Discarica S. Lucia, WWF: Regione avrebbe dovuto chiudere procedimento da tempo. Dov’è la VINCA?  

TERAMO – Riceviamo e pubblichiamo una nota del WWF Teramo in merito all’ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri.

La storia del terzo ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri non ha fine. Dopo 11 anni il Commissario del Consorzio Piomba-Fino sembra ancora non avere le idee chiare sugli impatti ambientali che un ampliamento di 300.000 mc comporterebbe.

La Regione si ostina a tenere aperto un procedimento che si sarebbe dovuto chiudere dopo il parere del suo Comitato VIA espresso il 30 settembre dello scorso anno.

Ma tutta la vicenda dell’ampliamento è incredibile e si basa sulle proroghe che hanno contribuito a creare confusione nel procedimento regionale a tutto vantaggio del Consorzio Piomba-Fino.

Il Consorzio sembra puntare tutta la sua esistenza proprio sull’ampliamento della discarica, non interessandosi delle volontà dei suoi soci (i Comuni) che, al contrario, non hanno alcun interesse a conferire rifiuti in una discarica senza impianti di trattamento: qualora se ne servissero, infatti, dovrebbero far trattare i rifiuti in altri impianti e solo dopo conferire nell’impianto consortile con notevole aggravio dei costi di trasporto. 

Riassumendo la lunga vicenda…

Il 30 settembre 2019 il Comitato VIA della Regione Abruzzo boccia il progetto dell’ampliamento della discarica e invia al Consorzio Piomba-Fino il preavviso di rigetto ai sensi dell’art. 10-bis della Legge n. 241/90 che recita: “Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo… .“

Incredibilmente, il Consorzio, non solo lascia passare i dieci giorni previsti dalla legge senza produrre nulla, ma chiede ancora una proroga e ottiene, con nota dalle Regione Abruzzo del 30 ottobre 2019, ulteriori 90 giorni per svolgere le proprie controdeduzioni.

Già l’inerzia dimostrata dal 2009 (anno dell’apertura della pratica sull’ampliamento) ad oggi sarebbe motivo sufficiente per chiudere la questione, ma nel caso specifico precise previsioni normative avrebbero dovuto spingere la Regione a pronunciarsi in maniera definitiva e negativa.

Non solo! Il 16 gennaio 2020 il Consorzio Piomba-Fino ha inviato le proprie osservazioni al preavviso di rigetto, ma sembra che neppure questi ulteriori 90 giorni siano bastati.

Il Consorzio, infatti, continua ad utilizzare le stesse motivazioni progettuali senza spiegare come intende superare le problematiche ambientali che l’ampliamento provocherebbe e che il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha messo in luce.

Oltretutto, in base alla Direttiva “Habitat”, l’ampliamento della discarica, potendo avere effetti sul vicino Sito di Interesse Comunitario, oggi Zona di Conservazione Speciale, deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) con lo scopo di salvaguardare l’integrità dell’area. Ma dalla lettura della nota del Consorzio del 16 gennaio si evince che non è stato ancora definito lo studio della VINCA che si sarebbe dovuto chiudere in fase progettuale. Dunque il procedimento VINCA, che si conclude con il parere del Comune di Atri, non sembra proprio che sia stato acquisito. 

Come intende procedere ora il Comitato VIA della Regione Abruzzo?

Non può riaprire un procedimento che di fatto è già chiuso. Se la pratica dovesse comunque andare avanti si prospettano dunque ulteriori problemi che, come WWF, evidenzieremo in tutte le sedi, compresa quella giudiziaria. 

WWF, Comune, Riserva regionale dei Calanchi di Atri e Comitato locale hanno già chiesto al presidente Marsilio e all’assessore Campitelli un incontro per affrontare le particolarità di questo procedimento e conoscere definitivamente la posizione della Regione Abruzzo, non solo sull’ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri, ma sull’intero sistema di gestione dei rifiuti abruzzese che sembra davvero vivere da anni una pericolosa situazione di stasi.

Del resto, il Consorzio Piomba-Fino, nelle more della costituzione dell’AGIR, è stato commissariato proprio per avviare la sua definitiva chiusura: perché un Ente destinato a “scomparire” deve decidere del futuro di un territorio e di chi lo abita?

 

Scheda sull’impatto dell’ampliamento.

Le motivazione opposte dal Comitato VIA della Regione Abruzzo alla fine di settembre erano già state evidenziate nelle osservazioni presentate dal WWF Abruzzo e dalla Riserva dei Calanchi di Atri. L’area interessata dal progetto non appare compatibile con iCriteri Localizzativi del Piano Regionale Gestione Rifiuti approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 110/8 del 2 luglio 2018, tanto che lo stesso Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo il 30 settembre 2019 ha espresso parere negativo.

Riassumendo, l’area interessata:

  1. è ricompresa, in parte, tra le aree sottoposte a vincolo idrogeologico e nelle aree di pregio agricolo (zone indicate dai Disciplinari di produzione delle uve destinate alla produzione di vini a IGT “Colli Aprutini” e a DOC “Montepulciano Colline Teramane DOCG”);
  2. è a rischio idrogeologico (in parte in un’area a rischio moderato RI e in un’area a pericolosità elevata P2);
  1. dista solo 400 m dal Sito di Interesse Comunitario, oggi Zona di Conservazione Speciale, “Calanchi di Atri” (codice IT7 120083);
  2. è parzialmente ricompresa nella fascia di rispetto dei 150 m dal Fosso Campratone.

Il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha poi individuato una carenza negli studi idrogeologici e li ha ritenuti “non idonei a dimostrare l’assenza di falda nonché il franco di tre metri dal piano di imposta dei rifiuti rispetto alla massima escursione della falda come indicato nel D.Lgs. 36/2003“.

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