Teramo, Di Giosia: il mio traguardo? La salute dei cittadini

TERAMO – Dopo tanti rinvii è arrivata la nomina ufficiale a direttore generale della Asl di Teramo per Maurizio Di Giosia. Dal 1989 alla Asl come semplice collaboratore amministrativo, il 59enne di Montorio ne ha fatta di strada, fino al quinto piano di Circonvallazione Ragusa sulle orme del compianto dg Fagnano. Difatti è a lui che dedica il suo nuovo incarico.

Di Giosia, quante telefonate ha ricevuto tra ieri e oggi per la sua nomina?
“Tante, mi hanno fatto piacere tutte”.

Amici e nemici?
“Gli amici li conosco, i nemici no”.

Qual era il suo sogno da piccolo?
“Da bambino i sogni sanno di utopia. Quando uno entra in una struttura cerca sempre di arrivare all’apice”.

Che tipo di carriera è stata la sua?
“Dopo l’incarico di collaboratore amministrativo, passai all’ufficio trattamento economico di cui divenni nel 2000 responsabile dell’unità semplice, dopodiché sono stato alla gestione del personale: con Varrassi poi divenni capo dipartimento amministrativo ed infine sono stato direttore amministrativo nel periodo di Fagnano”.

Quanto c’è di Fagnano nella sua nomina?
“Io con lui ho condiviso cinque anni stupendi di lavoro e sacrificio, di dedizione totale ai problemi della Asl, lui aveva una visione importante e particolare della sanità ed anche lungimirante: s’era affezionato a Teramo e aveva grandi ambizioni per questa città”.

Rolleri lasciò perché lo stipendio non era adeguato. Lei che ne pensa?
“Non sono convinto che abbia lasciato per questo, lui era un grande manager. È stato nominato con la giunta Chiodi cui era legato per stima e finché ha retto il presidente Rolleri è stato al suo posto. Certo era dispendioso da Genova venire qui, non lo metto in dubbio”.

In che stato è la Asl di Teramo?
“Buono, ottimale, vanno riviste alcune cose nei finanziamenti regionali (550 milioni annui circa) che devono essere riequilibrati: rispetto ai posti letto e alla popolazione la nostra Asl è quella che ha meno fondi in Abruzzo”.

Per il Covid sono state rimandate operazioni e visite, come si farà a recuperare?
“Non dobbiamo dimenticare quello che accaduto in questi mesi, dobbiamo restare sempre vigili onde evitare che possano ripresentarsi i problemi come quelli che abbiamo vissuto, perfino in versione più grave. È ovvio che il problema delle liste di attesa c’era già prima del Covid ora s’è acuito notevolmente. Con Tommaso Migale che è responsabile del settore metteremo in atto un piano di recupero per le prestazioni e per accorciare i tempi di attesa, coinvolgendo gli operatori, i tecnici e tutti gli altri, attraverso anche lo svolgimento di attività nell’arco dell’intera giornata e nei fine settimana (sabato e metà domenica)”.

Ci vorranno anni?
“No perché abbiamo assistito nel tempo del Covid ad uno svuotamento del pronto soccorso e questo fa riflettere. Registriamo un’iperprescrizione degli esami diagnostici e degli accessi all’ospedale. Si deve evitare l’uso inappropriato del ricorso all’ospedale, anche perché si evince che il 90% dei referti sono tutti negativi. È importante in questo caso coinvolgere i medici di base”.

Il primario di malattie infettive Pierluigi Tarquini andrà in pensione anticipata a gennaio. Un bel guaio per la gestione del Covid?
“L’ho invitato personalmente a rivedere le proprie scelte, non possiamo imporre niente però abbiamo una struttura di malattie infettive che potenzieremo e se lui non tornerà sui suoi passi troveremo soluzioni alternative. Potrebbe rimanere ancora qualche anno in cui potremo sviluppare dei progetti assieme. A giorni lo incontrerò e parlerò ancora della vicenda. Inoltre è difficile sostituire i medici perché v’è una forte carenza.

Come attrarre medici di un certo livello perché la Asl abbia appeal?
“Bisogna metterli in condizione di poter far bene il loro lavoro, fornendo strumentazioni tecniche all’avanguardia, in maniera che siano convinti di lavorare con soddisfazione. Far sì che vi sia personale adeguato: tanti non vengono perché non vogliono fare turni stressanti. Ogni unità operativa deve avere personale a sufficienza. Dobbiamo lavorare su questo versante anche se la carenza dei medici è notevole

Con il Mes potranno arrivare ulteriori fondi per il nuovo ospedale?“Abbiamo a disposizione già 82 milioni, difatti si sta siglando la convenzione tra Regione e Mef: noi abbiamo necessità di ulteriori 40 milioni per un ospedale dignitoso di 550 posti letto, per poi far intervenire il privato per la somma mancante attraverso un pagamento del canone annuale sostenibile. Per ciò che riguarda il Mes non posso ancora dire nulla”.

A che punto sono le nomine del direttore sanitario e amministrativo?
“Oggi per nominare un ds e un da bisogna avere un elenco regionale da cui attingere i nominativi. L’Abruzzo non ce l’ha ma se ne sta dotando e dunque dobbiamo attendere ancora uno o due mesi”.

Brucchi e Santarelli sono ancora in prima fila?
“Io non lo so, so solo una cosa: che la Mattucci ha un contratto in essere che andrà a scadere nel febbraio 2021”.

Il suo sogno nel cassetto per la Asl?
“È quello di fare bene, di soddisfare l’esigenza della salute dei miei concittadini, perché il loro benessere sarà il mio traguardo”.

 

di Maurizio Di Biagio

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