TORTORETO – Esattamente un anno fa, in una riunione in Contrada Salino di Tortoreto, come presidente del Movimento Civico Val Vibrata-Monti dell,a Laga e capogruppo di opposizione del Comune di Tortoreto, evidenziavo alle autorità competenti, la Provincia (ai propri delegati), lo stato di grave abbandono in cui versavano alcuni tratti stradali (la Sp8 Fondovalle Salinello, la Sp10 di Cavatassi, la Sp11 di Terrabianca e la Sp5a che collega Corropoli a Tortoreto), fondamentali per la viabilità di Tortoreto, e non solo.

Nonostante le rassicurazioni ricevute, nei mesi successivi poco è stato realizzato, e una parte della Sp8 (per paradosso il tratto più disastrato) è rimasta, si fa per dire, “intatta”.

Nell’imminenza di un’estate che tutti noi avremmo passato in emergenza, ho denunciato lo stato delle cose (lavori interrotti bruscamente, manutenzione mai effettuata, mancata comunicazione alla cittadinanza) e non ho abbassato la guardianeanche a fine agosto, in previsione dei mesi autunnali (quando il meteo èsicuramente meno clemente), perché ognuno assumesse le responsabilità derivantidal ruolo istituzionale e dalle promesse fatte.

Forse “irritato” dalle mie parole, il delegato alla viabilità della Provincia, Lanfranco Cardinale, considerò le mie polemiche “pretestuose”, garantendo, a fine agosto (pochi giorni dopo la mia ultima denuncia), lavori che sarebbero partiti a breve (“I lavori sulle strade provinciali di Tortoreto partiranno nelle prossime settimane (…) I lavori di circa un chilometro e mezzo sul territorio di Tortoreto partiranno in autunno”).

Cardinale ritenne i miei argomenti infondati: è vero e fondato invece che quei lavori mai sarebbero potuti partire, visto che sono stati appaltati solo a metà novembre.

Ad oggi nulla è stato fatto: quindi nessuna gratuità da parte mia, solo la verità delle cose, che per onestà intellettuale qualcuno dovrebbe pur riconoscere.

Mantengo intatta la speranza che la situazione venga risolta nei prossimi mesi (in particolare la Sp8, così trafficata e pericolosa) e chissà che il Giro d’Italia non sia il giusto pretesto.

Domenico Di Matteo