanno dei diritti violati, ma hanno dimostrato in questa vicenda un grande senso di responsabilità, contribuendo a rafforzare i servizi pubblici per il lavoro anche in una fase complessa come quella post-pandemica – sottolineano Daniele Marinelli e Monia Pecorale –. Proprio grazie a un atteggiamento sindacale serio e vigile e al lavoro dei nostri consiglieri regionali erano state conquistate garanzie importanti sul piano giuridico ed economico, oggi rimesse in discussione da un atto unilaterale della Regione. È evidente che, a questo punto, come denunciano i sindacati, occorre rimettere in discussione l’intera operazione ARAL. Il PD Abruzzo è e sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dei CPI e delle organizzazioni sindacali, consideriamo lo stato di agitazione è una risposta legittima a una gestione opaca e autoritaria dei processi decisionali. Dove la pubblica amministrazione è messa nelle condizioni di funzionare bene, tutta la società ne beneficia. È questa la strada da seguire: confronto vero, rispetto dei diritti, politiche attive del lavoro credibili. Non scorciatoie né riforme calate dall’alto per alimentare interessi che non sono quelli dei lavoratori e della comunità”.

“Siamo di fronte a una decisione grave e politicamente inaccettabile oltre che unica – sottolineano i consiglieri Silvio Paolucci e Antonio Blasioli – assunta con un vero e proprio colpo di mano nel corso della discussione sul Bilancio regionale, attraverso l’emendamento Verrecchia approvato il 30 dicembre scorso. Uno stralcio che cancella per i lavoratori assunti per il potenziamento dei CPI la possibilità di scegliere se restare alle dipendenze della Regione o transitare in ARAL, incidendo pesantemente su diritti, tutele e prospettive professionali, cancellando anche tutti i passi avanti fatti grazie alla nostra mediazione in Consiglio. Questo colpo di mano tradisce un dialogo istituzionale tra la maggioranza e le forze di opposizioni, un dialogo che aveva garantito la scelta ai lavoratori e la nascita di questa nuova agenzia. Non si era mai verificato che una legge scritta assieme, almeno nelle parti della tutela dei dipendenti, fosse rimessa in discussione in un Consiglio regionale ad opera di una parte, con un emendamento presentato alla chetichella nella sessione di bilancio. Il tutto, cosa gravissima, senza alcun confronto preventivo con le parti sociali, rompendo il patto di fiducia che dovrebbe regolare le relazioni sindacali e istituzionali. Una scelta sbagliata nei tempi perché arriva in una fase in cui agli abruzzesi vengono chiesti sacrifici pesantissimi, tra aumento delle tasse, tagli ai servizi e una sanità in profonda difficoltà. Ed è sbagliata nei modi, perché alimenta incertezza, divisioni tra lavoratori e il sospetto concreto che ARAL rischi di diventare l’ennesima struttura senza visione, una scatola vuota che produce vantaggi solo per pochi ruoli apicali, com’è accaduto per l’Arap nella triste fusione voluta dall’assessora Magnacca”.

“Non serve istituire una nuova Agenzia per migliorare le politiche attive del lavoro – ribadiscono gli esponenti PD –. Serve invece valorizzare il personale esistente, rafforzare davvero i Centri per l’Impiego, investire su formazione, strumenti e organizzazione dei servizi per rendere efficace l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Così come è inaccettabile tentare di mettere i lavoratori pubblici contro quelli in cassa integrazione, in particolare nel settore automotive: una contrapposizione artificiosa e strumentale che serve solo a nascondere l’assenza di politiche industriali regionali e nazionali. Ricordiamo che il Governo Meloni ha tagliato l’80% dei fondi destinati all’automotive, contribuendo all’esplosione della crisi”.

A loro si unisce il consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Di Marco, che dichiara: “Esprimo piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori dei Centri per l’Impiego e alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo stato di agitazione in seguito alle modalità con cui la Regione ha deciso di istituire l’Agenzia Regionale Abruzzo Lavoro. È una vicenda che desta preoccupazione non solo per i contenuti, ma soprattutto per il metodo adottato”.

“La scelta di creare una nuova Agenzia – prosegue Di Marco – appare sbagliata perché rischia di generare conflitti e sovrapposizioni con enti pubblici già esistenti e operativi, invece di rafforzarli e metterli nelle condizioni di funzionare meglio. In un momento delicato per il lavoro in Abruzzo, sarebbe stato più utile investire sul consolidamento dei servizi territoriali e sul valore delle professionalità già in campo, piuttosto che introdurre un nuovo soggetto senza un quadro chiaro di funzioni e prospettive. Quando le riforme producono incertezza tra i lavoratori e tensioni tra strutture pubbliche, significa che qualcosa non sta funzionando. È necessario fermarsi, ascoltare chi ogni giorno garantisce i servizi per il lavoro e riaprire un confronto serio, perché le politiche attive non si costruiscono per decreto, ma con programmazione, rispetto e condivisione”.