Perché è sempre più diffuso il sentimento di sfiducia verso la Giustizia italiana? Perché l’istituzione che dovrebbe garantire imparzialità e indipendenza, obiettività ed equilibrio si trova spesso ad essere essa stessa biasimata, condannata, criticata proprio da coloro che le hanno affidato il compito di garantirne libertà e democrazia?

Il terzo ordinamento dello Stato è il pilastro su cui si fonda la tutela delle libertà e dei diritti costituzionali eppure ogni tanto finisce nell’occhio del ciclone. Sentenze assurde, procedure non proprio cristalline, omissioni o inquinamenti, indagini lacunose e così via.

Il principio è astratto, si sa, ma chi lo applica no. Chi lo applica è una persona, un essere umano, che può in buona fede tendere all’obiettività, alla terzietà, ma non ne può garantire la riuscita. E quando un giudice diventa un soggetto politico il pericolo di perdere l’indipendenza ideologica è reale e frequente.

Il caso Palamara è l’esempio più recente. Un giudice che interviene nella politica con l’intento di modificarne la legittimità. O almeno è quello che si evince da quanto prolissamente pubblicato dalla stampa nazionale tutta in questi giorni.

Sulla base di quanto emerso dalla vicenda delle intercettazioni telefoniche e messaggistiche , al cittadino comune arriva il messaggio, la sensazione, che un giudice, un istituto come il CSM, un organo giudiziario insomma, possano “derogare” alle loro funzioni quando invadono la politica e che un giudice possa avere preferenze ideologiche – legittime come cittadini, per carità – che possano inficiarne la terzietà, il distacco obiettivo necessario ad amministrare, appunto, la Giustizia.

Peraltro il caso di un Giudice non rispettoso del ruolo che ricopre ricade inevitabilmente su tutta la categoria, dove c’è anche chi ha dato persino la vita per tutelarne i Valori più alti.

Certo, anche il politico ricopre un ruolo istituzionale fondamentale per la democrazia, ma l’azione politica, anch’essa indipendente, ha una prerogativa diversa.

Seppur condannabile, nel politico, l’ingerenza in campi fuori competenza, questa mancanza di rispetto per il ruolo ricoperto non ha lo stesso peso della mancanza da parte di un Giudice.

Ad un giudice è affidata la tutela della società in base alle leggi prodotte dalla politica, la funzione di equilibrio tra gli ordinamenti dello Stato, la custodia dei diritti di tutti i cittadini, la fiducia delle persone nella sua imparzialità.

E come può un cittadino credere nell’imparzialità di una Giustizia quando chi la esercita NON lo è perché politicamente esposto?

 

di Mira Carpineta