Abruzzo in crescita secondo i rapporti Svimez e Banca d’Italia, Uil: “Numeri che nascondono fragilità strutturali”

Con una crescita cumulata del 42,9%, la regione registra il dato più basso d'Italia per incremento degli investimenti nel periodo 2022-2025

- La Redazione

Abruzzo in crescita secondo i rapporti Svimez e Banca d’Italia, Uil: “Numeri che nascondono fragilità strutturali”

PESCARA – I più recenti rapporti della Banca d'Italia e Svimez restituiscono l'immagine di un Abruzzo che cresce, ma, secondo la Uil Abruzzo, in questi numeri si nascondono anche fragilità strutturali che rischiano di compromettere le prospettive future della regione ed in particolare delle aree interne. I dati confermano che gli investimenti pubblici rappresentano uno strumento fondamentale di sviluppo e crescita economica. Tuttavia, questa crescita economica non può essere l'unico parametro di valutazione dello stato di salute di un territorio.

Il primo tassello non trascurabile rimane il salario. Le retribuzioni nominali dei lavoratori dipendenti del settore privato abruzzese sono aumentate de 19,2% con un’inflazione che di fatto ha eroso gli incrementi. In termini reali, i salari oggi risultano inferiori dell’11,7% rispetto a quelli del 2008 e l’aumento di occupati in Abruzzo nel 2025 (+0,9%) è solo frutto di un boom di lavoratori autonomi (+4,8%).

Il secondo dato preoccupante accanto al tema dei redditi è quello della capacità di trasformare le risorse straordinarie del Pnrr in investimenti strutturali.

I dati Svimez mostrano che tra il 2022 e il 2025 gli investimenti in opere pubbliche sono quasi raddoppiati sia nel Mezzogiorno (+88,3%) che nel Centro-Nord (+87,8%), confermando il ruolo decisivo degli investimenti pubblici nel sostenere la crescita del Paese. In questo quadro, però, l'Abruzzo rappresenta un’anomalia. Con una crescita cumulata del 42,9%, la regione registra il dato più basso d'Italia per incremento degli investimenti nel periodo 2022-2025. Tutte le altre regioni, ad eccezione del Trentino-Alto Adige, hanno registrato aumenti superiori al 60%, mentre territori come Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta, Lazio, Puglia, Toscana e Calabria hanno più che raddoppiato la spesa.

La terza criticità riguarda la capacità innovativa del sistema economico regionale.

Il confronto con trenta regioni europee caratterizzate da livelli analoghi di reddito e occupazione (proposta nel rapporto di Banca d’Italia) evidenzia come l'Abruzzo continui a collocarsi al di sotto della media per capacità innovativa complessiva. Pur registrando segnali di miglioramento, il divario rimane significativo soprattutto sul fronte del capitale umano, della qualità della ricerca e della diffusione delle competenze avanzate. Si tratta di un limite che incide direttamente sulla produttività, sulla competitività delle imprese e sulla capacità di generare lavoro qualificato e quindi anche salari più elevati.

Questi elementi rendono ancora più urgente una strategia complessiva per le aree interne abruzzesi. Alla riduzione dei servizi, all'invecchiamento della popolazione e al progressivo spopolamento si affianca infatti una crescente fragilità economica delle famiglie, aggravata da salari bassi, un lavoro spesso precario e minori opportunità di sviluppo professionale. Un contesto che rischia di compromettere ulteriormente la capacità dei territori dell'entroterra di trattenere giovani, competenze, investimenti e servizi.

È proprio da questa consapevolezza che parte l'analisi del segretario Uil Abruzzo, Michele Lombardo: “La vera sfida della Regione Abruzzo, tuttavia, rimane quella di invertire la rotta rispetto al tema del rilancio socio-economico delle Aree Interne. Per questo, in virtù delle grandi potenzialità che ha l’Abruzzo interno, è necessario lavorare con interventi integrati. Servizi, lavoro di qualità, innovazione tecnologica e qualità della vita, diventano fattori di assoluto valore per il rilancio di questi territori”.

Una posizione che trova riscontro anche nei dati. Il Rapporto annuale ISTAT 2026 evidenzia come la specializzazione produttiva, la qualità del capitale umano e il peso occupazionale incidano direttamente sulla capacità di generare reddito. Nelle aree interne abruzzesi emerge un divario che arriva al 7,5% tra il reddito pro capite atteso e quello effettivamente disponibile, un indicatore che segnala un significativo potenziale economico ancora inespresso.

Secondo Lombardo, gli strumenti per invertire questa tendenza esistono già e devono essere utilizzati in maniera organica: “La programmazione 2021-2027 della Strategia Nazionale Aree interne (Snai) unita ai fondi strutturali europei, possono essere la base da cui partire per attrarre risorse capaci di avviare una nuova stagione di investimenti. Il lavoro da fare è epocale ma dobbiamo iniziare a farlo”.

Le difficoltà emergono anche sul fronte dell'accesso al credito. Secondo Banca d'Italia, nel 2025 i finanziamenti alle grandi imprese sono cresciuti del 2,5%, mentre quelli destinati alle piccole imprese hanno continuato a diminuire (-4,6%), limitando ulteriormente la capacità di sviluppo del tessuto produttivo locale, soprattutto nelle aree più fragili.

Per il segretario Uil Abruzzo il rilancio passa allora da una serie di interventi concreti e coordinati: “Dobbiamo investire sulla banda ultralarga, dotando i comuni di questa essenziale infrastruttura mobile, creiamo spazi di coworking e telelavoro, mettiamo a terra incentivi per le imprese digitali e decidono di produrre in queste aree. Ancora, sui servizi, lavoriamo per una sanità di prossimità. Sviluppiamo la telemedicina, gli ambulatori mobili, portiamo personale sanitario di comunità, con servizi domiciliari e/o di territorio. Investiamo sulle scuole. Creiamo campus formativi diffusi nei borghi, laboratori di agri tech, digitale e sull’artigianato. Creiamo borse di studio vincolate al ritorno in questi territori.”

Lombardo conclude indicando l'obiettivo di fondo di una strategia che deve guardare al futuro dell'intero Abruzzo: “Questi sono solo alcuni degli interventi mirati per il rilancio sociale ed economico delle nostre aree interne che valgono il 62% del territorio Regionale. Lo dobbiamo all'Abruzzo. Lo dobbiamo alle giovani generazioni di abruzzesi che vogliono continuare a vivere in questa splendida parte di Abruzzo”.