Acqua al bivio, le scelte che decideranno il futuro degli acquedotti

Cisl: è fondamentale tutelare i lavoratori delle aziende coinvolte dalla riduzione dei sub-ambiti

2026-02-21T13:25:00+01:00 - La Redazione

Acqua al bivio, le scelte che decideranno il futuro degli acquedotti

PESCARA - Si è svolto a Pescara il confronto pubblico tra le lavoratrici e i lavoratori degli acquedotti, le Istituzioni e il mondo sindacale. Un momento di ampia partecipazione e di approfondimento dedicato alla proposta di riforma del sistema idrico integrato in una Regione, come l’Abruzzo, caratterizzata dalla presenza di sei gestori pubblici dove i soci sono i comuni — ACA - Azienda Comprensoriale Acquedottistica, Ruzzo Reti, CAM - Consorzio Acquedottistico Marsicano, SACA - Società Abruzzese per il Servizio Idrico Integrato, GSA - Gran Sasso Acqua e SASI - Società Abruzzese per il Servizio Idrico Integrato — insieme all’ERSI - Ente Regionale per il Servizio Idrico Integrato, organismo regionale che sovrintende al servizio idrico integrato.

Dal confronto è emerso con chiarezza come le lacune del sistema idrico abruzzese non derivino soltanto dalla situazione creditoria e debitoria delle società, ma anche da criticità strutturali e organizzative. Pur custodendo una delle più importanti riserve idriche del Paese, l’Abruzzo registra infatti un livello di perdite dell’acqua immessa nelle reti tra i più elevati, dato reso ancora più preoccupante dal numero significativo di giorni di interruzione del servizio di erogazione per uso domestico. A ciò si aggiungono l’assenza di un sistema realmente premiale capace di incentivare efficienza e investimenti, nonché un andamento delle precipitazioni sempre più irregolare, legato ai cambiamenti climatici.

Si tratta di elementi che rendono evidente come il sistema idrico integrato necessiti di un intervento di riorganizzazione profondo, capace di coniugare equità, sostenibilità economica e ambientale, efficienza gestionale e tutela dell’interesse pubblico.

Durante la tavola rotonda organizzata dalla FEMCA CISL, dal titolo “Acqua al bivio. Le scelte che decideranno il futuro dell’acqua”, è stata illustrata e discussa la proposta di riduzione degli attuali sub-ambiti territoriali, con l’obiettivo di superare frammentazioni che nel tempo hanno prodotto diseconomie e difficoltà di coordinamento. La scadenza delle concessioni, fissata al 2027, impone infatti scelte tempestive e lungimiranti, per scongiurare il rischio di affidare la gestione della risorsa idrica ai privati e per garantire, invece, un modello pubblico riorganizzato, coerente con la normativa vigente in materia di affidamenti in house.

Nel dibattito è emersa con forza l’esigenza di assicurare garanzie puntuali in termini di solvibilità ed equilibrio economico-finanziario di tutte le aziende coinvolte, evitando che eventuali operazioni di riordino si traducano in penalizzazioni per i territori o per i cittadini. Allo stesso tempo, è stata ribadita la necessità di tutelare la qualità del servizio, i livelli occupazionali e il carattere pubblico di un bene essenziale e universale come l’acqua.

Nel suo intervento introduttivo, Stefano Di Crescenzo, Segretario generale della FEMCA CISL Abruzzo Molise, ha sottolineato come la sfida del riordino debba essere affrontata con responsabilità e visione strategica: “È fondamentale salvaguardare e tutelare le lavoratrici e i lavoratori delle aziende coinvolte, governando con attenzione la fase di transizione e di eventuali accorpamenti. Chiediamo garanzie occupazionali certe e strumenti che assicurino l’armonizzazione dei trattamenti economici e normativi, affinché nessuno paghi il prezzo della riorganizzazione. Il personale non rappresenta un fattore critico di squilibrio economico, ma al contrario costituisce una risorsa strategica per garantire qualità, sicurezza ed efficienza nella gestione del servizio idrico integrato. In una società in continua evoluzione è impensabile che le transizioni avvengano senza la partecipazione dei lavoratori. Un coinvolgimento trasparente in ogni fase – dalla pianificazione alla realizzazione, fino al controllo – non rappresenta un costo, ma una risorsa strategica in termini di sostenibilità, crescita sociale e sviluppo”.

Sono stati numerosi gli interventi delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno preso la parola per chiedere chiarimenti ma, soprattutto, rassicurazioni in questa delicata fase di cambiamento. Il confronto si è sviluppato dopo l’illustrazione della proposta di riforma da parte del Presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, e la presentazione della relazione sullo stato del servizio da parte del Presidente dell’ERSI - Ente Regionale per il Servizio Idrico Integrato, Luigi Di Loreto. Dal dibattito è emersa una richiesta chiara: accompagnare il processo di riforma con trasparenza, garanzie occupazionali e un quadro certo sotto il profilo economico-finanziario, evitando che le incertezze della fase di transizione ricadano sui lavoratori e sui territori. Non è stato solo un momento di analisi tecnica, ma anche un passaggio politico e sindacale rilevante, nel quale è emersa con chiarezza la volontà di costruire un modello di gestione del servizio idrico che metta al centro la persona, il lavoro e la funzione sociale dell’acqua, bene comune per eccellenza e diritto fondamentale di ogni comunità.ù

Il Segretario generale della CISL, Giovanni Notaro, ha ribadito con forza la necessità di superare il gap infrastrutturale idrico, che richiede ingenti risorse umane e finanziarie. Ha sottolineato come l’esigenza di una dimensione gestionale adeguata ed efficace sia un passaggio imprescindibile per garantire qualità e continuità del servizio. “Il livello degli investimenti – ha affermato – non può essere considerato un parametro a sé. Maggiori investimenti, oltre a significare una rete idrica più moderna ed efficiente, si traducono in maggiore sicurezza, qualità del servizio e capacità di sostenere la crescita sociale e industriale dei territori”. Il Segretario ha inoltre evidenziato che “il processo di riforma deve essere pienamente partecipativo, aprendo spazi nuovi e innovativi di contrattazione, concertazione e istituzionalizzazione del confronto, capaci di coinvolgere tutti gli stakeholder del Servizio Idrico Integrato. Non solo per rispondere alle emergenze, ma per costruire un sistema di governance più efficace ed efficiente, all’altezza delle trasformazioni economiche, ambientali e sociali in atto. Dobbiamo lavorare per un piano che porti benefici diretti e indiretti legati alla promozione dei territori, alla salvaguardia dell’ambiente e alla tutela della risorsa idrica”.

Le conclusioni sono state affidate a Nora Garofalo, Segretaria Generale della FEMCA CISL, che ha ribadito con forza la necessità che la politica “faccia delle scelte subito, perché non ci sono più i tempi per rinviare una riforma”. Garofalo ha sottolineato l’urgenza di avviare un processo strutturato di consultazione, negoziazione e azione congiunta per le sfide, presenti e future, che interessano il settore dei servizi idrici integrati, garantendo il pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Ha richiamato, inoltre, “la responsabilità di tutti gli attori istituzionali nel presentare una riforma capace di tradursi in piani industriali e finanziari solidi, corredati da clausole di salvaguardia a tutela del tessuto occupazionale. Un percorso che metta al centro il bene comune, assicurando alla comunità un servizio idrico moderno, sostenibile e accessibile”.