6 aprile '09, il ricordo di Stefania Pezzopane

"Porto un fiore e le mani tremano; il silenzio non è mai davvero silenzio" dichiara

- Walter Cori

6 aprile '09, il ricordo di Stefania Pezzopane

L'AQUILA - Erano le 3:32 del 6 aprile 2009. In un attimo la notte si è fatta infinita, e L’Aquila è diventata ferita aperta. 309 vite spezzate: non numeri, ma respiri, storie, amore interrotto. Vite affidate alla normalità di una sera qualunque, alla fiducia — forse tradita — che tutto sarebbe rimasto in piedi.

Sono martiri. Martiri dell’incuria, della sottovalutazione, di rassicurazioni che non hanno saputo proteggere.

Il Terremoto dell'Aquila del 2009 non ha solo distrutto case, scuole, chiese ma ha incrinato certezze. E in quella crepa restano le domande, le responsabilità, il bisogno di verità che non si spegne.

Appoggio il fiore piano, come fosse una carezza. So che non basta. Non basta a restituire il tempo, le voci, le case piu sicure, più belle, più oneste. Ma è un gesto che dice: non vi dimentico.

Perché dopo il dolore è arrivata la fatica. La fatica lenta, ostinata, della ricostruzione. Non solo dei muri, ma dei legami, dei luoghi dell’anima, della fiducia. Anni di attese, di impalcature, di ritorni incompleti. C’è ancora dolore e fatica. Eppure L’Aquila respira ancora, e ogni respiro è una forma di resistenza.

Resto qui, con una crepa nel cuore e una promessa sottovoce: la memoria è amore che resiste. E oggi, più che mai, è anche responsabilità.

E’ mattina presto, fa freddo, come quella notte. Sto qui. Non più rassicurata.
Voi mancate. Ma questa città, anche per voi, deve continuare a respirare più forte.

(Stefania Pezzopane, Già Presidente della Provincia dell’Aquila il 6 aprile 2009)