8 Marzo, altro che “forza gentile”: la vergogna deve cambiare lato
L'assemblea La Gnaffa di Montorio al Vomano dirama un dura nota sulla giornata della donna
- Walter Cori
MONTORIO AL VOMANO - Oggi, 8 marzo, si celebra la "Festa" della Donna. Puntualmente istituzioni e amministrazioni si affrettano a mettere la propria spunta verde sul calendario. Una ritualità alla quale, purtroppo, siamo oramai abituate.
A Montorio però, questa consuetudine assume tinte grottesche, trasformandosi in una vera e propria esibizione di ipocrisia. Ne è un esempio l’iniziativa andata in scena il 7 marzo al Cineteatro Valerii, dal titolo “Donne che fanno comunità, la forza gentile”. Uno stereotipo dentro il quale si vorrebbe continuare a confinarci: quello di una “forza gentile”, docile e silenziosa.
Eppure il 14 febbraio abbiamo dimostrato alla Giunta comunale, al sindaco Altitonante e al vicesindaco Francesco Ciarrocchi, ginecologo condannato in primo grado per violenza sessuale, che siamo tutt’altro che “gentili”.
La vergogna deve cambiare lato!
Lo abbiamo gridato durante il corteo del 14 febbraio, quando con tutta la nostra rabbia abbiamo spezzato il silenzio che regna in paese dopo la condanna per violenza sessuale che coinvolge il vicesindaco. Un silenzio che continua a pesare sulla comunità e sulle istituzioni locali. Pensavamo che almeno in prossimità dell’8 marzo ci fosse un minimo di imbarazzo nel presenziare a eventi pubblici dedicati alle donne. Pensavamo che una vicenda così grave imponesse quantomeno prudenza e rispetto.
Invece no.
È stata inaugurata anche la mostra di Remo Mercuri, significativamente intitolata “Donna”: una serie di volti di donne orientali “occidentalizzati”, resi più conformi ai canoni estetici dominanti e allo sguardo di chi li osserva. Ancora una volta il corpo delle donne, e in questo caso delle donne migranti, diventa il luogo su cui proiettare fantasie e aspettative: la donna straniera va bene se è bella, se è silenziosa.
La donna va bene se è rappresentata, non se si rappresenta.
Di fronte a quanto accade a Montorio non possiamo che constatare come il livello di ipocrisia e arroganza sia ormai precipitato verso il baratro della mistificazione della realtà, dell’oggettificazione della donna e dell’indecenza politica. Mentre si parla di “forza gentile”, mentre si moltiplicano discorsi sulla sensibilità e sulla lotta ai femminicidi, inaugurando le tanto care panchine rosse, si finisce per normalizzare e legittimare una condanna in primo grado per violenza sessuale.
Eppure qualcosa si muove.
Durante l’inaugurazione della mostra alcune e alcuni montoriesi hanno affisso ai propri balconi le carte dello Stu reinterpretate per il corteo del 14 febbraio. Un gesto semplice ma significativo, che rompe il silenzio e dimostra che in paese esiste una parte della comunità che non accetta la normalizzazione di questa vicenda.
A loro va il nostro ringraziamento.
Noi non ci fermeremo finché le cose non cambieranno. Non ci bastano le dimissioni di Ciarrocchi. Vogliamo che venga messa sul tavolo anche la responsabilità politica e morale di chi continua a proteggerlo: l’indecenza di un sindaco che, di fronte a una condanna per violenza sessuale, sceglie il silenzio e la difesa.
Buon 8 Marzo, donne e uomini montoriesi.
Vi invitiamo ancora una volta ad aprire gli occhi e a guardare con lucidità alla gravità di ciò che si sta normalizzando e legittimando.
Per noi la vergogna deve cambiare lato. E continueremo a rompere questo fragile vetro di cristallo finché non sarà impossibile ignorare ciò che sta accadendo - Assemblea La Gnaffa -