6 aprile '09, Pietrucci: "Non è una ricorrenza ma uno spartiacque"
"C'è una generazione per la quale quel boato è un racconto. A loro le chiavi della consapevolezza"
- Walter Cori
L'AQUILA - "C’è un prima e c’è un dopo che non si incontreranno mai. Per chi c’era in quella notte del 2009, quel boato delle 3:32 ha riscritto il Dna. Oggi, tutti noi portiamo dentro il peso di quella vita “parallela” che ci è stata sottratta. Allo stesso tempo però esiste ormai una generazione di ragazzi per cui quel boato è solo un racconto. Per loro L’Aquila è già “quella di dopo. È a loro che dobbiamo consegnare non solo i fiori della memoria, ma le chiavi della consapevolezza. Onorare il coraggio dei familiari delle vittime — che da anni trasformano l’assenza, in impegno civile, con dignità e determinazione — significa fare un passo in più: non permettere che la memoria resti confinata alle aule di giustizia, ma farne una lezione civile permanente. A 17 anni di distanza, la vera sfida è fare della nostra terra — con le sue eccellenze accademiche, dai licei a tutte le università abruzzesi, fino ai centri di respiro internazionale che abbiamo la fortuna di avere sul territorio — un laboratorio in cui si prepara la classe dirigente di domani. Sarebbe il momento, anche come istituzioni, di lavorare perché il “Caso L’Aquila” entri stabilmente nei percorsi di studio come modello di responsabilità, gestione del rischio e trasparenza della comunicazione. La battaglia dei familiari delle vittime e la verità storica, ci hanno insegnato che molte persone, quella notte, avrebbero fatto scelte diverse se avessero ricevuto messaggi diversi e veri dal “sistema farsa” commissione grandi rischi. Questa consapevolezza non deve andare perduta, ma deve diventare il pilastro di una nuova etica, della responsabilità pubblica. Sarebbe un’occasione unica per futuri magistrati, avvocati e scienziati che qui, nel cuore dell’Appennino, possono imparare come il diritto debba proteggere la vita prima che la terra tremi. Non si tratta di rivangare il passato, ma di fare dell’Abruzzo il punto di riferimento nazionale nella cultura della prevenzione. È questo il modo più alto di onorare chi non c’è più: fare in modo che la loro storia diventi uno strumento concreto di tutela per chi verrà dopo. Il terremoto è stato di tutti: di chi è rimasto sotto, di chi ha scavato con le unghie e di chi oggi cammina in centro senza sapere cosa c’era prima. È un patrimonio che deve farsi coscienza collettiva. Oggi abbraccio ogni aquilano: chi vede ancora le crepe e chi vede la luce nuova. Siamo un unico corpo, ferito ma orgoglioso, che ha il dovere di insegnare ai figli che la memoria non è un museo polveroso, ma una bussola per non perdersi mai più. 6 aprile. Per chi c'era, per chi non c'è, e per chi deve sapere".