Affare Invimit, Padovani e Verini: deve essere discusso in Consiglio
I due consiglieri: No alla trasformazione del Progetto CASE in un prodotto finanziario speculativo
- La Redazione
L'AQUILA - I consiglieri Gianni Padovani ed Enrico Verini chiedono, con una interrogazione al Sindaco, di fare chiarezza sulla opaca vicenda del progetto di costituzione del Fondo Immobiliare INVIMIT a valere, in prima fase, su ben 1600 appartamenti del Progetto CASE. Trattandosi di atto di programmazione, la questione deve essere discussa obbligatoriamente dal Consiglio comunale (ex art,42 TUEL) e, pertanto, si “diffidano i dirigenti nel dare seguito ad ulteriori atti amministrativi”, dei quali sarebbero chiamati a rispondere personalmente insieme agli amministratori.
“Pur essendo consiglieri comunali – scrivono - siamo costretti ad apprendere dalla stampa che l'Amministrazione ha intenzione di affidare, entro il 2026, la 'valorizzazione', in prima fase, di 1600 appartamenti del Progetto CASE ad un fondo immobiliare gestito dalla Società di Gestione del Risparmio (SGR) INVIMIT, una controllata dal Ministero dell'Economia”. Nulla sa il Consiglio, quindi la Città, né del merito di questa “prima fase” né delle fasi successive del progetto a favore di INVIMIT, ma appare evidente che l'operazione presenta rilevanti aspetti da chiarire nel confronto con i consiglieri, dato che “l’obiettivo di un Fondo immobiliare è SEMPRE quello di creare un PROFITTO attraverso la gestione di immobili, per mezzo di locazione e/o vendita, e la cassa generata viene distribuita agli investitori”. La convenzione in atto con INVIMIT, pertanto, “mira a trasformare in un prodotto finanziario a scopo di lucro, da collocare sul mercato a beneficio di investitori, un rilevante patrimonio immobiliare pubblico realizzato con le tasse dei cittadini”.
“Non siamo contrari alla 'valorizzazione' delle piastre CASE – scrivono Padovani e Verini - ma la valorizzazione è tale se avviene “nell'ambito imprescindibile delle finalità sociali anche per supportare rilevanti progetti in corso (Scuola Alta Formazione per la PA, Centro SCU, ecc.). Pure occorre smantellare piastre ormai irreversibilmente degradate ed insostenibili come costi collettivi. Ma perché coinvolgere fondi speculativi? Perché non utilizzare le norme già esistenti, conferendo indici di residenzialità (pari o inferiori alle cubature esistenti) ai soggetti che decidessero di accollarsi la bonifica delle CASE?”.
Tutto ciò premesso, i due consiglieri chiedono al Sindaco “di interrompere qualsiasi atto esecutivo finalizzato al conferimento del Progetto CASE al Fondo Immobiliare INVIMIT”. Si chiede inoltre di “convocare urgentemente il Consiglio comunale, con lo scopo di discutere ogni atto prodotto dall'Amministrazione nei rapporti con INVIMIT, in modo che la Città sia informata sulla destinazione finale degli immobili conferiti, sul costo-beneficio per la comunità locale e sul meccanismo di conferimento”. Un Consiglio comunale aperto, con la partecipazione dei cittadini, del terzo settore, delle associazioni dei costruttori ed i sindacati, nell'ottica della trasparenza oggi negata, per arrivare ad una deliberazione condivisa della risorsa “patrimonio immobiliare disponibile del Comune dell'Aquila".
Infine, Padovani e Verini chiedono “rassicurazioni concrete sul fatto che sarà evitata ogni forma di speculazione con l’uso spregiudicato del patrimonio pubblico realizzato a scopo abitativo. La cronaca insegna che non sarebbe la prima volta che un ente pubblico porta i processi speculativi tipici dei fondi di investimento all’interno dell’edilizia pubblica, invece di adempiere la missione di moderare le tendenze predatorie, calmierare il mercato e valorizzare in ottica sociale il patrimonio immobiliare collettivo...e non vorremmo che, come nel caso dell'ex Zecca sul quale presto ci saranno rilevanti novità, anche questo progetto nascondesse, dietro le parole vuote della retorica dell'Amministrazione, elevatissimi costi sociali e profitti privati a beneficio dei pochissimi privilegiati baciati dalla fortuna”.