Il burqa in tempo di coronavirus

Ci torna in mente la controversa ed animata discussione che animava Paesi dell’occidente riguardo alla libertà permessa alle donne, osservanti della legge coranica, di continuare ad indossare il burqa?
La ragione, com’era nota, andava spiegata con la difficoltà che le forze dell’ordine avrebbero incontrato nel riconoscere quelle cittadine.
Ci ricordiamo le posizioni degli avversatori a questa tradizione islamica, sostenitori della tesi per cui mantenere questo indumento avrebbe significato rallentare un percorso di integrazione nella Europa, che avrebbe voluto dire soprattutto l’accettazione dei suoi usi e dei suoi costumi.
Sulle diverse posizioni riguardanti l’uso o meno del burqa oggi non se ne parla quasi più: forse in un momento in cui, per ironia della sorte, sono gli europei costretti ad indossare qualcosa sul viso che ne nasconde i connotati e cioè la mascherina.
Certo, si dirà: ma adesso c’è una emergenza sanitaria e se vengono adottate le mascherine, è per una ragione: si vuole creare un muro di protezione rispetto ad un possibile contagio.
Qualcuno, da una posizione islamica, potrebbe sostenere che gli usi ed i costumi occidentali potrebbero essere contagiosi per le donne di fede musulmana in modo non meno devastante del covid 19.
A questo gli “autoctoni” europei potrebbero rispondere che le disposizioni in materia di identificazione del cittadino L’Europa le ha emanate a suo tempo, ben prima che gli osservanti delle leggi coraniche avessero ritenuto, per i più svariati motivi, di insediarsi in questo continente.
Ne consegue che avendo trovato operative simili leggi, a loro non veniva chiesto altro che di uniformarvisi.
Certamente non sta a me portare a soluzione la questione in merito alla quale si continuerà a discutere ancora a lungo.
Resta il fatto che da un mese a questa parte circa, compaiono lungo le strade italiane, seppure a ranghi ridotti per una forte limitazione imposta, persone con il viso coperto da una mascherina che rende non riconoscibile la fisionomia: la medesima questione per cui veniva sollevata la perplessità in merito al burqa, come indumento lecito da indossare.
Forse il cambiamento d’epoca dovrà riguardare anche una maggiore tolleranza sugli indumenti e sul loro parziale nascondimento del viso, sia per ragioni sanitarie che per motivi etico-religiosi?
Forse la riconoscibilità e conseguente identificazione del cittadino (e della cittadina) andrà a riguardare altre parti del volto, come la pupilla?
In questo caso, indagare sui connotati dei soggetti sarà una prerogativa delle sole forze dell’ordine?
Mi viene un sospetto: vuoi vedere che anche il riconoscimento dei connotati dei malviventi attraverso il vetro con cui i testimoni erano soliti indicare il soggetto, ritenuto come “artefice dell’atto criminale”, sarà “aggiornato”? Beh, forse sto galoppando con la fantasia! Per il momento auguriamoci che la mascherina sia un indumento che verrà indossato lo stretto indispensabile, cioè in un tempo molto circoscritto…perché andrà tutto bene!
Ernesto Albanello

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