TERAMO – Giovanni Novelli, “il veneziano”, arrivò a Teramo nel mese di ottobre 1938 per partecipare al campionato di Prima Divisione Abruzzese.

Il presidente dell’Interamnia, il prof. Carlo Sartori, aveva propositi di rivalsa, dopo che la società non era stata ammessa al campionato di serie C, ristrutturato in otto giorni invece che cinque. Tuttavia dovette puntare sulla valorizzazione di elementi locali, giovani calciatori teramani che dalla seconda squadra della precedente stagione vennero portati in prima squadra e affidati alla guida tecnica di Gustavo Gay, campione d’Italia nella Provercelli deòl 1920-21 e poi attaccante del Milan e del Bari. Ma tra i teramani c’era un forestiero, che nella stagione precedente aveva giocato nella Castrum di Giulianova, facendo buona impressione.

Aveva il difficile compito di sostituire il portiere Guizzardi, ceduto al Chieti. Nella prima amichevole di pre-campionato, giovedì 3 novembre 1938, fu autore di un’ottima partita e la sua rete restò inviolata nella partita vinta in casa sulla SAF Pescara per 2-0. Nella seconda di pre-campionato, domenica 6 novembre, la sua prestazione non fu da mano contro la sua ex squadra, la Castrum di Giulianova, che però vinse al “Comunale” di Teramo con una rete segnata da Morselli al 29’ della ripresa. Ma il tiro era imparabile. I tifosi storsero il naso, la squadra era debole, dicevano e chiedevano rinforzi. Ma tra i pali “il veneziano” era una sicurezza.

Ci si preparò con ottimismo alla prima partita di campionato, che si sarebbe giocato domenica 20 novembre 1938 contro la seconda squadra dell’Aquila, allenata da Stornelli. Ma due giorni prima, venerdì 18 novembre, il presidente Sartori ricevette una notizia che non avrebbe voluto sentire: Giovanni Novelli, “il veneziano” aveva ricevuto la cartolina precetto del richiamo alle armi. Doveva partire subito. Che cosa di poteva fare? Sartori fece di tutto, telefonò, si mosse, chiese che la partenza del portiere fosse ritardata. Ottenuto un rifiuto, chiese che la partita venisse rinviata e rimandata. Non ci fu nulla da fare. La Federazione rispose che si doveva giocare lo stesso.

Il posto di Novelli lo prese “Pasqualone” Bertazzi, che poi a metà campionato, in coincidenza con l’esonero di Gay e la sua sostituzione con Mario Piselli, dovette cedere il posto a Guido Palucci. Il prof. Sartori accompagnò a Novelli alla stazione e lo vide prendere il treno con rammarico. Aveva puntato su un buon portiere che non disputò una sola partita in campionato. Nella stagione successiva, che finalmente l’A.S. Teramo, che aveva preso il posto dell’Interamnia, giocò in serie C, con la guida tecnica di Giobatta Rebuffo, che sarà nel Venezia qualche anno dopo lo scopritore di Loik e Mazzola, futuri giocatori del Grande Torino, il portiere a cui ci si affidò fu il palermitano Carlo Calò, uno dei tre componenti del famoso trio difensivo Calò-Cellerino-Del Re, il più forte della storia del calcio teramano. E Novelli “il veneziano”?

Tornato a Teramo, alla fine del servizio militare, gli toccò in sorte di essere schierato tra i pali del Teramo al posto di Calò, infortunato, nella partita più difficile, quella contro la Mater Roma, che aveva come centromediano una celebrità, Fulvio Bernardini, ex giocatore della nazionale italiana e in seguito allenatore che vincerà uno scudetto con la Fiorentina e guiderà la nazionale italiana in coppia con Ferruccio Valcareggi. Novelli “il veneziano” contro la celebrità Bernardini. La sua porta quella domenica 16 dicembre 1939 restò inviolata, anche per merito suo, e il Teramo vinse 1-0 con un goal di Trevisanato. Per l’indisponibilità di Calò, Novelli disputò tutte le altre restanti 19 partite di campionato e non fece rimpiangere il palermitano. Fu sfortunato, perché nella memoria dei tifosi teramani, nonostante le sue belle prestazioni, e nonostante egli avesse giocato in quel campionato 19 partite e Calò solo 9, rimase per molti anni non il trio Novelli-Cellerino-Del Re, ma il trio Calò-Cellerino-Del Re, e con la fama di essere il più forte di ogni epoca. Quando la stagione successiva arrivò Pietro Miglio, il trio fu Miglio-Cellerino-Del Re, pure fortissimo, tanto che ancora nel dopoguerra i tifosi teramani ne facevano il nome come fosse uno slogan. I trio ricordati erano, alternativamente, due; Calò-Cellerino-Del Re e Miglio-Cellerino-Del Re. Del trio Novelli-Cellerino-Del Re negli anni ’50 non si ricordava quasi più nessuno.

Nemmeno di Novelli “il veneziano” ci si ricordava poi tanto.