22 marzo giornata mondiale per il diritto umano all'acqua
In Abruzzo se ne disperde oltre il 50% e si evidenziano pesanti deficienze
- La Redazione
PESCARA - L’acqua è un bene ecosistemico, è fonte di vita, elemento primario per la produ-zione di cibo e per una economia non tossica e giusta. L’acqua non può essere usata come arma di guerra come sta avvenendo in molti dei conflitti attuali. Il controllo privatistico e militare di fiumi, laghi, degli acquiferi, delle fonti naturali ed anche di quelle depurate/desalinizzate è un vero e proprio attentato contro l’intera umanità, la natura ed il futuro. L’acqua deve tornare ad essere un elemento di pace tra i popoli.
Nonostante dal 2010 l’acqua sia stata dichiarata Diritto Umano universale, poco si continua a fare in tutto il mondo per garantirne il futuro. Gli investimenti pubblici, cosi come per educazione e sanità, vengono indirizzati sempre più verso energie fossili, nucleari, verso il riarmo o anche finanziando fondi finanziari e multinazionali che non certo hanno a cuore la vita del pianeta e la preservazione del bene ma il suo sfruttamento sul mercato.
Per tutto questo siamo impegnati, insieme agli attori sociali di tutti i continenti, nella preparazione della prossima Conferenza Mondiale sull’acqua dell’Onu. Così come saremo presenti la prossima settimana al Parlamento Europeo per impegnarci affinchè la Direttiva Europa dell’acqua in vigore non venga stravolta dall’abbassa- mento delle tutele, in funzione del via libera a produzioni industriali inquinanti ma ritenute utili nell’ambito di una economia di guerra (vedi Pfas).
Per questo, insieme ai tanti cittadini dei nostri territori d’Abruzzo, continuiamo ad impegnarci nella nostra Regione per la difesa e miglioramento della proprietà e gestione pubblica ma anche per la sua preservazione quali/quantitativa, oltre che per svelare e respingere i costanti i tentativi di vendita delle nostre fonti idriche ad altre Regioni o a privati (vedasi ultimo tentativo di vendita di parte del Tirino).
Nella nostra Regione, nonostante alcune migliorie a macchia di leopardo, le reti sono scarsamente connesse, mancano di adeguati finanziamenti e continuano ad essere fatiscenti disperdendo più del 50%. Non si interviene in merito al Piano di tutela dell’acqua in cui, già dalla sua approvazione 10 anni fa, si evidenziavano pesanti deficienze ed incongruenze, come anche relativamente alla Legge di Salvaguardia delle acque sotterranee per il consumo umano che, dopo aver speso centinaia di migliaia di euro, rimane nei cassetti degli uffici regionali da 17 anni.
È vero che tutti si dichiarano per la difesa della gestione pubblica del bene ma poi le discussioni avvengono più sul numero degli enti di gestione o su beghe clientelari di bassa lega tra i territori che sulle priorità concrete per una gestione oculata, trasparente, efficiente, sostenibile economicamente, socialmente ed ambientalmente. Che si debbano ridurre gli enti di gestione (attualmente 6), in una regione che non supera il milione 300mila abitanti e in cui diseconomie e perdite non sono più accettabili, sembra scontato. Eppure i campanilismi da un lato, le manie di potenza di inciuci bipartisan nell’intenzione di costituire multiutility con rifiuti ed energia, a volte anche l’incompetenza ed il pressapochismo dall’altro, rischiano di farci respingere dall’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti ed Ambiente) i piani di rientro e riorganizzazione, obbligandoci ad andare a gara, quindi consegnandoci al mercato e perdendo la gestione pubblica. Come Foro Abruzzese dell’acqua-Forum H2O lo abbiamo ribadito nei tanti incontri organizzati con i cittadini in tutta la regione, la riorganizzazione del Servizio idrico deve prevedere:
- migliori possibilità di investimenti per ristrutturare le reti idriche, gestioni pubbliche, trasparenti, efficaci e partecipate da chi paghe le bollette, i cittadini quindi;
- una gestione globale delle acque regionali che si basi organizzativamente sui bacini idrici e non su geografie amministrative;
- società pubbliche che si interessino solo ed esclusivamente della gestione dell’acqua bene comune ecosistemico e delle relative iniziative tecniche ed economiche che ne preservino la funzione, la quantità e la qualità nel futuro.
Se la riorganizzazione del servizio idrico dovesse mancare questi obiettivi, il futuro dell’acqua nella nostra Regione sarà oscuro e segnato. È compito non solo delle istituzioni ma dei cittadini, delle forze sociali, sindacali, politiche, dei lavoratori del servizio idrico continuare ad impegnarsi per la difesa di questo bene comune così importante per le nostre vite. Noi continueremo a vigilare e lottare, impegno che portiamo avanti da 25 anni. L’acqua non è una merce, è vita! - FORUM H2O ABRUZZO -