Calcio, la Lega Pro si riunirà il 3 aprile in call conference: che ne sarà del campionato? Altrove “tagliano”

ROMA – “Alla luce della situazione emergenziale che stiamo vivendo si ritiene necessaria una riunione assembleare“. E’ quanto annuncia la Lega Pro la cui riunione assembleare si terrà, in call conference, venerdì 3 aprile 2020 alle ore 11.00.  I lavori della riunione assembleare si svolgeranno secondo il seguente:

  • intervento e comunicazioni del Presidente;
  • considerazioni sullo stato dell’emergenza COVID-19;
  • cosa fare del campionato;
  • interventi sugli stipendi dei tesserati;
  • varie ed eventuali – ANSA –

Intanto il Barcellona, con decisione unilaterale, taglia gli stipendi alla Cantera

ROMA, 28 MAR – Il Barcellona taglia gli stipendi della Cantera (il suo settore giovanile) del 30%, a far data dal 14 marzo e con decisione unilaterale. Il club, scrive ‘As’, ieri ha informato ufficialmente i responsabili. Il provvedimento proseguirà per la durata dello stato di allarme dovuto al coronavirus, che in Spagna sta producendo effetti devastanti.
La decurtazione in busta paga interesserà tutto il personale, sia il Barcellona B sia le due squadre giovanili, A e B. Il Comitato aziendale ha chiarito che lo stipendio di marzo sarà pagato per intero. Il taglio si farà sentire su aprile, pagato a maggio, quando si sommeranno i 17 giorni di marzo. Sono stati i dirigenti del calcio di base a rendere nota la riduzione degli stipendi: Patrick Kluivert, Jordi Roura e Aureli Altamira. Per loro il taglio sarà anche più consistente, arrivando al 50%.
Per molti allenatori, dipendenti e giocatori è un vero colpo, sottolinea ‘As’: nella maggior parte dei casi si tratta di persone con contratti che non superano i 45mila euro lordi l’anno – ANSA –

Calcio: da Francia a Spagna, tagli per evitare crac

ROMA, 28 MAR – Chi non lavora non fa l’amore, cantava Adriano Celentano. E, il più delle volte, perde lo stipendio. Potrebbe presto essere il caso dei calciatori che, nell’epoca del pallone sgonfiato dal coronavirus, dovranno rassegnarsi a vederselo quanto meno decurtare. Se non vanno in campo, né si allenano, perché pagare per intero giocatori che non giocano? Sempre più società in Europa se lo chiedono e
l’invito a “stringere la cinghia” si fa pressante. E non solo nel Vecchio Continente. La Federcalcio uruguaiana, ad esempio, ha “sospeso” a tempo indeterminato tutti i contratti dei suoi dipendenti. Di fatto, licenziati. Dal ct Oscar Tabarez agli amministrativi. Quasi 400 persone. In Australia il campionato si è fermato dopo la prima giornata. E’ stato raggiunto un accordo che prevede tagli fino al 70%. I giocatori riceveranno il 50% degli stipendi a fine maggio e poi solo il 30%, se la sospensione dovesse andare oltre. In Europa, ognuno per proprio conto, si sta cercando la formula più equa. L’Italia ci pensa, ma una vera trattativa deve ancora essere abbozzata. In Francia diversi club hanno già annunciato il ricorso alla “disoccupazione parziale”. Oltralpe i calciatori sono equiparati ai normali lavoratori, non ci sono leggi speciali per lo sport. Campioni o no, se stanno a casa invece che a sudare negli allenamenti, sono pagati di meno. Per il periodo della sosta forzata, il 70% lordo. Nella previdente Svizzera esiste invece una cassa integrazione speciale per i casi in cui un lavoratore debba fermarsi per cause non addebitabili né a lui né al datore. Su questa base molti club hanno adeguato gli stipendi. A Sion, i nove calciatori che hanno rifiutato la cassa integrazione sono stati licenziati. Situazione più fluida in Germania. I giocatori del Borussia Moenchengladbach si sono ridotti volontariamente lo stipendio. Lo stesso hanno fatto quelli dello Schalke. Al Bayern Monaco, Neuer e compagni hanno accettato un taglio del 20%. Soldi che serviranno a pagare gli stipendi degli altri dipendenti. Il Borussia Dortmund sta pensando a una riduzione del 20% dei salari finché la Bundesliga sarà ferma, del 10% se si tornerà a giocare a porte chiuse. In Inghilterra i giocatori sono pronti a sedersi al tavolo delle trattative. Il 3 aprile è in programma una videoconferenza con Premier League e English Football League per discutere la riduzione fino al 50%. Anche il torneo più ricco deve far fronte allo stato di crisi crescente. In Spagna, secondo Paese europeo dopo l’Italia per contagi e decessi, i primi a tagliare (fino al 70%) sono stati Atletico Madrid ed Espanyol, spiegando chiaramente che ne andava della loro sopravvivenza. Ma anche il ricco Barcellona ha chiesto alle sue stelle lo stesso sacrificio. La controproposta è stata del 30%. La trattativa è in corso – ANSA –

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