Riapertura scuole a settembre: sarà solo un problema di banchi?

Impatta, in questi giorni, sui social, e non solo, la polemica “contro” i nuovi banchi proposti dal Ministero per attrezzare le aule (non tutte in verità, ma solo quelle delle scuole superiori).

Girelli, macchinine da autoscontro… tanti gli appellativi verso una nuova tipologia di seduta che sembra non piacere ai più.

In realtà le problematiche sono più ampie. Il modello di banco monoposto (sedia con rotelle con tavolino integrato) ha fatto la sua comparsa anni fa all’interno di una nuova visione di scuola, denominata “Scuola senza zaino“, che racchiude una filosofia educativa che prevede tre punti fondamentali:

OSPITALITÀ

L’aula tradizionale è organizzata di solito con l’impiego di banchi disposti in file allineate e la presenza della cattedra, dietro la quale il docente esegue tutte le azioni caratterizzanti una relazione di insegnamento frontale e pervasivamente trasmissiva; la lavagna di fianco alla cattedra, due armadi fissati alle pareti del locale per contenere qualche oggetto e qualche libro.
Lo spazi è costituito da una sola grande area di lavoro e per questo finisce per prevalere, al di là delle intenzioni, un’attività standardizzata, parcellizzata, sequenziale che è sostenuta da una visione segmentata del curricolo.
Rinnovare la didattica significa ripensare gli spazi scolastici, sviluppando quattro dimensioni:
– il valore pedagogico dell’ambiente come soggetto che partecipa al progetto educativo
– la vivibilità, il senso estetico, il comfort     
– la sicurezza, il benessere, la salute
– l’ecologia e il rispetto dell’ambiente.
Dunque, il valore dell’ospitalità si riferisce prima di tutto all’organizzazione degli ambienti, pensati e realizzati in modo che risultino accoglienti, ordinati, gradevoli, ricchi di materiali, curati anche esteticamente: a partire dalle aule fino a comprendere l’intero edificio scolastico (i diversi laboratori, le aule dedicate, la biblioteca, la palestra, i corridoi, ecc.) e gli spazi esterni (il cortile ed, eventualmente, lo spazio-orto).
In particolare nell’aula, l’organizzazione dello spazio orizzontale prevede l’individuazione di aree distinte (tavoli, agorà, postazioni per i mini laboratori) che rendono possibile diversificare il lavoro scolastico, consentendo più attività in contemporanea, lo sviluppo dell’autonomia, l’esercizio della capacità di scelta, una molteplicità di pratiche condivise di gestione della classe.
Differenziare e personalizzare l’attività didattica permette di tenere in effettiva considerazione, di “ospitare” appunto, la varietà delle intelligenze e degli stili cognitivi degli allievi, per dar vita ad una scuola davvero inclusiva perché progettata per tutti.
La cura dello spazio verticale richiede la strutturazione della cartellonistica e la realizzazione di pareti attrezzate, l’etichettatura dei materiali e degli strumenti nelle scaffalature.
Anche in questo caso l’oggettualità è intesa come dimensione che sviluppa la prospettiva estetica, favorisce il movimento, alimenta l’autonomia e, in definitiva, concorre alla realizzazione di un apprendimento efficace.

RESPONSABILITÀ

Spazio e pedagogia si legano strettamente.
Maria Montessori riteneva che la richiesta fondamentale dell’allievo all’insegnante fosse di aiutarlo a fare da solo.
Il valore della Responsabilità richiama la libera adesione dell’allievo, nella convinzione che la crescita armonica e un’adeguata maturazione abbiano luogo nella misura in cui la persona è in grado di cogliere il significato di ciò che è proposto e per cui sono mobilitate le sue risorse interiori (cognitive, emotive, affettive) ed è richiesta la sua motivazione.
Nella pratica scolastica, sono gli strumenti didattici che possono favorire la conquista dell’autonomia e il rinforzo del senso di responsabilità. Normalmente la scuola ne è sprovvista, essendo dotata quasi esclusivamente dei libri di testo.
Una segnaletica per rispettare il silenzio o per definire il momento di lavoro senza l’aiuto del docente; il pannello dove sono indicate le responsabilità a cui ciascuno deve far fronte; gli schedari auto-correttivi che consentono di esercitarsi e di avanzare, il timetable che informa sulle attività, il Manuale che raccoglie i vari documenti della classe, i materiali per il Laboratorio di scienze, i giochi matematici, la scheda di registrazione delle attività personali, i libri e le enciclopedie, i software didattici, la LIM e il computer sono alcuni esempi di strumenti didattici presenti nelle aule SZ.
La responsabilità è connessa ad altri due aspetti importanti: la scelta e le attività autentiche.
Per la scelta nelle attività ci sono vari modi, tempi e spazi per svolgere un lavoro: un racconto può essere disegnato, riferito a parole o sintetizzato per scritto. I compiti possono stimolare intelligenze diverse e permettere l’impiego di canali di apprendimento simbolici, pratici e iconici.
Negli spazi, uno stesso compito può essere eseguito nell’area agorà, ai tavoli, al mini-laboratorio o al tavolo dell’insegnante.
Per i tempi di lavoro, si può scegliere cosa fare nella giornata, nella settimana, nei quindici giorni.
Quello che conta è lasciare agli allievi la possibilità di scegliere, facendo registrare il tutto su un’apposita card, con la regola che poi è necessario esplorare tutte le opportunità disponibili.
Per la scelta delle attività, gli alunni possono scegliere da una lista di attività. Ad esempio, in Italiano, si può decidere di svolgere esercizi di grammatica, composizione, poesia, esposizione orale. Anche qui è utile la tenuta di una card personale che l’alunno aggiorna costantemente.
L’attività autentica è lavorare con problemi e situazioni reali, che attengono alla vita di tutti i giorni. Il rischio della scuola è quello di rappresentare un luogo di esercizio continuo, un ambiente di preparazione alla vita, senza concedere la responsabilità di cimentarsi con il mondo.
Essere responsabili per diventare grandi significa sentire la voglia di esplorare la realtà, di farsi artefici del proprio destino, di intervenire sulle situazioni esterne alla scuola e sulle questioni reali da protagonisti.

COMUNITÀ

Gli spazi dell’aula e della scuola, in Senza Zaino, sono organizzati per concretizzare l’idea di Comunità e permettere l’incontro e il lavoro condiviso dei docenti e degli allievi.
Lo spazio-aula è strutturato in aree e prevede un luogo di incontro per gli allievi, denominato agorà o forum, particolarmente significativo per la comunità-classe.
L’agorà è il luogo per radunarsi, la piazza in cui, nelle città dell’antica Grecia, si tenevano il mercato e le assemblee pubbliche. Nell’Agorà Senza Zaino si tengono diverse attività: la lettura personale e della spiegazione di avanzamento disciplinare: l’ascolto e la discussione guidata; l’assunzione di decisioni che riguardano la vita della comunità e lo scambio e il confronto tra gli allievi e degli allievi con il docente.
Nell’Auditorium, gli allievi si ritrovano in assemblea e per tenere conferenze.
Il concetto di Comunità si fonda sull’evidenza che l’apprendimento è un fenomeno sociale e avviene dentro relazioni significative. La cura della qualità di queste relazioni aiuta i comportamenti prosociali e collaborativi, che alimentano la condivisione e la negoziazione di significati.
Il valore Comunità si esprime anche nella stanza dei docenti, che Senza Zaino cura con particolare attenzione per aiutare la costituzione di una comunità professionale.
La Comunità è di pensiero, visione e pratiche e deve essere anche di luogo.
Non c’è comunità professionale senza un suo luogo fisico. I docenti in Italia spesso non hanno uno spazio per ritrovarsi nelle loro scuole. Nelle scuole secondarie, dove pure questo luogo esiste, è spesso un luogo di transito e di appoggio; scarsamente attrezzato per sostare con pochi strumenti e materiali di lavoro, poco organizzato per favorire il lavoro individuale e di team. Spesso anche brutto e poco curato.
Comunità è condividere le pianificazioni.
In Senza Zaino, ogni comunità scolastica costruisce e redige il proprio planning: un documento progettuale collegato al PTOF dell’Istituto che elenca e descrive nel dettaglio le attività, le caratteristiche e gli eventi specifici della singola scuola e che permette ai docenti, agli alunni e ai genitori di visualizzare gli impegni condivisi per l’anno scolastico. È uno strumento per creare scuole-comunità, aiutando a superare la chiusura della classe/sezione e le formulazioni generali e spesso astratte del Piano dell’Offerta Formativa.
La comunità scolastica è contemporaneamente
– comunità di apprendimento: in cui imparare significa attitudine, e non solo attività
– comunità collegiale: orchestrata dalla condivisione della missione da parte dei suoi membri nell’ottica di un comune beneficio
comunità di cura: data da relazioni morali, in cui ognuno si impegna verso gli altri
comunità inclusiva: persone differenti orientate al rispetto reciproco
comunità di ricerca: che usa il problem solving e un costante approfondimento collettivo delle possibili soluzioni.
La scuola diventa un sistema di relazioni. E il Sistema evolve verso una comunità di pratiche. Una comunità educante, nel continuo scambio di conoscenze tra docenti e allievi; l’apprendimento è “situato” e sociale: non appartiene più ai singoli, ma è patrimonio posseduto all’interno della cornice più ampia di cui essi fanno parte.
Ora risvegliatevi e pensate alla situazione dei nostri edifici scolastici, delle nostre aule, dei nostri cortili, dei contesti dove sono situate le nostre scuole, alla didattica costretta in spazi e luoghi pensati per l’insegnamento di cento anni fa.
Pensate agli edifici non antisismici, alla mancanza delle certificazioni antincendio e di agibilità, all’assenza di palestere e spazi all’aperto, alle barriere architettoniche.
Pensate.
E capirete che un banco nuovo, per quanto innovativo, per quanto performante, per quanto bello, non potrà risolvere un abbandono che dura, ormai, da troppi anni.
E questo, purtroppo, sembra interessare a pochi.
Settembre e alle porte. Buona scuola a tutti!!!

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